Permesso premio 4-bis: la Cassazione conferma l’applicazione immediata delle nuove norme
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato una questione cruciale per i detenuti condannati per reati di criminalità organizzata: l’applicabilità delle nuove e più severe regole per la concessione del permesso premio 4-bis. Con la sentenza in commento, la Suprema Corte ha stabilito che la disciplina introdotta dal Decreto Legge n. 162 del 2022 si applica immediatamente, anche ai reati commessi prima della sua entrata in vigore, in base al principio tempus regit actum.
I Fatti del Caso
Il caso riguarda un detenuto, condannato per reati ostativi legati alla sua appartenenza a un’associazione di tipo mafioso (Sacra Corona Unita). Durante il suo percorso carcerario, definito ‘esemplare’ dalle stesse relazioni di sintesi, il detenuto aveva intrapreso un’attività di volontariato e una profonda revisione critica del proprio passato, aderendo ai principi religiosi. In questo contesto, presentava un’istanza per ottenere un permesso premio al fine di partecipare a una funzione religiosa.
L’istanza veniva rigettata sia dal Magistrato di Sorveglianza che, in sede di reclamo, dal Tribunale di Sorveglianza. Quest’ultimo, pur riconoscendo il percorso positivo del detenuto, riteneva non sufficientemente dimostrata la ‘recisione dei legami’ con il clan di appartenenza. La Corte di Cassazione, adita una prima volta, annullava con rinvio la decisione, criticandone la logica motivazionale.
Tuttavia, il Tribunale di Sorveglianza, pronunciandosi nuovamente in sede di rinvio, rigettava ancora una volta il reclamo, applicando la nuova e più rigorosa disciplina introdotta nel frattempo dal D.L. n. 162/2022. Secondo il Tribunale, il detenuto non aveva adempiuto ai nuovi oneri di allegazione previsti per dimostrare l’assenza di collegamenti attuali con la criminalità organizzata. Contro questa seconda ordinanza, il detenuto proponeva un nuovo ricorso per Cassazione.
I Motivi del Ricorso e il permesso premio 4-bis
La difesa del ricorrente ha basato la propria impugnazione su due motivi principali:
- Erronea applicazione della legge: Si sosteneva che le modifiche all’art. 4-bis, introdotte dal D.L. n. 162/2022, non potessero applicarsi retroattivamente a reati commessi molto prima della loro entrata in vigore. Secondo la difesa, per i condannati non collaboranti ‘per scelta’, dovrebbero continuare ad applicarsi i principi meno restrittivi elaborati dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 253 del 2019.
- Violazione dei principi di diritto: Il ricorrente lamentava che il Tribunale di rinvio non si fosse conformato ai principi stabiliti dalla precedente sentenza di annullamento della Cassazione e avesse erroneamente interpretato l’onere probatorio a carico del detenuto.
Le Motivazioni della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso infondato, respingendolo e fornendo chiarimenti fondamentali sull’applicazione temporale delle norme in materia di benefici penitenziari.
Il punto centrale della decisione è la distinzione tra istituti che incidono sulla ‘qualità e quantità’ della pena (come le misure alternative alla detenzione) e istituti che rappresentano una ‘mera modalità esecutiva’ della pena stessa. La Corte Costituzionale (sent. n. 32/2020) ha già chiarito che il divieto di retroattività della legge penale più sfavorevole (ius superveniens in peius) si applica solo alla prima categoria.
I permessi premio, secondo la Cassazione, rientrano nella seconda categoria. Essi non modificano la natura della pena, ma ne rappresentano una modalità di esecuzione. Di conseguenza, a essi si applica il principio tempus regit actum (l’atto è regolato dalla legge in vigore al momento in cui viene posto in essere). Ciò significa che la richiesta di permesso premio 4-bis deve essere valutata secondo le norme vigenti al momento della decisione del giudice, anche se più severe di quelle in vigore al tempo della commissione del reato.
La Corte ha inoltre precisato che il principio di ‘non regressione incolpevole del trattamento’, che tutela i progressi rieducativi già raggiunti dal condannato, non è stato violato. Il ricorrente, infatti, non aveva fornito alcuna prova specifica di aver raggiunto, prima dell’entrata in vigore della nuova legge, un grado di rieducazione tale da essere ingiustamente pregiudicato dalla nuova disciplina più rigorosa. La sua argomentazione, basata su un generico rinvio a ‘copiosa documentazione’, è stata ritenuta insufficiente a contrastare la valutazione del Tribunale di Sorveglianza, secondo cui l’onere probatorio non era stato assolto.
Le Conclusioni
La sentenza consolida un importante principio: le nuove, più stringenti, condizioni per accedere al permesso premio 4-bis per i condannati per reati ostativi non collaboranti sono immediatamente applicabili a tutte le istanze presentate dopo l’entrata in vigore del D.L. n. 162/2022, a prescindere dalla data di commissione del reato. La natura di modalità esecutiva della pena sottrae il permesso premio al divieto di retroattività sfavorevole, assoggettandolo al principio tempus regit actum. Questa decisione ribadisce l’onere significativo che grava sul detenuto di fornire elementi di prova specifici e concreti per dimostrare in modo inequivocabile l’interruzione di ogni legame con l’ambiente criminale di provenienza.
Le nuove regole più severe per il permesso premio, introdotte nel 2022, si applicano anche a chi ha commesso il reato prima di tale data?
Sì. La Corte di Cassazione ha stabilito che le nuove norme si applicano immediatamente a tutte le richieste esaminate dopo la loro entrata in vigore, perché il permesso premio è considerato una modalità di esecuzione della pena e non un cambiamento della pena stessa. Pertanto, vale il principio ‘tempus regit actum’ (la legge del momento).
Quale principio giuridico regola l’applicazione delle nuove leggi sui permessi premio?
Il principio applicabile è il ‘tempus regit actum’, secondo cui un atto è regolato dalla legge in vigore al momento della sua valutazione. Non si applica, in questo caso, il divieto di retroattività della legge più sfavorevole, poiché non si tratta di una modifica della qualità o quantità della pena.
Cosa deve dimostrare un detenuto per reati di mafia non collaborante per ottenere un permesso premio secondo le nuove norme?
Il detenuto ha l’onere di indicare fatti e circostanze specifici e rilevanti che dimostrino in modo concreto l’esclusione dell’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata e del pericolo di un loro ripristino. Un generico riferimento a un buon percorso carcerario o a documentazione non specifica non è sufficiente a superare la presunzione di pericolosità.