Verbale di assemblea di una società di capitali

Verbale di assemblea di una società di capitali, deliberazione adottata in difetto di regolare convocazione, fede privilegiata, esclusione


Verbale di assemblea di una società di capitali, deliberazione adottata in difetto di regolare convocazione, fede privilegiata, esclusione

 

Non vi è dubbio che il verbale di assemblea ordinaria di una società di capitali ha senz’altro una efficacia probatoria, avendo la finalità di documentare quanto avvenuto in sede di assemblea (data assemblea, identità dei partecipanti, capitale rappresentato da ciascuno, modalità e risultato delle votazioni, eventuali dichiarazioni dei soci) e ciò in funzione del controllo delle relative attività anche da parte dei soci assenti e dissenzienti (addirittura la sua eventuale mancanza da’ luogo ad una nullità della deliberazione dell’assemblea, a norma dell’articolo 2379 c.c. (nullità delle deliberazioni), che può essere fatta valere da qualsiasi interessato).

Tuttavia, non essendo tale verbale dotato di fede privilegiata, i soci possono far valere eventuali sue difformità rispetto alla realtà effettuale con qualsiasi mezzo di prova, con la conseguenza che, in caso di mancato assolvimento dell’onere probatorio sugli stessi incombente, quanto documentato dal verbale non può essere più messo in discussione.

In proposito, la Suprema Corte ha già statuito che nel caso di deliberazione adottata dall’assemblea di una s.r.l., in difetto di regolare convocazione, qualora nel relativo verbale sia dato atto della partecipazione di tutti i soci – personalmente, ovvero in quanto rappresentati su delega – incombe su colui il quale impugna la deliberazione l’onere di provare il carattere non totalitario dell’assemblea (Cass. n. 17950 del 08/09/2005).

Nel caso esaminato, il Tribunale di Milano aveva coerentemente argomentato che l’attore non aveva neppure dedotto mezzi istruttori per dimostrare la falsità del verbale con riferimento alla partecipazione totalitaria dei soci (e quindi compresa la sua, che era stata, invece, contestata) alle assemblee della società.

Il ricorrente aveva solo invocato una erronea applicazione della regola di ripartizione dell’onere della prova.

Corte di Cassazione, Sezione Prima Civile, Ordinanza n. 33233 del 16 dicembre 2019

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