LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Pegno su azioni e IVA di gruppo: il controllo resta al socio

L’Agenzia delle Entrate contestava l’adesione al regime della liquidazione dell’IVA di gruppo di una società controllata. La società controllante aveva dato in pegno a un istituto di credito l’intero pacchetto azionario. Il Fisco riteneva venuto meno il requisito del controllo societario a causa dello spossessamento dei titoli. La società contribuente dimostrava invece l’esistenza di un patto con la banca che le riservava il concreto esercizio del diritto di voto assembleare per oltre undici anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’amministrazione finanziaria. I giudici hanno chiarito che il pegno azionario non esclude la liquidazione unitaria se la capogruppo mantiene ed esercita effettivamente il voto.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 12 ottobre 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 26251 Anno 2026 (Cass. civ. sez. 5 n. 26251/2026)

Principio di diritto Il pegno delle azioni della società controllata concesso dalla controllante ad un terzo non esclude il regime speciale dell'IVA di gruppo se la controllante continua ad esercitare liberamente e sostanzialmente il diritto di voto in assemblea in virtù di un accordo con il creditore.

Il pegno azionario e la validità dell’IVA di gruppo

L’amministrazione finanziaria contesta spesso i vantaggi fiscali dei gruppi societari quando emergono vicende di credito che coinvolgono le partecipazioni sociali. La procedura della liquidazione dell’IVA di gruppo consente la compensazione delle posizioni a debito e a credito tra capogruppo e controllate. Questa agevolazione richiede tuttavia un effettivo legame di controllo societario fin dall’anno precedente. Il problema sorge quando la capogruppo costituisce in pegno le azioni della controllata a garanzia di un debito verso una banca. La consegna materiale dei titoli al creditore fa temere la perdita del controllo e il disconoscimento dei benefici fiscali.

La contestazione fiscale per il pegno delle quote alla banca

L’Agenzia delle Entrate ha notificato due avvisi di accertamento a una società controllata per recuperare l’imposta sul valore aggiunto di due annualità. L’ufficio ha inoltre irrogato le relative sanzioni pecuniarie. Secondo l’amministrazione, la società aveva applicato illegittimamente il regime agevolato di compensazione. La controllante deteneva il cento per cento delle azioni ordinarie, ma aveva concesso in pegno l’intero pacchetto azionario a un istituto bancario molti anni prima. Il Fisco riteneva che il creditore pignoratizio avesse acquisito automaticamente il diritto di voto e il controllo societario. La cessione della disponibilità materiale dei titoli avrebbe quindi interrotto il rapporto di subordinazione necessario per legge.

La decisione della Cassazione sulla continuità del controllo

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, confermando l’annullamento delle richieste impositive. I giudici di legittimità hanno riconosciuto la piena spettanza dell’agevolazione fiscale alla società controllata. La vicenda ha chiarito che il pegno non determina automaticamente la perdita del legame di gruppo se sussistono accordi specifici tra le parti. Nel caso esaminato, un accordo esplicito consentiva alla capogruppo di esercitare regolarmente e liberamente il voto in assemblea. La banca creditrice poteva intervenire soltanto per deliberazioni capaci di pregiudicare le sue garanzie economiche. La controllante ha guidato l’assemblea ininterrottamente per oltre un decennio.

Il primato della sostanza economica sul vincolo formale

I magistrati hanno fondato la loro decisione sulla nozione comunitaria di controllo fiscale. La disciplina unionale valorizza l’esistenza di vincoli economici, finanziari e organizzativi stabili, evitando formalismi rigidi. Nel diritto societario il pegno attribuisce ordinariamente il voto al creditore, ma la legge consente accordi derogatori che lasciano tale facoltà al socio debitore. La normativa tributaria esclude dal calcolo del controllo le quote prive di voto, dimostrando che conta la concreta capacità deliberativa. Il possesso materiale dell’azione cede il passo all’effettivo esercizio della volontà societaria. Chi mantiene la parola decisiva nelle decisioni ordinarie della società controllata non perde il controllo fiscale.

Cosa devono fare le imprese con quote societarie in pegno

Le imprese che utilizzano la compensazione fiscale di gruppo devono documentare con estrema precisione i rapporti con gli istituti di credito finanziatori. Il contratto di finanziamento e l’atto di pegno devono contenere clausole chiare sull’attribuzione e sull’esercizio del diritto di voto. La capogruppo deve conservare i verbali delle assemblee societarie che attestano la sua costante partecipazione alle decisioni operative. La presenza di deleghe fisse o patti di riserva del voto protegge il gruppo societario dalle contestazioni fiscali. In caso di verifica tributaria, l’azienda può provare la reale continuità gestionale e salvare la compensazione d’imposta già operata.

La concessione di azioni in pegno a una banca fa decadere il regime di gruppo IVA?
No, se la società controllante ha pattuito con la banca di mantenere ed esercitare effettivamente il diritto di voto in assemblea.

Chi esercita di regola il diritto di voto quando le quote sono in pegno?
In assenza di accordi diversi il diritto di voto spetta al creditore pignoratizio, ma le parti possono concordare liberamente che il voto rimanga al socio.

Quale prova serve all’azienda per difendere la compensazione IVA del gruppo?
Serve dimostrare l’esistenza di un accordo scritto con il creditore e la prova dell’effettiva partecipazione e votazione del socio nelle assemblee ordinarie.

Termini giuridici

Spossessamento
Perdita della materiale disponibilità di un bene mobile o di un titolo a seguito della costituzione di una garanzia.
Vizio di sussunzione
Errore commesso dal giudice quando inquadra un fatto concreto nella norma di legge sbagliata.
Soggetto passivo
Persona fisica o giuridica obbligata per legge ad adempiere agli obblighi fiscali e a versare l'imposta.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)