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Legge 335/1995 — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Legge 335/1995

Rivalutazione redditi pensione: cosa decide la Cassazione
Un professionista ha richiesto la riliquidazione della sua pensione, basata su un indice di rivalutazione dei redditi più alto rispetto a quello applicato dalla Cassa Previdenziale. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22836/2025, ha stabilito un principio fondamentale: sebbene l'indice di rivalutazione corretto fosse quello più elevato, la pensione deve essere calcolata in base ai contributi effettivamente versati. Pertanto, il calcolo deve utilizzare l'indice inferiore, corrispondente alla contribuzione pagata, e non quello superiore per cui non è stata versata la relativa contribuzione.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non c’è legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente previdenziale di categoria, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto sulle pensioni dei suoi iscritti. La Corte ha ribadito che un simile prelievo, qualificabile come prestazione patrimoniale, può essere introdotto solo da una legge dello Stato e non da un regolamento interno della Cassa, in virtù della riserva di legge prevista dall'art. 23 della Costituzione. È stato inoltre confermato che il diritto alla restituzione si prescrive in dieci anni.
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Contributo di solidarietà: illegittimo senza legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa previdenziale professionale contro la decisione di merito che aveva annullato l'imposizione di un contributo di solidarietà sulla pensione di un iscritto. La Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato: un simile prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale imposta, può essere introdotto solo da una legge dello Stato e non da un regolamento interno della Cassa. Di conseguenza, il diritto del pensionato a recuperare le somme trattenute si prescrive in dieci anni.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se senza legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa previdenziale, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto a un pensionato. La Corte ha ribadito che un simile prelievo richiede una specifica base legislativa e che il diritto al rimborso si prescrive in dieci anni.
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Contributi Gestione separata: il dolo non è automatico
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'omessa compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi non comporta automaticamente un occultamento doloso del debito contributivo, ai fini della sospensione della prescrizione. La sentenza chiarisce che per i contributi Gestione separata è necessario un accertamento specifico del dolo da parte del giudice. Tuttavia, viene confermato l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata per i professionisti che, pur coperti da altra previdenza obbligatoria, esercitano attività autonoma.
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Decadenza NASpI per socio amministratore: no al rischio
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza NASpI non si applica al socio amministratore di una S.r.l. che omette di comunicare la propria carica all'ente previdenziale. La norma sulla decadenza, essendo di stretta interpretazione, riguarda solo lo svolgimento effettivo di un'attività di lavoro autonomo o d'impresa individuale, e non la mera titolarità di una carica sociale.
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Prescrizione contributi: no alla rinuncia tacita
Una società si opponeva a diverse intimazioni di pagamento per contributi previdenziali, sostenendo l'avvenuta prescrizione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11690/2025, ha stabilito un principio cruciale in materia di prescrizione contributi previdenziali. Sebbene una richiesta di rateizzazione interrompa la prescrizione per i crediti non ancora scaduti, non può essere considerata una rinuncia alla prescrizione per i debiti già estinti per decorso del tempo. In materia previdenziale, infatti, la prescrizione non è nella disponibilità delle parti e il suo maturare estingue il diritto di credito, effetto che non può essere annullato da un successivo riconoscimento del debito.
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Prescrizione crediti contributivi: stop dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un ente previdenziale, stabilendo che la mancata opposizione a una cartella di pagamento rende il credito incontestabile e fa decorrere un nuovo termine di prescrizione. Tale termine può essere validamente interrotto da atti successivi, come l'insinuazione al passivo fallimentare. La Corte ha chiarito che, in questo scenario, la prescrizione crediti contributivi non si era compiuta, annullando la precedente decisione della Corte d'Appello.
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Notifica cartelle esattoriali: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha stabilito la validità della notifica di alcune cartelle esattoriali nonostante le eccezioni del contribuente. Il caso riguardava un preavviso di fermo amministrativo per contributi non versati. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che le questioni di fatto sulla regolarità della notifica non possono essere riesaminate in sede di legittimità e che l'omessa pronuncia sulla prescrizione non sussiste se la decisione sulla validità della notifica la risolve implicitamente.
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Assunzione pubblica: no conversione senza concorso
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di una lavoratrice con contratti a termine illegittimi presso una società a totale partecipazione pubblica. La Corte ha negato la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato, ribadendo il principio secondo cui l'assunzione pubblica deve avvenire tramite concorso. Tuttavia, ha riconosciuto il diritto della lavoratrice ad agire per ottenere il risarcimento del danno derivante dall'omissione dei contributi previdenziali da parte del datore di lavoro.
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Contributo di solidarietà: illegittimo per le Casse
Un ente previdenziale per professionisti ha imposto un contributo di solidarietà su una pensione esistente, ma il pensionato lo ha contestato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'ente inammissibile, confermando che il contributo di solidarietà è un prelievo illegittimo. La Corte ha ribadito che solo lo Stato, tramite legge, può imporre tali obblighi patrimoniali, non gli enti previdenziali privati. Il diritto di richiedere la restituzione delle somme trattenute si prescrive in dieci anni.
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Ape Sociale e cumulo: calcolo con sistema retributivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il calcolo dell'Ape Sociale in caso di contributi versati in più gestioni, si applicano le stesse regole previste per la pensione. Se il cumulo dei contributi dà diritto al calcolo della pensione con il sistema retributivo, anche l'indennità Ape Sociale deve essere calcolata con lo stesso, più favorevole, sistema. La Corte ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale che sosteneva l'applicazione di un calcolo pro-quota basato su una fonte normativa secondaria, ribadendo la prevalenza della legge primaria.
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Indennità di buonuscita: TFR per dipendenti ex DGAC
Un ex dipendente di un'autorità pubblica per l'aviazione, confluito in un nuovo ente nazionale, ha rivendicato il diritto a mantenere l'indennità di buonuscita anziché passare al regime del TFR. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la legge speciale istitutiva del nuovo ente ha legittimamente disposto il passaggio al TFR. La Corte ha chiarito che i diritti acquisiti sono stati salvaguardati attraverso la conversione della buonuscita maturata in una quota iniziale del nuovo TFR, in linea con l'obiettivo di armonizzare i trattamenti del personale proveniente da enti diversi.
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Contributi lavoratori spettacolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di versare i contributi per i lavoratori dello spettacolo sussiste anche per prestazioni occasionali e non esclusive. L'ordinanza chiarisce che l'appartenenza a una delle categorie professionali previste dalla legge è il fattore determinante. Inoltre, ha confermato che l'esenzione contributiva per i compensi legati ai diritti d'immagine è limitata a una quota forfettaria del 40% del totale percepito, respingendo la richiesta di un'esclusione totale dalla base imponibile. Il ricorso di una società di management artistico contro l'ente previdenziale è stato quindi rigettato.
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Gestione Separata: obbligo per professionisti
Un professionista iscritto all'albo ma non alla propria cassa di previdenza ha contestato l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata INPS, sostenendo che il suo reddito fosse inferiore alla soglia di 5.000 euro. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di iscrizione, chiarendo che per un'attività professionale esercitata in modo abituale il limite di reddito non rileva come soglia di esenzione, ma serve a distinguere il lavoro occasionale da quello abituale. Tuttavia, la Corte ha annullato le sanzioni applicate, in virtù di una recente sentenza della Corte Costituzionale.
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Pensione lavoratori spettacolo: il massimale sulla quota B
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8515/2025, ha stabilito un punto fermo sulla pensione lavoratori spettacolo. La Corte ha confermato la piena validità del massimale di retribuzione giornaliera, previsto da una norma del 1971, anche per il calcolo della cosiddetta "quota B" della pensione, relativa ai contributi versati dopo il 1° gennaio 1993. La sentenza ha ribaltato la decisione della Corte d'Appello, accogliendo il ricorso dell'ente previdenziale e chiarendo che le normative successive non hanno abrogato tale limite, ritenendolo inoltre costituzionalmente legittimo.
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Pensione lavoratori spettacolo: il tetto si applica
In un caso riguardante la pensione lavoratori spettacolo, l'ente previdenziale ha impugnato una sentenza di secondo grado che escludeva un tetto salariale storico dal calcolo della pensione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il massimale sulla retribuzione giornaliera pensionabile, previsto da una norma del 1971, è ancora in vigore e deve essere applicato nel calcolo della cosiddetta "quota B" della pensione, ribaltando così la decisione della Corte d'Appello.
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Massimale pensionabile spettacolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il massimale pensionabile spettacolo si applica ancora al calcolo della "quota B" della pensione per i lavoratori ex Enpals. L'ordinanza ha annullato la decisione della Corte d'Appello, che aveva escluso tale limite, riaffermando un orientamento consolidato secondo cui la normativa non è stata abrogata e non viola principi costituzionali, nonostante la differenza tra contributi versati e retribuzione pensionabile.
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Pensione spettacolo: il massimale si applica a quota B
La Corte di Cassazione ha stabilito che per la pensione spettacolo, il calcolo della 'quota B' deve rispettare il massimale di retribuzione giornaliera pensionabile. La Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, cassando la decisione di merito che aveva escluso tale limite. È stato inoltre ribadito il termine di decadenza triennale per le azioni di ricalcolo. Il caso riguarda la riliquidazione della pensione di un'artista.
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Massimale pensionabile spettacolo: la Cassazione decide
Un lavoratore del settore spettacolo aveva ottenuto in Appello la riliquidazione della pensione senza l'applicazione del cosiddetto massimale pensionabile. L'Ente Previdenziale ha proposto ricorso e la Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha confermato la piena vigenza del limite massimo di retribuzione giornaliera (massimale pensionabile spettacolo) anche per il calcolo della "quota B" della pensione. La Corte ha ribadito che tale limite non è mai stato abrogato e non contrasta con i principi costituzionali, in quanto parte di un sistema previdenziale complessivamente più favorevole per questa categoria di lavoratori.
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