Inammissibilità del ricorso: la specificità dei motivi è essenziale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44054 del 2024, ha riaffermato un principio fondamentale del diritto processuale penale: l’inammissibilità del ricorso quando i motivi addotti sono generici e non specificamente correlati alla decisione impugnata. Questo caso offre uno spunto cruciale per comprendere l’importanza di redigere atti di impugnazione chiari, precisi e pertinenti.
I fatti del processo e la decisione del Tribunale del Riesame
Il procedimento ha origine da un’ordinanza del GIP del Tribunale di Palermo, che applicava la misura della custodia cautelare in carcere a un soggetto indagato per reati gravi, tra cui associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti (artt. 73 e 74 del DPR 309/90).
L’indagato, tramite il suo difensore, aveva presentato una richiesta di riesame al Tribunale di Palermo, contestando la validità della misura. Tuttavia, il tribunale del riesame aveva rigettato la richiesta, confermando la detenzione in carcere. Contro questa decisione, la difesa ha proposto ricorso per cassazione.
L’inammissibilità del ricorso in Cassazione: i motivi dell’imputato
L’imputato ha basato il suo ricorso su tre motivi principali, poi ricondotti a due macro-aree di censura:
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Violazione di legge e vizio di motivazione sulla sussistenza dell’associazione criminale: La difesa sosteneva che mancasse un quadro indiziario solido per configurare il reato associativo. Secondo il ricorrente, gli elementi a carico si basavano su mere supposizioni e intuizioni degli inquirenti, senza prove concrete di una stabilità operativa e di una struttura duratura del gruppo. Le conversazioni intercettate sarebbero state frammentarie e non univoche.
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Violazione di legge e vizio di motivazione sulle esigenze cautelari: Si contestava la concretezza e l’attualità delle esigenze cautelari, dato che erano trascorsi tre anni dai fatti. La difesa lamentava che il tribunale avesse applicato la presunzione di pericolosità prevista dall’art. 275, comma 3, cod. proc. pen. senza valutare elementi favorevoli all’indagato, come la presenza di un solo precedente penale risalente al 2021.
Le motivazioni della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha dichiarato entrambi i motivi inammissibili, fornendo una chiara lezione sulla tecnica di redazione dei ricorsi.
Per quanto riguarda il primo motivo, la Corte ha osservato che il ricorrente si era limitato a una “congerie di richiami giurisprudenziali” generici e assertivi, senza impegnarsi in una critica puntuale e specifica dei passaggi motivazionali della decisione impugnata. In altre parole, non è sufficiente contestare genericamente la ricostruzione dei fatti; è necessario, invece, individuare con precisione le lacune o le illogicità del ragionamento del giudice del riesame. Il ricorso mancava della “necessaria correlazione con le ragioni poste a fondamento del provvedimento impugnato”, requisito essenziale per la sua ammissibilità.
Anche il secondo motivo è stato giudicato inammissibile per ragioni analoghe. La Corte ha ritenuto che le argomentazioni della difesa fossero semplici “mere asserzioni” contrapposte a una motivazione organica e congrua del tribunale. Quest’ultimo aveva correttamente valorizzato la presunzione di pericolosità, e la difesa non aveva fornito elementi specifici e concreti in grado di scardinare tale valutazione. L’evocazione di un unico precedente penale, senza ulteriori specificazioni, è stata considerata insufficiente a dimostrare un’errata valutazione da parte del giudice.
Le conclusioni: le conseguenze della genericità del ricorso
La decisione della Cassazione sottolinea che l’inammissibilità del ricorso non è una mera formalità, ma la conseguenza diretta di un’impugnazione che non rispetta il requisito della specificità. Un ricorso efficace deve dialogare criticamente con la decisione che contesta, evidenziandone i vizi logico-giuridici in modo puntuale.
Le conseguenze pratiche sono severe: il ricorso non viene esaminato nel merito e il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali. Inoltre, come in questo caso, viene disposta la condanna al pagamento di una somma in favore della Cassa delle Ammende (qui quantificata in 3.000 euro) quando si ritiene che l’impugnazione sia stata presentata con colpa, ovvero senza una seria probabilità di accoglimento. Questa sentenza serve quindi da monito: la giustizia non può essere attivata con argomentazioni vaghe o pretestuose, ma richiede un approccio tecnico, rigoroso e pertinente.
Perché un ricorso per cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando i motivi presentati sono generici, assertivi e non si correlano specificamente con le ragioni del provvedimento impugnato. Non basta elencare principi di diritto, ma è necessario indicare con chiarezza e precisione i punti della decisione che si ritengono errati e perché.
Cosa significa che i motivi del ricorso devono essere ‘specifici’?
Significa che il ricorrente ha l’onere non solo di indicare le censure che intende muovere, ma anche di specificare in modo chiaro gli elementi di fatto e di diritto che le sostengono, consentendo al giudice di individuare esattamente i rilievi mossi senza doverli dedurre o interpretare.
Quali sono le conseguenze per chi presenta un ricorso inammissibile?
Oltre a non ottenere una revisione della decisione nel merito, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro, in questo caso 3.000 euro, in favore della Cassa delle Ammende, a titolo di sanzione per aver attivato inutilmente la giustizia.