LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Legge 335/1995 — Sezione Lavoro Civile

Pagina 11 di 40

Altri anni per Legge 335/1995

Trattenuta TFR dipendenti pubblici: la Cassazione nega i rimborsi
La Corte di Cassazione ha stabilito la piena legittimità della trattenuta TFR dipendenti pubblici pari al 2,50% sulla retribuzione lorda dei lavoratori assunti dopo il 1° gennaio 2001. Due dipendenti pubblici avevano contestato tale trattenuta, ritenendola illegittima sotto il regime del Trattamento di Fine Rapporto (TFR). La Suprema Corte, ribaltando le decisioni dei giudici di merito, ha accolto il ricorso del Ministero dell'Istruzione. I giudici hanno chiarito che la riduzione del 2,50% non costituisce un prelievo ingiustificato, ma un meccanismo contabile necessario per garantire il principio di invarianza della retribuzione netta. Questo sistema evita disparità di trattamento economico tra i dipendenti in regime di TFR e quelli rimasti in regime di Trattamento di Fine Servizio (TFS). Di conseguenza, la domanda di rimborso dei lavoratori è stata definitivamente respinta.
Continua »
Automaticità delle prestazioni previdenziali: no ai co.co.co.
Un collaboratore coordinato e continuativo ha chiesto all'INPS l'accredito dei contributi previdenziali non versati dalla società committente tra il 2002 e il 2007, invocando l'automaticità delle prestazioni previdenziali per ottenere la pensione supplementare. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione accogliendo il ricorso dell'INPS. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'automaticità delle prestazioni previdenziali non si applica ai lavoratori iscritti alla Gestione separata, in quanto questi ultimi restano i titolari dell'obbligo contributivo. Di conseguenza, in caso di omissione da parte del committente, il collaboratore non può pretendere l'accredito automatico da parte dell'ente previdenziale, ma deve agire contro il committente per il risarcimento del danno o pagare direttamente i contributi omessi.
Continua »
Assegno sociale: la residenza reale vince sulla carta
Gli eredi di un cittadino straniero hanno impugnato il rifiuto dell'INPS di concedere l'assegno sociale. L'ente previdenziale ha negato la prestazione rilevando la mancanza del requisito dell'effettiva residenza in Italia. I giudici di merito hanno accertato che i richiedenti mantenevano il domicilio in Romania, dove percepivano anche un sussidio analogo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli eredi. La Suprema Corte ha confermato che la formale iscrizione anagrafica in Italia non basta se smentita da elementi concreti, come la stabile dimora all'estero. Di conseguenza, gli eredi perdono definitivamente la causa e sono condannati a pagare le spese processuali.
Continua »
Prescrizione contributi INPS: l’ente perde per un errore di forma
La Corte di Cassazione ha confermato la prescrizione contributi INPS per decorrenza dei termini. L'Ente Previdenziale aveva notificato una cartella di pagamento nel 2001 e una successiva intimazione solo nel 2008, superando il limite dei cinque anni. L'Ente sosteneva di aver inviato una richiesta intermedia nel 2005, ma i giudici d'appello l'hanno ritenuta non riferibile alla cartella in questione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché l'Ente ha contestato una ricostruzione dei fatti anziché un errore di diritto, e non ha allegato in modo specifico i documenti a supporto. L'Ente Previdenziale perde la causa e deve versare il doppio del contributo unificato.
Continua »
Prescrizione dei contributi: l’autonomia dal verdetto finale
Un lavoratore ha ottenuto per via giudiziaria il riconoscimento di differenze retributive per mansioni superiori svolte dal 1993 al 1998. L'azienda ha pagato le retribuzioni ma non i relativi contributi previdenziali. L'ente previdenziale ha quindi richiesto il pagamento dei contributi omessi. La Corte d'Appello ha ritenuto tempestiva la richiesta, facendo decorrere il termine di prescrizione dal passaggio in giudicato della sentenza sulle retribuzioni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione dei contributi ha natura autonoma rispetto al credito retributivo. Il termine di prescrizione dei contributi inizia a decorrere dal ventunesimo giorno del mese successivo a quello in cui il diritto alla retribuzione è maturato, a prescindere da eventuali contestazioni giudiziarie sulla retribuzione stessa. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
Continua »
Interruzione della prescrizione: la difesa in giudizio salva il credito
Due aziende hanno contestato i verbali di accertamento dell'ente previdenziale relativi a contributi non versati sulle indennità di trasferta. In appello, i giudici hanno dichiarato prescritto il credito dell'ente, ritenendo che la sua richiesta di rigetto della causa non avesse efficacia di interruzione della prescrizione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici di legittimità hanno stabilito che, nei giudizi di accertamento negativo del debito, la costituzione in giudizio del creditore per chiedere il rigetto della domanda avversaria costituisce una implicita affermazione del proprio diritto. Tale condotta processuale comporta l'interruzione della prescrizione con effetto permanente per tutta la durata del processo, poiché il creditore è comunque tenuto a provare i fatti costitutivi del proprio credito.
Continua »
Iscrizione alla Gestione separata: obbligatoria anche sotto i 5.000 euro
Un avvocato si opponeva alla richiesta dell'INPS di pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010. Il professionista sosteneva che il reddito annuo inferiore a 5.000 euro escludesse l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata e che il credito dell'ente fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata scatta per l'esercizio abituale della professione, a prescindere dal reddito minimo, che rileva solo per le attività occasionali. Inoltre, la proroga governativa del termine di pagamento sposta in avanti la decorrenza della prescrizione quinquennale. L'avvocato perde la causa e deve pagare i contributi, le sanzioni e le spese legali.
Continua »
Prescrizione contributi Gestione separata: INPS vince la proroga
Un professionista ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS relativo ai contributi per l'anno 2009, eccependo la prescrizione quinquennale. La Corte d'appello ha accolto la sua tesi, ritenendo che il termine scadesse il 16 giugno 2010 e che la notifica del 30 giugno 2015 fosse tardiva. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la proroga al 6 luglio 2010 prevista dal D.P.C.M. del 10 giugno 2010 si applica anche ai contribuenti in regime dei minimi. Di conseguenza, la Prescrizione contributi Gestione separata decorre dal 6 luglio 2010 e la notifica del 30 giugno 2015 ha interrotto validamente il termine. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010. La Corte d'appello ha ritenuto il credito prescritto, calcolando il termine di cinque anni dalla scadenza originaria del 16 giugno 2011. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere solo dalla scadenza prorogata dal Governo (6 luglio 2011). Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata il 4 luglio 2016 è tempestiva. La Corte ha inoltre chiarito che, per effetto di una pronuncia della Corte Costituzionale, non si applicano le sanzioni civili per la mancata iscrizione alla Gestione separata antecedente al 2011 per gli avvocati sotto soglia di reddito. La causa torna alla Corte d'appello per un nuovo esame.
Continua »
Prescrizione contributi Gestione separata: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha fatto ricorso contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi previdenziali dovuti da un professionista alla Gestione separata per gli anni 2008 e 2009. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione separata inizia a decorrere solo dalla scadenza dei termini di pagamento effettivi, inclusi i differimenti generali concessi tramite decreti governativi (D.P.C.M.) per i soggetti sottoposti a studi di settore. Di conseguenza, le richieste di pagamento dell'ente previdenziale, inviate entro i cinque anni dalle date prorogate, sono tempestive. La causa è stata rinviata alla Corte d'appello per un nuovo esame, che dovrà anche considerare l'esclusione delle sanzioni civili in base a una recente pronuncia della Corte Costituzionale.
Continua »
Doloso occultamento del debito contributivo: niente prescrizione
Un agricoltore ha impugnato l'avviso di addebito dell'INPS per contributi previdenziali non versati dal 2009 al 2015. L'interessato sosteneva che il credito relativo al 2009 fosse ormai prescritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'omessa comunicazione dell'inizio dell'attività autonoma e della titolarità dei terreni costituisce un doloso occultamento del debito contributivo. Tale comportamento fraudolento ha sospeso il decorso della prescrizione quinquennale fino al momento in cui l'agricoltore ha finalmente richiesto l'iscrizione all'ente previdenziale nel 2015. Di conseguenza, l'INPS ha legittimamente richiesto il pagamento dell'intero periodo, in quanto la prescrizione ha iniziato a decorrere solo dalla data della tardiva autodenuncia.
Continua »
Assegno sociale: sì al familiare straniero senza permesso lungo
Una cittadina straniera, madre convivente di un cittadino italiano, ha richiesto l'assegno sociale. L'Ente Previdenziale ha respinto la domanda perché la donna non possedeva il permesso di soggiorno di lungo periodo, ma solo la carta di soggiorno per familiari di cittadini dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando la decisione d'appello. I giudici hanno stabilito che per i familiari stranieri di cittadini italiani o europei che esercitano il diritto al ricongiungimento familiare, la carta di soggiorno è un titolo permanente sufficiente per ottenere l'assegno sociale. Non è quindi necessario il permesso di lungo soggiorno richiesto in via generale per gli altri stranieri, purché sussistano gli altri requisiti di legge come la residenza decennale e il limite di reddito.
Continua »
Contributi previdenziali: l’accertamento blocca la prescrizione
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un Lavoratore Autonomo il pagamento di contributi omessi per l'anno 2007. Il Lavoratore ha eccepito la prescrizione dei contributi previdenziali, sostenendo che il termine di cinque anni fosse ormai scaduto. La Corte d'Appello ha accolto la tesi del Lavoratore, ritenendo che la prescrizione decorresse dalla scadenza del pagamento originario (2008) e che l'avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate del 2012 non avesse interrotto i termini per l'Ente. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che l'avviso di accertamento fiscale, notificato prima della scadenza dei cinque anni, interrompe la prescrizione anche per i contributi previdenziali. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio.
Continua »
Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde contro azienda
L'ente previdenziale ha chiesto a un'azienda il rimborso delle somme versate per la mobilità lunga di alcuni lavoratori, comprensive di indennità e contributi figurativi. L'azienda ha eccepito la prescrizione delle somme richieste. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che tali somme rientrano nella categoria dei contributi previdenziali. Di conseguenza, si applica la prescrizione contributi previdenziali di cinque anni e non quella ordinaria di dieci anni. L'ente previdenziale perde definitivamente la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Prescrizione dei contributi previdenziali: azienda batte INPS
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un'Azienda il rimborso delle somme anticipate per la mobilità lunga di alcuni lavoratori, comprendenti sia l'indennità economica sia la relativa contribuzione figurativa. L'Azienda ha eccepito la prescrizione quinquennale dei crediti. La Corte di Cassazione ha stabilito che tutti gli oneri legati alla mobilità lunga, inclusi i rimborsi delle indennità erogate, rientrano nell'ampia categoria dei contributi previdenziali. Di conseguenza, si applica la prescrizione dei contributi previdenziali di cinque anni, e non quella ordinaria di dieci anni. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale e accolto quello dell'Azienda, rinviando la causa alla Corte d'Appello per ricalcolare le somme prescritte.
Continua »
Prescrizione contributi Gestione separata: no al dolo automatico
L'Ente Previdenziale ha richiesto a una professionista il pagamento di contributi omessi per l'anno 2011. La Corte d'Appello ha ritenuto che il termine di prescrizione fosse sospeso a causa della mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi, qualificando tale omissione come occultamento doloso del debito. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della professionista, stabilendo che la mancata compilazione del quadro RR non comporta un automatismo nella sospensione del termine. Per configurare l'occultamento doloso, è necessario un comportamento intenzionale volto a nascondere il debito, rendendo impossibile l'accertamento. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame del caso. La decisione chiarisce un aspetto fondamentale sulla prescrizione contributi Gestione separata.
Continua »
Iscrizione nell’elenco dei lavoratori agricoli: conta il fatto
Due lavoratrici hanno chiesto il riconoscimento del rapporto di lavoro agricolo per l'anno 2008 con un'azienda, al fine di ottenere l'iscrizione nell'elenco dei lavoratori agricoli. L'INPS aveva riclassificato l'azienda da agricola a industriale a seguito di ispezioni. Le lavoratrici sostenevano che la riclassificazione non potesse avere effetti retroattivi sul loro rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il principio di irretroattività della riclassificazione aziendale si applica solo al rapporto contributivo tra datore di lavoro e INPS. Per quanto riguarda l'iscrizione nell'elenco dei lavoratori agricoli, rileva invece il principio di effettività: il lavoratore deve dimostrare di aver realmente svolto mansioni agricole. Nel caso specifico, è stato accertato che l'attività dell'azienda era industriale e non agricola, escludendo così il diritto delle lavoratrici.
Continua »
Sanzioni Gestione separata INPS: la Cassazione salva gli avvocati
Un avvocato ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS per contributi omessi nel 2010 alla Gestione separata. I giudici di merito hanno confermato l'obbligo di iscrizione e rigettato la prescrizione. La Corte di Cassazione, applicando una storica sentenza della Corte Costituzionale, ha accolto parzialmente il ricorso del professionista. Sebbene l'obbligo di versare i contributi rimanga valido, l'avvocato non deve pagare le sanzioni civili. La Corte Costituzionale ha infatti annullato la norma che imponeva le sanzioni ai professionisti sotto soglia di reddito prima del 2011. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione sulle sanzioni, stabilendo che per il 2010 non sono dovute sanzioni Gestione separata INPS.
Continua »
Opzione donna: negata a chi ha già i requisiti ordinari
Una lavoratrice ha chiesto la liquidazione della pensione tramite la misura denominata opzione donna. L'ente previdenziale ha respinto la domanda poiché la donna aveva già maturato i requisiti ordinari per la pensione anticipata. La Corte d'Appello ha dato ragione alla lavoratrice, ritenendo che la misura fosse accessibile anche a chi possedeva già i requisiti ordinari. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che l'opzione donna è uno strumento di prepensionamento volto esclusivamente ad agevolare l'uscita anticipata dal lavoro. Non può essere utilizzata come un meccanismo di scelta per ottenere un calcolo diverso o più favorevole da chi ha già maturato i requisiti ordinari. La richiesta della lavoratrice è stata quindi definitivamente respinta.
Continua »
Iscrizione alla Gestione separata: stop se il reddito è minimo
Un libero professionista ha contestato la richiesta di pagamento di contributi previdenziali avanzata dall'Ente Previdenziale per l'anno 2011. L'Ente sosteneva l'obbligatorietà dell'iscrizione alla Gestione separata sulla base della sola titolarità di partita IVA e iscrizione all'albo, nonostante un reddito inferiore a 5.000 euro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista. I giudici hanno chiarito che l'esiguità del reddito è un forte indizio di occasionalità dell'attività e che l'onere di provare l'abitualità spetta all'Ente. Inoltre, la Suprema Corte ha accertato la prescrizione del credito, poiché la richiesta di pagamento è stata notificata oltre il termine di cinque anni dalla scadenza del versamento originario. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
Continua »