Definizione
L'atto di privare qualcuno del possesso di un bene.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 90 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 38% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 22%
- Rigettato 32%
- Inammissibile 38%
- Estinto 2%
- Altro 6%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 534%
- Civile Sez. 134%
- Penale Sez. 732%
Precedenti più richiamati
- Cass. 5435/2018in 8 provvedimenti
- Corte cost. 248/2014in 3 provvedimenti
- Cass. 7477/2020in 4 provvedimenti
- Cass. 47299/2021in 3 provvedimenti
- Cass. S.U. 45936/2019in 7 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Una società subisce la dichiarazione di fallimento il 26 gennaio 2012. Il 31 gennaio 2012 affluiscono sui suoi conti bancari bonifici e versamenti per quasi un milione di euro. La sentenza viene iscritta nel Registro delle Imprese solo il 20 febbraio 2012. La banca trattiene le somme, sostenendo che gli effetti verso i terzi decorrano unicamente dall'iscrizione camerale. La Curatela promuove azione per far valere l'inefficacia dei pagamenti eseguiti dopo il fallimento. La Corte di Cassazione conferma la condanna dell'istituto di credito a restituire l'intero importo. I giudici chiariscono che i creditori non sono considerabili terzi estranei, pertanto l'inefficacia scatta retroattivamente dalla data di pubblicazione della sentenza di apertura del concorso.
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Due imputati hanno sottratto con violenza e minacce il portafoglio a un uomo. Il giorno seguente, in un altro luogo, hanno preteso dalla stessa vittima la consegna di cinquemila euro. I giudici di merito hanno condannato entrambi per rapina consumata e tentata estorsione. I responsabili hanno proposto ricorso per ottenere la qualificazione dei fatti in un solo delitto e il riconoscimento delle attenuanti per lieve entità e risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito la differenza tra rapina ed estorsione: la prima comporta la sottrazione immediata della cosa, mentre la seconda piega la volontà della vittima per costringerla alla consegna del bene.
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L'Agenzia delle Entrate contestava l'adesione al regime della liquidazione dell'IVA di gruppo di una società controllata. La società controllante aveva dato in pegno a un istituto di credito l'intero pacchetto azionario. Il Fisco riteneva venuto meno il requisito del controllo societario a causa dello spossessamento dei titoli. La società contribuente dimostrava invece l'esistenza di un patto con la banca che le riservava il concreto esercizio del diritto di voto assembleare per oltre undici anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici hanno chiarito che il pegno azionario non esclude la liquidazione unitaria se la capogruppo mantiene ed esercita effettivamente il voto.
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Gli amministratori di una società dichiarata insolvente continuavano clandestinamente l'attività produttiva di calzature impiegando i macchinari aziendali affidati in custodia. Le forze dell'ordine hanno sequestrato l'opificio, i semilavorati e la merce formalmente intestata a due società schermo create da stretti familiari. Gli indagati hanno proposto ricorso sostenendo la liceità dell'uso dei beni e l'assenza di danno patrimoniale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi confermando il sequestro preventivo per bancarotta fraudolenta patrimoniale. I giudici hanno chiarito che l'ex amministratore non ha legittimazione a impugnare il sequestro sui beni dell'impresa fallita, potere spettante solo alla curatela, e che i beni delle società terze costituivano mero strumento e provento dell'illecita prosecuzione dell'impresa a danno del ceto creditorio.
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Una società fortemente indebitata verso il fisco per oltre ottantaquattro milioni di euro ha venduto un consistente compendio immobiliare a un'altra impresa riconducibile al medesimo gruppo. L'ente di riscossione ha promosso l'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la vendita. Durante il giudizio di secondo grado la venditrice è fallita e il curatore è subentrato nella causa a tutela dell'intera massa dei creditori. L'acquirente ha contestato l'intervento della curatela e la decisione di merito. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso dell'acquirente, confermando l'inefficacia dell'atto di vendita e la legittimità del subentro del curatore.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Ricorrente per il reato di rapina impropria consumata. Il Ricorrente aveva sottratto capi di abbigliamento da un negozio e, per assicurarsi la fuga, aveva usato violenza contro un dipendente. La difesa sosteneva si trattasse di rapina tentata, poiché la merce era sotto sorveglianza e il Ricorrente era stato bloccato subito dopo. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribadito che la rapina impropria è consumata quando alla sottrazione segue la violenza, anche se il ladro non ha avuto piena e autonoma disponibilità del bene. La violenza impedisce al proprietario di recuperare il bene, rendendo il reato completo.
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Un Individuo aveva realizzato lavori edilizi senza permessi su un'area, in parte demaniale e in parte privata, che gli è stata sequestrata in via preventiva. L'Individuo ha presentato un ricorso di riesame contro il sequestro, ma il Tribunale lo ha dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che l'Individuo non aveva alcun diritto di proprietà o di godimento sull'area. Per questo motivo, mancava un interesse concreto e attuale a chiedere la restituzione del bene. L'inammissibilità ricorso sequestro preventivo è stata quindi confermata.
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La Cassazione ha annullato un sequestro preventivo di 2.254 euro disposto su fondi della curatela di un fallimento. La somma era stata accreditata sul conto della curatela dopo la dichiarazione di fallimento, derivante dalla vendita telematica di beni. Il sequestro era legato a un reato tributario commesso dall'ex amministratore. La Corte ha stabilito che, una volta dichiarato il fallimento, il patrimonio (massa fallimentare) è destinato ai creditori e non può essere oggetto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, poiché i beni non sono più nella disponibilità dell'autore del reato. Il principio di `sequestro preventivo e fallimento` vede prevalere la tutela dei creditori.
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Un Lavoratore è stato condannato per furto con strappo dopo aver sottratto un telefono cellulare strappandolo di mano alla Persona Offesa. La difesa del Lavoratore ha sostenuto che si trattasse di furto con destrezza, argomentando che l'azione fosse stata rapida ma non violenta sulla persona. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ribadendo che il furto con strappo si configura quando la violenza è esercitata sulla cosa (il telefono) per vincere la resistenza che la cosa oppone al distacco dalla persona, anche se la vittima non subisce lesioni dirette. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Un uomo sottrae un marsupio e, inseguito e raggiunto dalla vittima, compie atti violenti per garantirsi la fuga e l'impunità. I giudici di merito lo condannano per il delitto di rapina impropria. L'imputato presenta ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza della coazione fisica, sostenendo la forma tentata del reato e richiedendo l'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. La Corte stabilisce che basta una compressione della libertà psichica o fisica della vittima per integrare la violenza e che anche uno spossessamento temporaneo perfeziona il reato consumato.
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Un Lavoratore ha chiesto in prestito un telefono ad un Proprietario per fare una telefonata. Dopo averlo restituito una prima volta, lo ha richiesto nuovamente e si è allontanato senza restituirlo. La Corte d'Appello ha confermato la condanna per furto aggravato. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la consegna volontaria del telefono escludeva il reato di furto. La Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che si configura il furto aggravato anche quando il bene è consegnato per un uso limitato, se l'agente se ne appropria con destrezza, eludendo la sorveglianza del detentore. La consegna per uno scopo specifico non trasferisce la piena disponibilità del bene.
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Due individui si sono spacciati per finanzieri, hanno minacciato una donna riguardo alla figlia e hanno effettuato una finta perquisizione nella sua casa, sottraendole denaro e un telefono. Il ricorrente ha sostenuto che si trattasse di truffa aggravata, ma la Corte di Cassazione ha confermato la qualificazione come rapina aggravata. La sentenza ha ribadito la cruciale differenza tra rapina e truffa, evidenziando che la vittima ha agito sotto una forte coartazione della volontà, non per un semplice errore indotto. Il ricorso è stato rigettato.
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L'amministratore unico di un'azienda, poi fallita, è stato condannato per bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale. Aveva nascosto i libri contabili per ottenere un profitto ingiusto e aveva distratto tre autovetture della società. L'amministratore ha sostenuto di aver indicato al curatore dove si trovassero i beni e i documenti, ma la Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso. Ha ribadito che l'imprenditore ha l'obbligo di consegnare direttamente i beni e i documenti al curatore, non solo di indicarne il luogo. La condanna e le pene accessorie sono state confermate.
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Un soggetto aveva chiesto la Restituzione indennità di occupazione versata per due immobili sottoposti a sequestro di prevenzione, poi non confiscati. Il Tribunale aveva respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che l'indennità di occupazione non è un frutto civile da restituire, ma un corrispettivo per il godimento del bene durante il sequestro. Lo Stato non si è arricchito indebitamente, poiché il sequestro ha comportato uno spossessamento legittimo del bene.
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Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato. Ha presentato ricorso, sostenendo che il fatto dovesse essere qualificato come truffa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la **distinzione furto e truffa**. Il furto aggravato si configura quando l'autore si impossessa di un bene contro la volontà del proprietario (invito domino), anche usando un mezzo fraudolento. La truffa, invece, si verifica quando la vittima, ingannata da artifici o raggiri, compie un atto dispositivo volontario che la priva del bene. Nel caso specifico, il Lavoratore ha ottenuto un orologio con il pretesto di esaminarlo e poi è fuggito, senza che la vittima avesse mai acconsentito a cederne il possesso. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Un finto commerciante attirava le vittime fingendo di voler valutare gioielli preziosi. Una volta ricevuti i beni per il controllo, distraeva i proprietari e fuggiva rapidamente. L'autore concordava la pena tramite patteggiamento per il reato di furto aggravato con mezzo fraudolento. Successivamente proponeva ricorso per cassazione, sostenendo che la condotta integrasse il diverso reato di truffa e chiedendo il proscioglimento. I giudici supremi hanno respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. La Corte ha chiarito che il passaggio materiale temporaneo del bene per una semplice stima non trasferisce il possesso. La fuga improvvisa configura pienamente la sottrazione contro la volontà del proprietario, rendendo corretta l'accusa originaria e condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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Un uomo sottrae beni esposti all'interno di un esercizio commerciale e si allontana dal locale. Raggiunto all'esterno dal titolare e da un dipendente, l'autore aggredisce e minaccia entrambi con l'aiuto di due complici per difendere la refurtiva. La difesa sostiene l'ipotesi del reato tentato e non consumato a causa della brevità del possesso dei beni e del tempestivo inseguimento. I giudici confermano invece la rapina impropria consumata. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e precisa che il delitto si perfeziona nel momento esatto in cui l'agente acquisisce l'autonoma disponibilità della refurtiva e provoca un danno patrimoniale alla vittima, rendendo irrilevante la brevità temporale del possesso o l'inseguimento immediato.
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Una proprietaria subisce il sequestro dell'intero patrimonio immobiliare, compresa la propria abitazione principale. L'amministrazione giudiziaria le impone la stipula di una locazione onerosa per continuare a vivere nella casa. La donna impugna la decisione dimostrando la perdita del lavoro e l'assenza di redditi. Il Tribunale rigetta il reclamo, sostenendo la presenza di liquidità derivante da un indennizzo per esproprio di terreni. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della cittadina. I giudici stabiliscono che l'indennità per immobile sequestrato non è dovuta in presenza di emergenza abitativa e totale assenza di redditi disponibili. I proventi dell'esproprio risultavano a loro volta vincolati dal sequestro e non spendibili per pagare il canone.
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Tre soggetti hanno compiuto un furto notturno di attrezzi agricoli mediante effrazione di un capannone. Uno fungeva da vedetta in auto, mentre gli altri due asportavano la refurtiva prima di fuggire insieme. Le forze dell'ordine hanno bloccato il veicolo subito dopo. I ricorrenti sostenevano la configurabilità del solo tentativo e l'assenza di concorso per due di essi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto pluriaggravato, chiarendo che lo spossessamento dei beni, anche se per breve durata prima dell'arresto, integra il reato consumato e non tentato, confermando la responsabilità di tutti i partecipanti.
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Due soggetti si presentano presso il magazzino di un'azienda di moda con un furgone dalla targa contraffatta, fingendosi corrieri autorizzati al ritiro della merce. Approfittando della momentanea assenza dei dipendenti, i finti corrieri caricano rapidamente trentacinque colli di valore e fuggono. La difesa sostiene che il fatto costituisca truffa e non furto, poiché vi sarebbe stata una consegna volontaria. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando la custodia in carcere. I giudici stabiliscono che si tratta di furto aggravato con mezzo fraudolento e destrezza: lo spossessamento è avvenuto senza il consenso del proprietario, poiché i complici hanno sottratto i beni di propria iniziativa sfruttando l'assenza del personale, e non a seguito di una consegna volontaria indotta in errore.
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