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Legge 335/1995

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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33649/2025, ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è inammissibile se non fondata su uno dei motivi tassativamente previsti dall'art. 12, comma 4-bis, del d.P.R. 602/1973. Nel caso specifico, un contribuente aveva impugnato un estratto di ruolo eccependo la prescrizione quinquennale dei crediti. La Corte ha accolto il ricorso incidentale dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione, dichiarando l'azione del contribuente inammissibile per carenza di interesse ad agire, poiché la prescrizione non rientra tra le cause specifiche che consentono tale impugnazione. La decisione si basa su una norma sopravvenuta (ius superveniens) applicabile ai processi in corso.
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Prescrizione contributi: la denuncia non la interrompe
Un lavoratore perde la causa per la riliquidazione della pensione a causa della prescrizione dei contributi non versati. La Corte di Cassazione conferma che la denuncia del lavoratore non interrompe né raddoppia il termine di prescrizione quinquennale. L'ordinanza chiarisce anche che il giudice del rinvio può esaminare l'eccezione di prescrizione se non è stata oggetto della precedente decisione della Cassazione, ribadendo i limiti del principio di automaticità delle prestazioni previdenziali.
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Prescrizione contributi previdenziali: la Cassazione
La Corte di Cassazione si pronuncia sulla prescrizione dei contributi previdenziali, confermando il termine quinquennale introdotto dalla L. 335/1995. La Corte ha stabilito che la denuncia del lavoratore non ha l'effetto di raddoppiare tale termine per i contributi maturati dopo l'entrata in vigore della legge, né di interrompere la prescrizione. Il ricorso del lavoratore, che lamentava il mancato versamento dei contributi da parte della società datrice di lavoro, è stato rigettato, confermando la decisione della Corte territoriale che aveva accolto l'eccezione di prescrizione sollevata dall'Ente Previdenziale.
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Interruzione prescrizione: prova ammessa in appello
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un'intimazione di pagamento, focalizzandosi sul tema dell'interruzione prescrizione. La Corte ha stabilito che la prova documentale dell'interruzione, anche se prodotta tardivamente in primo grado, è ammissibile in appello. Questo perché l'eccezione di interruzione della prescrizione è un'eccezione in "senso lato", rilevabile d'ufficio dal giudice, e nel rito del lavoro il magistrato ha ampi poteri istruttori per accertare la verità dei fatti.
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Impugnazione estratto di ruolo: limiti e condizioni
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo, venendo a conoscenza solo tramite esso di tre cartelle esattoriali che sosteneva non fossero mai state notificate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. L'ordinanza chiarisce che, a seguito di una recente modifica legislativa (art. 12, comma 4-bis, d.P.R. n. 602/1973), l'impugnazione dell'estratto di ruolo è inammissibile per difetto di interesse ad agire, a meno che il contribuente non dimostri un pregiudizio specifico e concreto, come l'impossibilità di partecipare a un appalto pubblico. Poiché tale prova mancava, il ricorso è stato rigettato.
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Prova stato di bisogno: quando l’assegno sociale è negato
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dell'assegno sociale a un cittadino che non ha fornito una rigorosa prova dello stato di bisogno. Secondo la Corte, i giudici possono legittimamente basarsi su presunzioni, come il mancato tentativo di modificare un assegno di mantenimento dovuto all'ex coniuge, per ritenere che il richiedente disponga di redditi non dichiarati e quindi non si trovi in un effettivo stato di necessità economica.
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Indebito pensionistico: recupero e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19561/2024, ha rigettato il ricorso di un erede contro l'INPS per il recupero di un indebito pensionistico. La Corte ha ribadito che l'onere di provare il diritto alla prestazione spetta al pensionato e che, in caso di superamento dei limiti di reddito, l'ente può recuperare le somme entro un anno, senza necessità di dimostrare il dolo del percipiente.
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Assegno sociale: sì anche con rinuncia al mantenimento
Una donna rinuncia all'assegno di mantenimento in sede di separazione consensuale e richiede l'assegno sociale. L'INPS nega la prestazione, ma la Corte di Cassazione accoglie il ricorso della donna. La Corte stabilisce che l'unico requisito per l'assegno sociale è lo stato di bisogno effettivo, basato sull'assenza di redditi sufficienti, indipendentemente dalla mancata richiesta del mantenimento. L'eventuale intento fraudolento deve essere provato in giudizio dall'INPS.
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Assegno sociale: la rinuncia al mantenimento conta?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la rinuncia all'assegno di mantenimento in sede di separazione non esclude il diritto all'assegno sociale. L'unico requisito per ottenere il beneficio è lo stato di bisogno effettivo, basato sui redditi realmente percepiti e non su quelli potenziali o non richiesti.
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Indennità di trasferta: onere della prova del datore
La Corte di Cassazione ha stabilito che spetta al datore di lavoro, e non all'ente previdenziale, l'onere di provare la sussistenza dei requisiti per l'esenzione contributiva sull'indennità di trasferta. Se non sono soddisfatte le condizioni per il regime speciale dei trasfertisti, si deve verificare l'applicabilità del regime generale di esenzione parziale, la cui prova è sempre a carico dell'azienda. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per non aver seguito questo principio.
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Onere della prova indennità di trasferta: chi prova?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22923/2024, ha stabilito un principio fondamentale sull'onere della prova per l'indennità di trasferta. In un caso tra l'ente previdenziale e una società cooperativa, la Corte ha chiarito che, una volta che l'ente dimostra l'erogazione di somme al lavoratore, spetta al datore di lavoro provare la sussistenza delle condizioni per l'esenzione contributiva. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva posto l'onere a carico dell'ente, è stata annullata con rinvio.
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Indennità di trasferta: chi prova l’esenzione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22920/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in materia di indennità di trasferta. L'Ente Previdenziale deve solo dimostrare l'erogazione di somme al lavoratore, mentre spetta al datore di lavoro provare la sussistenza dei requisiti per l'esenzione contributiva, come il rispetto dei limiti di importo previsti dalla legge. Nel caso specifico, il ricorso dell'Ente è stato rigettato poiché la Corte d'Appello aveva correttamente accertato che le indennità pagate non superavano i limiti di esenzione, rendendole non soggette a contribuzione.
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Gestione Separata: iscrizione obbligatoria sotto 5000€?
Un'professionista con un reddito annuo inferiore a 5.000 euro ha contestato l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata dell'ente previdenziale. I tribunali di merito le avevano dato ragione, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Corte ha chiarito che per i professionisti iscritti ad albi, l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata non dipende dal superamento di una soglia di reddito, ma dall'esercizio 'abituale' della professione, anche se il reddito è basso. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non per legge
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da un ente previdenziale autonomo sulle pensioni, in quanto tale prelievo è una prestazione patrimoniale soggetta a riserva di legge. La Corte ha inoltre confermato la prescrizione decennale per il recupero delle somme indebitamente trattenute.
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Contributo di solidarietà: illegittimo per le Casse
La Corte di Cassazione ha stabilito che il contributo di solidarietà imposto da una Cassa di previdenza privata ai propri pensionati è illegittimo. Secondo i giudici, le Casse non hanno il potere di introdurre prelievi di natura patrimoniale, poiché tale facoltà è riservata esclusivamente alla legge dello Stato. La Corte ha inoltre chiarito che il diritto al rimborso delle somme indebitamente trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque, confermando la tutela dei diritti dei pensionati.
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Contributo solidarietà: Cassazione su pensioni private
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contributo di solidarietà non può essere imposto da una cassa di previdenza privata tramite un proprio regolamento, poiché tale prelievo rientra nella riserva di legge. Un professionista in pensione si era opposto a questa trattenuta, ottenendo ragione. La Corte ha chiarito che solo il legislatore può introdurre prestazioni patrimoniali di questo tipo. Inoltre, è stato confermato che il diritto del pensionato a ottenere la restituzione delle somme illegittimamente trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non per legge
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da un ente previdenziale privato sulle pensioni dei propri iscritti. La Suprema Corte ha stabilito che tale prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale imposta, può essere introdotto solo da una legge dello Stato e non tramite un regolamento interno della Cassa. Di conseguenza, le somme trattenute devono essere restituite, con un termine di prescrizione decennale per l'azione di recupero da parte del pensionato.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo il contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata ai suoi pensionati. Secondo la Corte, una tale prestazione patrimoniale può essere introdotta solo da una norma di legge e non da un regolamento interno dell'ente, a causa della riserva di legge prevista dalla Costituzione. La Corte ha inoltre stabilito che il diritto al rimborso delle somme illegittimamente trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque.
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Contributo di solidarietà: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una Cassa di previdenza privata sulle pensioni già liquidate. Ha stabilito che tale prelievo può essere introdotto solo per legge e non tramite regolamento interno. Inoltre, ha ribadito che il diritto al rimborso delle somme trattenute si prescrive in dieci anni, non in cinque.
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Pensione lavoratori spettacolo: il calcolo della Quota B
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29769/2024, ha stabilito che per la pensione dei lavoratori dello spettacolo, il calcolo della cosiddetta "Quota B" deve ancora tenere conto del massimale di retribuzione giornaliera pensionabile previsto da una normativa del 1971. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva ritenuto superato tale limite. La motivazione risiede nel fatto che questo limite è parte integrante di un sistema pensionistico complessivamente più vantaggioso per questa categoria di lavoratori rispetto alla generalità degli assicurati.
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