L’ordinanza della Corte di Cassazione, Sezione Penale, fornisce un chiaro esempio delle conseguenze che derivano dalla presentazione di un’impugnazione priva dei requisiti di legge. In questo caso, l’inammissibilità del ricorso non solo ha precluso l’esame nel merito della vicenda, ma ha anche comportato significative conseguenze economiche per il proponente. Analizziamo la decisione per comprendere meglio i principi applicati.
I Fatti del Processo
La vicenda trae origine da un ricorso presentato alla Suprema Corte di Cassazione avverso una sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Venezia in data 27 giugno 2024. Il ricorrente, un cittadino nato nel 1970, contestava la decisione del giudice di secondo grado, sperando di ottenere una riforma della pronuncia a lui sfavorevole. Il caso è stato quindi assegnato alla Settima Sezione Penale per la valutazione preliminare.
La Decisione della Corte e l’Inammissibilità del Ricorso
Dopo aver ricevuto il ricorso e aver dato avviso alle parti coinvolte, la Corte di Cassazione si è riunita in camera di consiglio. All’esito dell’udienza, presieduta dal Presidente Giorgio Fidelbo e con la relazione del Consigliere Federica Tondin, i giudici hanno emesso un’ordinanza con cui hanno dichiarato l’inammissibilità del ricorso.
Questa pronuncia impedisce alla Corte di entrare nel vivo della questione e di valutare se le doglianze del ricorrente fossero fondate o meno. La declaratoria di inammissibilità è una decisione di carattere procedurale che accerta la mancanza di uno dei presupposti o requisiti richiesti dalla legge per poter esaminare l’impugnazione.
Le Conseguenze Economiche Previste dalla Legge
La dichiarazione di inammissibilità non è priva di effetti. L’articolo 616 del Codice di Procedura Penale stabilisce chiaramente le conseguenze per la parte privata il cui ricorso viene dichiarato inammissibile. In applicazione di tale norma, la Corte ha condannato il ricorrente a due specifiche sanzioni economiche:
- Il pagamento delle spese processuali.
- Il versamento di una somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Questa sanzione pecuniaria ha una duplice funzione: da un lato, scoraggiare la presentazione di ricorsi palesemente infondati o proposti senza il rispetto delle forme previste; dall’altro, contribuire al finanziamento della Cassa delle ammende, ente destinato a supportare progetti di recupero per i detenuti.
Le Motivazioni
Sebbene il testo dell’ordinanza sia sintetico, le motivazioni della decisione risiedono implicitamente nella natura stessa della pronuncia. La Corte ha rilevato che il ricorso non superava il vaglio preliminare di ammissibilità. Le ragioni possono essere molteplici e non sono esplicitate nel breve estratto: potrebbero riguardare la tardività dell’impugnazione, la mancanza di motivi specifici richiesti dalla legge, o la proposizione di censure che non possono essere fatte valere in sede di legittimità.
La motivazione principale della condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria è, quindi, una diretta e automatica conseguenza legale della declaratoria di inammissibilità del ricorso, come espressamente previsto dall’art. 616 del codice di procedura penale. La Corte non ha fatto altro che applicare la legge, ritenendo che la presentazione di un ricorso inammissibile non possa gravare sulla collettività e debba comportare una sanzione per chi ha attivato inutilmente il sistema giudiziario.
Le Conclusioni
Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale del nostro ordinamento processuale: l’accesso alla giustizia, specialmente in sede di legittimità, è subordinato al rispetto di precise regole formali e sostanziali. La presentazione di un ricorso in Cassazione è un atto che richiede massima perizia tecnica, poiché un errore può portare a una declaratoria di inammissibilità. Le conseguenze, come dimostra questo caso, non sono solo la mancata revisione della sentenza impugnata, ma anche un esborso economico non trascurabile. La decisione serve da monito sull’importanza di valutare attentamente i presupposti di un’impugnazione prima di adire la Suprema Corte.
Cosa accade quando un ricorso in Cassazione è dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, la Corte di Cassazione non entra nel merito della questione. Di conseguenza, il ricorrente viene condannato, come previsto dall’art. 616 c.p.p., al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Qual è l’importo della sanzione pecuniaria inflitta in questo caso?
In questa specifica ordinanza, la Corte di Cassazione ha condannato il ricorrente al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, oltre al pagamento delle spese del procedimento.
Quale norma disciplina le conseguenze dell’inammissibilità di un ricorso?
Le conseguenze sono disciplinate dall’articolo 616 del Codice di Procedura Penale. Questa norma stabilisce che la parte privata che ha proposto un ricorso dichiarato inammissibile debba essere condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma a titolo di sanzione pecuniaria.