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Condono Edilizio: No all’Amnestia Frazionata

Un proprietario immobiliare ha impugnato un’ordinanza che confermava la demolizione di un edificio abusivo, sostenendo la validità di diverse istanze di condono edilizio presentate nel tempo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che frazionare le domande di sanatoria per un unico immobile e realizzare ulteriori ampliamenti dopo la richiesta di condono rende le istanze illegittime. La Corte ha confermato l’ordine di demolizione, sottolineando anche la pericolosità dell’edificio, situato in un’area a elevato rischio di frana.

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Pubblicato il 4 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 38445 Anno 2025 (Cass. pen. sez. 3 n. 38445/2025)

Condono Edilizio Frazionato e Ampliamenti Abusivi: la Cassazione Conferma la Demolizione

La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha ribadito principi fondamentali in materia di condono edilizio, respingendo il ricorso di un cittadino contro un ordine di demolizione. La decisione chiarisce che non è possibile sanare un immobile abusivo attraverso domande di condono frazionate né proseguire con ulteriori lavori dopo la presentazione dell’istanza. Questa pronuncia offre importanti spunti sulla rigidità con cui la giurisprudenza interpreta le norme sulla sanatoria degli abusi edilizi, soprattutto quando è in gioco la sicurezza pubblica.

I Fatti del Caso: Un Abuso Edilizio Progressivo

Il caso riguarda un immobile costruito abusivamente e ampliato in più fasi nel corso degli anni. Inizialmente, il proprietario aveva presentato una prima istanza di condono ai sensi della Legge n. 47/1985 per la parte di edificio realizzata prima del 1983. Successivamente, per gli ampliamenti eseguiti prima del 1993, erano state presentate altre due istanze di condono, questa volta ai sensi della Legge n. 724/1994, dal proprietario stesso e dalle sue figlie. Nonostante ciò, l’immobile era stato ulteriormente ampliato anche dopo il 1995.

Il Tribunale, in qualità di giudice dell’esecuzione, aveva rigettato la richiesta di revoca dell’ordine di demolizione. Il proprietario ha quindi presentato ricorso in Cassazione, lamentando un’errata valutazione dei fatti e una contraddittorietà nella motivazione del provvedimento.

Il Ricorso in Cassazione: I Motivi dell’Opposizione alla Demolizione

A sostegno del suo ricorso, il ricorrente ha dedotto diversi motivi, tra cui:

  1. Contraddittorietà della motivazione: Il Tribunale avrebbe erroneamente classificato l’immobile come a demolizione prioritaria per rischio frana, pur riconoscendo l’assenza di un pericolo immediato sulla base di una relazione geologica.
  2. Travisamento del fatto: La volumetria complessiva delle opere soggette al secondo condono sarebbe stata calcolata erroneamente, superando il limite di 750 mc, mentre in realtà sarebbe stata inferiore.
  3. Errata applicazione delle norme: Le diverse istanze di condono, basate su leggi diverse, avrebbero dovuto essere valutate autonomamente, senza sommare le volumetrie.
  4. Irrilevanza degli ampliamenti successivi: La realizzazione di nuovi interventi non avrebbe dovuto pregiudicare la procedibilità delle precedenti istanze di condono.

L’Analisi della Corte sul condono edilizio

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato, confermando la decisione del Tribunale con argomentazioni chiare e rigorose.

Il Principio del Divieto di Frazionamento

I giudici hanno ribadito un principio consolidato: non è ammissibile il condono edilizio di una costruzione quando la richiesta di sanatoria viene presentata frazionando artificiosamente l’unità immobiliare in plurimi interventi. È considerato un espediente illecito denunciare la realizzazione di opere separate quando queste sono funzionali a creare un unico manufatto. L’edificio deve essere considerato nel suo complesso.

Il Superamento dei Limiti Volumetrici e gli Ampliamenti Successivi

La Corte ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale sul superamento del limite volumetrico previsto per il secondo condono (L. 724/94). Ma il punto cruciale è un altro: aver realizzato ulteriori ampliamenti dopo la presentazione delle istanze di condono del 1995 costituisce una “ripetizione dell’abuso”. Questo comportamento modifica sostanzialmente l’immobile oggetto della sanatoria, rendendolo diverso da quello “fotografato” dalla legge al momento della richiesta. Di conseguenza, il condono concesso sarebbe illegittimo perché relativo a un bene con caratteristiche volumetriche diverse e maggiori rispetto a quelle dichiarate.

Il Rischio Idrogeologico come Priorità Assoluta

Infine, la Corte ha confermato la correttezza della decisione di considerare la demolizione come prioritaria. L’immobile, infatti, ricade in una zona classificata a rischio elevato di frana (R3) dal Piano di Assetto Idrogeologico (PSAI). In tali aree vige un divieto assoluto di nuove costruzioni o modifiche dello stato dei luoghi. La presenza di un tale vincolo, finalizzato a proteggere la pubblica e privata incolumità, giustifica pienamente la demolizione prioritaria e osta a qualsiasi possibilità di sanatoria.

Le Motivazioni della Decisione

La sentenza si fonda su una logica ferrea: il condono edilizio è un beneficio eccezionale che non può essere strumentalizzato per legalizzare abusi perpetrati nel tempo. La Corte ha chiarito che la prosecuzione dei lavori su un manufatto abusivo dopo la scadenza del termine per il condono integra un nuovo reato e preclude la possibilità di sanare l’opera. L’ordine di demolizione, in questi casi, si estende legittimamente all’intero immobile, comprensivo sia delle parti oggetto della richiesta di sanatoria originaria sia degli ampliamenti successivi. La valutazione unitaria dell’abuso e la prevalenza della tutela del territorio e della sicurezza pubblica sono i pilastri su cui si regge la decisione.

Le Conclusioni

Questa pronuncia della Cassazione rappresenta un monito importante per chi intende avvalersi degli strumenti di sanatoria edilizia. La Corte ha ribadito che non sono ammessi sotterfugi, come il frazionamento delle istanze o la continuazione dei lavori abusivi. Qualsiasi alterazione dell’immobile successiva alla domanda di condono ne compromette irrimediabilmente l’esito. Inoltre, la sentenza sottolinea come la localizzazione in aree a rischio idrogeologico costituisca un ostacolo insormontabile alla sanatoria e un fattore determinante per accelerare l’esecuzione delle demolizioni.

È possibile ottenere un condono edilizio presentando più domande separate per parti diverse di un unico edificio?
No, la Corte ha stabilito che è un espediente illecito frazionare la richiesta di sanatoria per un’unica costruzione. L’immobile va valutato nella sua interezza e funzionalità, e la presentazione di plurime istanze per quello che è un unico manufatto è illegittima.

Cosa succede se, dopo aver presentato una domanda di condono edilizio, si realizzano ulteriori ampliamenti abusivi?
La realizzazione di nuovi interventi abusivi dopo la domanda di condono costituisce una nuova condotta illecita, rende illegittimo il condono eventualmente rilasciato e fa sì che l’ordine di demolizione si estenda all’intero manufatto, poiché l’opera risulta diversa da quella per cui era stata chiesta la sanatoria.

La localizzazione di un immobile in un’area a rischio frana influisce sulla possibilità di condono e sulla priorità della demolizione?
Sì, la Corte ha confermato che la costruzione in un’area a rischio elevato di frana (zona R3) rende l’immobile soggetto a demolizione prioritaria per tutelare la pubblica e privata incolumità. Tale vincolo, inoltre, può costituire un ostacolo insormontabile alla concessione della sanatoria.

Termini giuridici

Condono edilizio
Una procedura straordinaria prevista dalla legge che permette di sanare, a determinate condizioni, costruzioni realizzate senza le necessarie autorizzazioni.
Ordine di demolizione
Un provvedimento emesso da un'autorità giudiziaria o amministrativa che impone la distruzione di un'opera costruita illegalmente.
Travisamento del fatto
Un vizio della motivazione di una sentenza che si verifica quando il giudice fonda la sua decisione su un fatto che in realtà non esiste o è stato percepito in modo errato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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