Contraente ingannato da una situazione apparente

Contraente ingannato o fuorviato da una situazione apparente, non conforme a quella vera, e, comunque, dalla ignoranza della causa d’invalidità del contratto che gli è stata sottaciuta.


Contraente ingannato o fuorviato da una situazione apparente, non conforme a quella vera, e, comunque, dalla ignoranza della causa d’invalidità del contratto che gli è stata sottaciuta.

In tema di responsabilità precontrattuale, l’art. 1337 c.c. e l’art. 1338 c.c., che ne costituisce specificazione, mirando a tutelare nella fase precontrattuale il contraente di buona fede ingannato o fuorviato da una situazione apparente, non conforme a quella vera, e, comunque, dalla ignoranza della causa d’invalidità del contratto che gli è stata sottaciuta, presuppongono non solo la colpa di una parte nell’ignorare la causa di invalidità del contratto, ma anche la mancanza di colpa dell’altra parte nel confidare nella sua validità (Cass. 21/08/2004, n. 16508).

Consegue che quando, in particolare, la causa di invalidità del negozio derivi da una norma imperativa o proibitiva di legge, o da altre norme aventi efficacia di diritto obiettivo, tali – cioè – da dover essere note per presunzione assoluta alla generalità dei cittadini e, comunque, tali che la loro ignoranza bene avrebbe potuto o dovuto essere superata attraverso un comportamento di normale diligenza, non si può configurare colpa contrattuale a carico dell’altro contraente, che abbia omesso di far rilevare alla controparte l’esistenza delle norme stesse (Cass. 18/05/2016, n. 10156; ma anche Cassazione 08/07/2010, n. 16149: la corte di appello aveva ritenuto la nullità del contratto preliminare per avere il ricorrente venduto un bene in comunione legale con il proprio coniuge. Per converso, la Suprema Corte afferma il principio secondo cui la comunione legale, come affermato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 311 del 1988, è una comunione senza quote nella quale i coniugi sono solidalmente titolari di un diritto avente ad oggetto i singoli beni, con la conseguenza che ciascun coniuge può disporre dell’intero bene, configurandosi il consenso dell’altro coniuge come un negozio autorizzativo diretto a rimuovere un limite all’esercizio del potere di disposizione sul bene ed il cui difetto può essere fatto valere nei limiti di quanto disposto dall’articolo 184 c.c. Il contratto preliminare di vendita, concluso da uno solo dei coniugi in violazione dell’articolo 180 c.c., non è inefficace né nullo per mancanza di consenso del coniuge pretermesso, ma soltanto annullabile su domanda di quest’ultimo ai sensi dell’articolo 184 c.c., comma 1, se riguarda un bene immobile della comunione legale).

Corte di Cassazione, Ordinanza n. 49 del 7 gennaio 2021

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