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Legge 335/1995

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Prescrizione Contributi: Scadenza Pagamento Batte Dichiarazione
Una professionista si oppone a una richiesta di contributi del 2011 da parte dell'Ente Previdenziale, sostenendo che il diritto alla riscossione fosse scaduto. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla prescrizione contributi Gestione Separata: il termine di cinque anni non inizia a decorrere dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi, ma dalla scadenza legale prevista per il pagamento di quei contributi. La semplice omissione dei dati nella dichiarazione non sospende automaticamente la prescrizione. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione, dando ragione alla professionista e rinviando il caso al giudice di merito per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Contributi previdenziali ingegneri: obbligo dichiarazione
Il Tribunale di Roma ha esaminato un'opposizione riguardante i contributi previdenziali ingegneri per gli anni 2019-2020. Sebbene l'obbligo contributivo principale sia decaduto poiché il professionista era iscritto a un'altra gestione, la Corte ha confermato la validità delle sanzioni per l'omessa comunicazione reddituale obbligatoria.
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Indebito assegno sociale: quando va restituito
Il Tribunale di Roma ha esaminato la legittimità della richiesta di restituzione di oltre 15.000 euro per un presunto indebito assegno sociale. Mentre per l'anno 2022 il superamento della soglia reddituale ha giustificato il recupero, per il 2023 e il 2024 è emerso che i redditi familiari erano ampiamente entro i limiti di legge, annullando la pretesa dell'ente previdenziale per quel biennio.
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Prescrizione crediti contributivi: la Cassazione dà ragione al Cittadino
Un contribuente riceve un preavviso di fermo per crediti contributivi quasi dieci anni dopo la notifica della cartella esattoriale. Si oppone sostenendo l'avvenuta prescrizione del debito. I giudici di merito respingono la sua richiesta, ritenendola tardiva. La Corte di Cassazione, invece, ribalta la decisione. La Corte stabilisce un principio fondamentale: la mancata opposizione alla cartella esattoriale non impedisce di far valere la successiva prescrizione dei crediti contributivi. Se l'Agente della Riscossione non agisce entro cinque anni, il debito si estingue e non può più essere preteso. Vince il contribuente.
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Assegno sociale negato dopo donazione: la Cassazione dà ragione
Un cittadino si vede negare l'Assegno sociale dall'Ente Previdenziale perché, anni prima, aveva donato i suoi unici due immobili alla figlia, creando volontariamente il proprio stato di bisogno. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. I giudici stabiliscono un principio fondamentale: per ottenere l'Assegno sociale conta unicamente lo stato di bisogno effettivo e oggettivo, cioè avere un reddito sotto la soglia di legge. Le ragioni che hanno portato a tale condizione, come una donazione, sono irrilevanti, a meno che non si dimostri un intento fraudolento di simulare la povertà. La scelta volontaria di spogliarsi dei propri beni non esclude, di per sé, il diritto al sussidio.
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Assegno sociale e requisito di residenza: negato senza 10 anni
Una cittadina straniera si è vista negare l'assegno sociale perché non aveva risieduto in Italia per almeno dieci anni. La richiedente ha sostenuto che questa regola fosse discriminatoria. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio chiaro: l'assegno sociale e requisito di residenza decennale sono un binomio legittimo. Questa condizione non è discriminatoria perché si applica a tutti, compresi i cittadini italiani. La Corte ha spiegato che questo lungo periodo di soggiorno serve a dimostrare un legame solido e radicato con la comunità nazionale, giustificando così l'accesso a una prestazione di solidarietà. Di conseguenza, la richiesta della cittadina è stata definitivamente respinta.
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Iscrizione Gestione Separata: Ente perde causa per un ritardo
Un ente previdenziale iscrive d'ufficio un avvocato alla Gestione Separata per un anno in cui il suo reddito era basso. Il professionista si oppone e vince nei primi gradi di giudizio. L'ente ricorre in Cassazione, ma la Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. La ragione non riguarda il merito della questione, ma un errore procedurale: l'ente ha depositato l'atto oltre il termine di legge. Di conseguenza, la decisione favorevole all'avvocato, che annullava l'iscrizione Gestione Separata, diventa definitiva. L'ente perde la causa per un ritardo.
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Opposizione a intimazione di pagamento: debito prescritto ma perdi
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di contributi previdenziali. Un contribuente ha presentato opposizione a intimazione di pagamento sostenendo la prescrizione di vecchi contributi, la cui cartella originaria non era mai stata notificata. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che anche in caso di omessa notifica della cartella, l'opposizione per motivi di merito come la prescrizione deve essere proposta entro il termine perentorio di 40 giorni dalla notifica dell'intimazione. Superata questa scadenza, l'opposizione è inammissibile e il debito non può più essere contestato nel merito. Il contribuente, pur avendo potenzialmente ragione sulla prescrizione, ha perso la causa per aver agito troppo tardi.
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Giornalista non iscritto all’albo: salta l’obbligo di iscrizione all’INPGI
La Corte di Cassazione ha chiarito che l'obbligo di iscrizione all'INPGI (l'ente previdenziale dei giornalisti) non dipende solo dalla natura giornalistica del lavoro svolto. Per far scattare tale obbligo, sono necessari due requisiti congiunti: lo svolgimento di attività giornalistica e la formale iscrizione del lavoratore all'albo dei giornalisti (o nel registro dei praticanti). La Corte ha stabilito che un'iscrizione successiva con effetto retroattivo non può sanare la mancanza del requisito per il passato. Di conseguenza, per il periodo in cui il lavoratore non era iscritto, i contributi non erano dovuti all'ente di categoria. L'Ente Previdenziale dei Giornalisti ha quindi vinto la causa.
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Prescrizione Contributi INPS: Errore di Calcolo non Salva l’Ente
Un Contribuente si oppone a una richiesta di pagamento per contributi previdenziali, sostenendo l'avvenuta prescrizione contributi INPS. L'Ente Previdenziale e l'Agente della Riscossione ricorrono in Cassazione, lamentando un errore di calcolo delle date da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte rigetta i ricorsi, stabilendo un principio fondamentale: un semplice errore materiale nel calcolo del tempo, basato su date non contestate, costituisce un 'errore di fatto'. Questo tipo di errore non può essere contestato con un ricorso per cassazione, ma con un altro strumento legale. Di conseguenza, la prescrizione quinquennale del debito è confermata e il Contribuente vince la causa.
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Obbligo contributivo professionisti: iscrizione batte reddito zero
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo contributivo professionisti verso la propria Cassa di previdenza sorge con la semplice iscrizione all'albo professionale. È irrilevante che l'attività sia svolta in modo occasionale o non produca reddito. Due professionisti avevano ottenuto l'annullamento delle cartelle di pagamento sostenendo di non esercitare con continuità. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che solo il rispetto delle specifiche condizioni di esonero, previste dai regolamenti della Cassa e provate secondo le sue procedure, può sospendere il pagamento dei contributi minimi. La Cassa di Previdenza vince e la causa torna in Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Prescrizione Contributi Gestione Separata: Proroga Salva l’INPS
Un professionista ometteva di versare i contributi dovuti alla Gestione Separata INPS per due annualità. L'INPS richiedeva il pagamento, ma il professionista eccepiva l'avvenuta prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla decorrenza della prescrizione contributi Gestione Separata. Ha stabilito che il termine di cinque anni non parte dalla scadenza originaria, ma dalla data di pagamento effettiva, anche se prorogata da un decreto del Governo (D.P.C.M.). Di conseguenza, la proroga dei versamenti fiscali sposta in avanti anche l'inizio del conto alla rovescia per la prescrizione. La Corte ha quindi dato ragione all'INPS, annullando la precedente decisione e rinviando la causa per un nuovo esame basato su questo principio.
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Pensione con Cumulo: la Domanda Fissa la Decorrenza, non l’Età
Una lavoratrice con contributi versati sia nella Gestione Separata sia in quella per lavoratori dipendenti (AGO) ha chiesto di cumularli per ottenere un'unica pensione. Il dubbio riguardava la data di inizio del pagamento. La Corte di Cassazione ha chiarito un principio fondamentale: la decorrenza pensione Gestione Separata, in caso di cumulo, non parte dal momento in cui si maturano i requisiti di età e contributi, ma dalla data della domanda amministrativa con cui si chiede l'unificazione. L'Ente Previdenziale ha quindi vinto la causa, poiché la facoltà di unire i contributi si esercita solo con una richiesta esplicita, che determina il momento del calcolo e della liquidazione.
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Prescrizione Contributi INPS: Omissione del Quadro RR non basta
Un avvocato si oppone a una richiesta di pagamento dell'Ente Previdenziale per contributi del 2011, sostenendo l'avvenuta prescrizione. L'Ente riteneva che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, tale da sospendere la prescrizione. La Corte di Cassazione ha dato ragione al professionista, chiarendo che la semplice omissione non prova automaticamente il dolo. Di conseguenza, la **prescrizione contributi INPS** è stata ritenuta valida, rendendo la pretesa dell'Ente tardiva e illegittima. La sentenza precedente è stata annullata.
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Sanzioni Gestione Separata annullate: l’INPS perde in Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un avvocato che si era opposto a una richiesta di pagamento dell'INPS per contributi e sanzioni relativi al 2009. La Corte ha confermato che il debito per i contributi non era prescritto. Tuttavia, ha accolto la richiesta di annullamento delle sanzioni per omessa iscrizione alla Gestione Separata. La decisione si basa su una precedente sentenza della Corte Costituzionale, che ha ritenuto illegittimo applicare sanzioni per periodi in cui la normativa sull'obbligo di iscrizione per gli avvocati era incerta. Di conseguenza, il professionista non deve pagare le sanzioni, ottenendo una vittoria parziale.
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Prescrizione decennale da giudicato: debito valido senza condanna?
Due società si oppongono a una richiesta di contributi dell'Ente Previdenziale, sostenendo che il credito sia prescritto. In un precedente giudizio, il debito era stato confermato da una sentenza definitiva, ma senza un ordine di pagamento esplicito. La questione centrale è se questa sentenza sia sufficiente ad applicare la prescrizione decennale da giudicato, estendendo il termine di riscossione da cinque a dieci anni. L'Ente Previdenziale sostiene di sì, mentre le società negano tale effetto. La Corte di Cassazione, riconoscendo la complessità e la novità della questione, ha sospeso la decisione e ha rinviato il caso a una nuova udienza pubblica per un esame più approfondito. Al momento, non c'è un vincitore.
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Prescrizione Decennale Contributi: La Cassazione rinvia la decisione
Un'Azienda si oppone a una richiesta di pagamento di contributi previdenziali del 2006, sostenendo che il diritto dell'Ente Previdenziale sia ormai estinto per prescrizione. L'Ente, tuttavia, afferma che una precedente sentenza, pur essendo solo 'di accertamento' del credito, ha trasformato la prescrizione da breve a decennale. La Corte di Cassazione, chiamata a decidere sulla questione, ha ritenuto il tema estremamente complesso e di grande importanza. In particolare, il dubbio riguarda se una sentenza che si limita ad accertare un debito, senza condannare al pagamento, sia sufficiente a innescare la prescrizione decennale contributi. Per questo motivo, la Corte non ha emesso una decisione finale ma ha rinviato la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Prescrizione decennale anche senza condanna? Il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione affronta un caso cruciale sulla conversione del termine di prescrizione per i crediti previdenziali. Un'Azienda, dopo aver perso una causa intentata per far annullare dei verbali di accertamento dell'Ente Previdenziale, sostiene che il credito si sia comunque prescritto nel termine breve di cinque anni. L'Ente, invece, ritiene che la sentenza definitiva, pur essendo di rigetto e non di condanna, abbia attivato la prescrizione decennale. Riconoscendo la complessità e l'importanza della questione, la Corte non emette una decisione finale, ma rinvia il caso a una pubblica udienza per un esame più approfondito. La questione centrale è se una sentenza di mero accertamento possa innescare la conversione del termine di prescrizione prevista per le sentenze di condanna.
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Avvocato con reddito basso: sì all’Iscrizione Gestione Separata INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito che un avvocato, pur iscritto al proprio albo, se percepisce un reddito inferiore alla soglia minima per versare i contributi alla Cassa Forense, è comunque obbligato all'iscrizione alla Gestione Separata INPS. La Corte ha chiarito che il sistema delle casse professionali e quello della Gestione Separata sono complementari, non alternativi. Questa decisione si fonda sul principio di universalità della tutela previdenziale, che impone una copertura assicurativa per tutti i lavoratori. Di conseguenza, l'iscrizione d'ufficio operata dall'INPS è stata ritenuta legittima. L'INPS vince la causa.
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Avvocato non in Cassa Forense: sì all’Iscrizione Gestione Separata
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità dell'iscrizione d'ufficio di un professionista alla Gestione Separata INPS. Il caso riguardava un legale iscritto all'albo ma non alla Cassa Forense. La sentenza chiarisce un punto fondamentale: l'obbligo di iscrizione Gestione Separata avvocato sorge quando il professionista non versa il contributo soggettivo (quello che costruisce la pensione) alla propria cassa di categoria. Il solo pagamento del contributo integrativo, di natura solidaristica, non è sufficiente a esonerare da tale obbligo. Questa decisione rafforza il principio di universalità della tutela previdenziale, garantendo che nessun reddito da lavoro resti privo di copertura pensionistica. L'INPS ha quindi vinto la causa.
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