Licenziamento intimato con telegramma

La L. 15 luglio 1966, n. 604, articolo 2, modificato dalla L. 11 maggio 1990, n. 108, articolo 2, esige che il licenziamento sia comunicato per iscritto al lavoratore e tale onere di forma impone che l’atto con il quale sia stato intimato il recesso… Leggi di più


La L. 15 luglio 1966, n. 604, articolo 2, modificato dalla L. 11 maggio 1990, n. 108, articolo 2, esige che il licenziamento sia comunicato per iscritto al lavoratore e tale onere di forma impone che l’atto con il quale sia stato intimato il recesso sia sottoscritto dal datore di lavoro (o dal suo rappresentante che ne abbia il potere generale o specifica procura scritta).

Ne consegue che in caso di contestazione da parte del destinatario, il datore di lavoro che abbia intimato il licenziamento con telegramma ha l’onere di fornire la prova della ricorrenza delle condizioni poste dall’articolo 2705 c.c., per l’equiparazione del telegramma alla scrittura privata e cioè che l’originale consegnato all’ufficio di partenza sia sottoscritto dal mittente, ovvero che in mancanza di sottoscrizione l’originale sia stato consegnato o fatto consegnare all’ufficio di partenza dal mittente (Cass. n. 12256 del 2000, con la giurisprudenza ivi citata; v. poi Cass. n. 12091 del 2005).

Allorché vi siano contestazioni da parte del destinatario, il mittente del telegramma, ove intenda di avvalersi di esso quale scrittura privata, è tenuto a fornire la prova delle condizioni poste dal citato art. 2705 cod. civ. (cfr. Cass. 26 luglio 1996 n. 6749, Cass. 11 novembre 1992 n. 12128, Cass. 3 luglio 1990 n. 6788 e per utili riferimenti, v. anche Cass. 10 novembre 1998 n. 11296).

Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 10023 del 15 aprile 2021

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