Il mancato versamento dell’IMU su beni demaniali nel mercato rionale
Un ente comunale ha richiesto il pagamento di ICI e IMU a una società di gestione per vari locali di un mercato pubblico. La società concessionaria non aveva versato le imposte richieste per più annualità consecutive. Il Comune ha quindi notificato formali avvisi di accertamento per recuperare il tributo evaso.
L’impresa ha impugnato tali richieste contestando la debenza delle somme. Secondo la tesi difensiva dell’azienda, una parte consistente della struttura mercatale era rimasta sotto la gestione diretta dell’amministrazione comunale. Inoltre, la società sosteneva di aver ceduto in subconcessione a un’altra impresa commerciale una specifica porzione dell’immobile. Di conseguenza, il debito fiscale per quella specifica unità doveva gravare unicamente sulla società subentrata nell’utilizzo quotidiano degli spazi.
La decisione della Cassazione a favore dell’amministrazione locale
I giudici di legittimità hanno respinto tutti i motivi di ricorso presentati dalla società concessionaria. La Corte ha confermato la piena legittimità degli avvisi di accertamento emessi dal Comune.
Il provvedimento stabilisce una soccombenza totale per l’impresa privata. La società dovrà pagare l’intero importo delle imposte comunali contestate negli atti impositivi. Il collegio giudicante ha altresì condannato la ricorrente a rimborsare al Comune undicimila euro di spese legali, oltre agli oneri accessori e al raddoppio del contributo unificato per l’impugnazione respinta.
Perché l’omessa dichiarazione tributaria mantiene il debito sul concessionario
La normativa individua nel concessionario di beni demaniali il debitore d’imposta per tutti gli immobili affidati. In astratto, il passaggio della gestione a un subconcessionario trasferisce anche l’onere tributario su quest’ultimo per l’intera durata del rapporto. Tale principio opera però a una condizione formale imprescindibile.
Il concessionario principale deve comunicare tempestivamente la modifica soggettiva tramite apposita dichiarazione tributaria di variazione. La totale assenza di questa segnalazione preclude al contribuente di eccepire il proprio difetto di legittimazione passiva (cioè l’estraneità al debito tributario). L’ente creditore non è tenuto a svolgere indagini autonome sui contratti interni stipulati tra privati. L’omissione informativa lascia l’originario concessionario come unico interlocutore responsabile verso le casse cittadine per i cespiti registrati.
I controlli preventivi per chi concede o riceve in uso immobili pubblici
Le aziende che operano in convenzione con la pubblica amministrazione devono monitorare con rigore le comunicazioni catastali e fiscali. Il semplice subentro materiale di un terzo utilizzatore non esonera chi ha firmato la convenzione originaria. Gli accordi contrattuali di subconcessione restano inefficaci verso il fisco locale in assenza delle dichiarazioni prescritte dalla legge.
I concessionari di beni pubblici devono presentare puntualmente le dichiarazioni IMU per ogni variazione soggettiva o oggettiva intervenuta. In caso contrario, l’ente locale pretenderà legittimamente l’intero tributo dal titolare primario della concessione, con applicazione di sanzioni per omesso versamento e interessi moratori.
Chi deve pagare le imposte comunali in caso di concessione di aree pubbliche?
La legge individua il concessionario del bene demaniale come soggetto passivo obbligato a pagare l’imposta comunale per tutta la durata della concessione.
Cosa accade se il bene pubblico viene concesso in subconcessione a un’altra impresa?
Il subconcessionario diventa il soggetto tenuto al tributo solo se il concessionario presenta al Comune la preventiva dichiarazione di variazione fiscale.
La mancanza della dichiarazione di variazione quali rischi comporta per il concessionario?
Il concessionario originario resta l’unico debitore verso il Comune e non può difendersi scaricando l’onere tributario sul subconcessionario.