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Legge 335/1995

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Opzione regime contributivo: le nuove regole Fornero
Una lavoratrice ha esercitato l'opzione per il regime contributivo nel 2013, sperando di accedere alla pensione con i requisiti più favorevoli precedenti alla Riforma Fornero. La Corte di Cassazione ha respinto questa interpretazione, stabilendo che l'opzione esercitata dopo l'entrata in vigore della riforma (d.l. n. 201/2011) modifica solo il metodo di calcolo della pensione, ma non i requisiti di accesso, che restano quelli più restrittivi introdotti dalla nuova normativa.
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Contributi Gestione Separata e buona fede del professionista
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una professionista che aveva omesso il versamento dei contributi alla Gestione Separata per redditi percepiti durante il praticantato. A causa di un'incertezza giurisprudenziale sull'obbligo di iscrizione, la Corte d'Appello aveva riconosciuto la sua buona fede, applicando sanzioni ridotte. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Ente Previdenziale contro questa decisione, confermando di fatto la valutazione dei giudici di merito sulla buona fede della contribuente.
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Sanzioni Gestione Separata: la Cassazione le annulla
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un ingegnere, già lavoratore dipendente, a cui era stato contestato il mancato versamento di contributi e sanzioni alla Gestione Separata INPS per l'attività libero-professionale svolta. La Corte ha confermato l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata, ma ha annullato la richiesta di pagamento delle sanzioni per l'anno 2009. La decisione si fonda su una recente sentenza della Corte Costituzionale, che ha protetto il legittimo affidamento dei professionisti in un periodo di incertezza normativa, escludendo le sanzioni Gestione Separata per le omissioni antecedenti alla legge di interpretazione del 2011.
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Pensione lavoratori spettacolo: il massimale si applica
Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale per la pensione lavoratori spettacolo. La Corte ha stabilito che il massimale di retribuzione giornaliera pensionabile si applica anche alla cosiddetta "Quota B" del trattamento pensionistico. La decisione ribalta i precedenti giudizi di merito, accogliendo il ricorso dell'ente previdenziale e affermando la piena vigenza del limite, considerato parte integrante di un sistema pensionistico complessivamente più favorevole per la categoria.
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Pensione spettacolo: limite retribuzione per Quota B
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29605/2024, ha stabilito che per il calcolo della cosiddetta 'Quota B' della pensione spettacolo, deve essere applicato il limite massimo di retribuzione giornaliera pensionabile previsto dalla normativa del 1971. La Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, annullando la precedente decisione della Corte d'Appello che aveva escluso tale limite. Inoltre, la sentenza d'appello è stata annullata anche per aver pronunciato 'ultra petita', ovvero andando oltre le richieste originarie del pensionato, che vertevano solo sui supplementi di pensione e non sull'intera pensione.
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Pensione lavoratori spettacolo: il tetto per la Quota B
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale per la pensione lavoratori spettacolo, stabilendo che il massimale di retribuzione giornaliera pensionabile, previsto da una normativa del 1971, si applica anche alla cosiddetta "Quota B", ovvero ai contributi versati dopo il 1° gennaio 1993. La Corte ha accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale, annullando la decisione della Corte d'Appello. Secondo i giudici, questo limite non è mai stato abrogato e la sua applicazione è legittima, nonostante la base per il versamento dei contributi sia più alta, in virtù del regime complessivamente più favorevole previsto per questa categoria di lavoratori.
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Prescrizione contributi INPS: il dies a quo slitta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28817/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di prescrizione contributi INPS. Un decreto ministeriale che posticipa la scadenza per il versamento dei contributi sposta anche il termine iniziale (dies a quo) della prescrizione. La Corte ha chiarito che tale rinvio si applica oggettivamente a tutti i professionisti la cui attività rientra negli studi di settore, anche se individualmente hanno optato per regimi fiscali alternativi come quello dei minimi. Di conseguenza, la richiesta di pagamento dell'ente previdenziale, ritenuta tardiva in appello, è stata considerata tempestiva, annullando la sentenza precedente.
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Contributo di solidarietà illegittimo: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28714/2024, ha dichiarato illegittimo il contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata ai suoi pensionati. La Corte ha stabilito che tale prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale, può essere introdotto solo da una legge dello Stato e non da un regolamento interno dell'ente, in virtù della riserva di legge prevista dall'art. 23 della Costituzione. Di conseguenza, le somme trattenute devono essere restituite con interessi decorrenti da ogni singolo prelievo.
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Gestione Separata: no sanzioni per professionisti
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di un professionista, già dipendente pubblico, di iscriversi alla Gestione Separata per la sua attività libero-professionale. Tuttavia, ha annullato le relative sanzioni per il periodo antecedente l'entrata in vigore della legge, in applicazione di un principio sancito dalla Corte Costituzionale. La Corte ha inoltre ribadito che la mera omissione della compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi non costituisce, di per sé, un occultamento doloso del debito idoneo a sospendere la prescrizione.
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Contributi avvocato INPS: le sanzioni sono annullate
Un'avvocatessa si oppone a un avviso di addebito INPS per contributi alla Gestione Separata. La Cassazione conferma l'obbligo di versare i contributi avvocato INPS ma annulla le sanzioni, applicando una sentenza della Corte Costituzionale.
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Onere della prova rimborso: tassazione fondi pensione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28605/2024, ha chiarito che l'onere della prova rimborso IRPEF spetta interamente al contribuente. Il caso riguardava la richiesta di un ex dirigente di applicare una tassazione agevolata al 12,5% sulla parte di liquidazione del fondo pensione ritenuta 'rendimento'. La Corte ha stabilito che, per ottenere il beneficio, il contribuente deve dimostrare concretamente che tali somme derivano da un effettivo investimento sul mercato finanziario, non essendo sufficiente una certificazione generica dell'ex datore di lavoro.
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Rinuncia ricorso Cassazione: niente raddoppio contributo
Una Cassa di Previdenza, dopo aver impugnato una sentenza sfavorevole, decide per la rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte dichiara estinto il processo e chiarisce un importante principio: la rinuncia, pur determinando l'inammissibilità del ricorso, non comporta la condanna al raddoppio del contributo unificato, a differenza del rigetto.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa di previdenza professionale contro la sentenza che annullava il contributo di solidarietà imposto ai suoi pensionati. La Corte ha ribadito che l'introduzione di tale prelievo, essendo una prestazione patrimoniale imposta, è soggetta a riserva di legge e non rientra nell'autonomia regolamentare degli enti. Di conseguenza, le trattenute sono illegittime e il diritto al rimborso si prescrive in dieci anni.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28542/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa previdenziale, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto su un trattamento pensionistico. La Corte ha ribadito che una simile trattenuta, qualificabile come prestazione patrimoniale imposta, può essere introdotta solo da una legge e non da un regolamento interno dell'ente. Di conseguenza, il diritto alla restituzione delle somme illegittimamente trattenute si prescrive nel termine ordinario di dieci anni.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione lo boccia
Una cassa di previdenza ha imposto un "contributo di solidarietà" sulla pensione di un professionista. Il pensionato ha contestato con successo questa trattenuta nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni precedenti, ha dichiarato inammissibile il ricorso della cassa. La Suprema Corte ha ribadito che un simile contributo, avendo natura di prestazione patrimoniale imposta, non può essere introdotto da un regolamento interno dell'ente ma necessita di una legge specifica, rendendo le trattenute illegittime.
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Contributo solidarietà pensioni: Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28533/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza privata, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto ai propri pensionati. La Suprema Corte ha ribadito che l'introduzione di una prestazione patrimoniale di questo tipo rientra nella riserva di legge e non può essere disposta autonomamente dall'ente. Viene inoltre confermata la prescrizione decennale per la richiesta di rimborso delle somme indebitamente trattenute.
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Clausola di salvaguardia pensione: onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ex dirigente industriale che chiedeva il ricalcolo della pensione invocando la clausola di salvaguardia. La Corte ha stabilito che, per ottenere il trattamento più favorevole, spetta al ricorrente l'onere della prova di dimostrare, tramite un'analisi comparativa dettagliata, che a parità di condizioni la sua pensione sarebbe risultata inferiore a quella garantita dal regime generale. La mancata fornitura di tale prova specifica ha determinato l'infondatezza della domanda.
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Disconoscimento copie notifica: guida alla sentenza
Un contribuente ha impugnato un'iscrizione ipotecaria e i relativi avvisi di addebito, contestando la validità delle notifiche attraverso il disconoscimento delle copie fotostatiche prodotte in giudizio dall'Agente della Riscossione e dall'Ente Previdenziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il disconoscimento delle copie deve essere specifico e non generico. Inoltre, per contestare la veridicità delle relate di notifica e delle firme sugli avvisi di ricevimento, è necessario proporre una querela di falso. La Corte ha infine confermato la regolarità delle notifiche a mezzo posta e l'interruzione della prescrizione.
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Omissione contributiva: la Cassazione chiarisce
Un lavoratore ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per ottenere il risarcimento del danno derivante da un'omissione contributiva per il periodo dal 1983 al 2006. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, ha chiarito un punto fondamentale sulla successione tra enti: la nuova Azienda Sanitaria (ASL) non possiede la legittimazione passiva per rispondere dei debiti delle vecchie Unità Sanitarie Locali (USL) maturati prima del 31 dicembre 1994. Di conseguenza, la domanda del lavoratore è stata rigettata per il periodo antecedente a tale data.
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Prescrizione contributi: la difesa non basta a salvarli
La Corte di Cassazione ha stabilito che la memoria difensiva depositata da un ente previdenziale in un giudizio di accertamento negativo, avviato da un'azienda, non costituisce un atto idoneo a interrompere la prescrizione contributi. Per interrompere la prescrizione, non è sufficiente chiedere il rigetto della domanda avversaria; è necessario che il creditore manifesti in modo esplicito la volontà di ottenere l'adempimento del proprio credito. La sentenza ha quindi confermato l'estinzione del debito contributivo per decorrenza dei termini.
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