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Legge 300/1970

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Controlli difensivi: legittimo il licenziamento
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento di un dipendente che falsificava gli orari di lavoro. La sentenza ribadisce che i 'controlli difensivi' tramite agenzie investigative sono ammessi quando esiste un fondato sospetto di condotte illecite del lavoratore, specialmente se l'attività viene svolta fuori dai locali aziendali. La Corte ha ritenuto che il datore di lavoro avesse sufficienti indizi, come la minore performance del dipendente, per giustificare l'avvio delle indagini che hanno poi portato al licenziamento per giusta causa.
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Obbligo di repêchage: licenziamento illegittimo
Un'azienda licenzia un dirigente per soppressione del posto. La Cassazione conferma l'illegittimità del licenziamento, ribadendo che l'obbligo di repêchage impone al datore di lavoro di verificare la possibilità di ricollocare il dipendente anche in mansioni inferiori, già svolte in passato, prima di procedere al recesso.
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Licenziamento disciplinare: la durata del procedimento
Un licenziamento disciplinare intimato a un dipendente di un istituto di credito è stato giudicato legittimo dalla Corte di Cassazione, nonostante il considerevole tempo trascorso tra la prima contestazione e il provvedimento espulsivo. La Corte ha stabilito che la durata del procedimento era giustificata dalla complessità dei fatti, dalla presenza di due distinte contestazioni disciplinari e dalla necessità di attendere gli esiti di indagini, anche penali. Il principio di tempestività, secondo la Corte, va inteso in senso relativo, bilanciando il diritto di difesa del lavoratore con l'esigenza del datore di lavoro di effettuare accertamenti approfonditi.
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Licenziamento disciplinare: quando è sproporzionato?
La Corte di Cassazione conferma la decisione di illegittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a un dipendente di banca. Il caso riguardava infedeli dichiarazioni su rimborsi chilometrici e la percezione indebita di un'indennità per il domicilio. La Corte ha ritenuto la sanzione espulsiva sproporzionata rispetto alla reale gravità dei fatti, evidenziando come episodi circoscritti e di modesta entità, a fronte di una lunga carriera senza rilievi, non giustifichino la massima sanzione.
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Licenziamento giusta causa: note spese e Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento per giusta causa inflitto a una lavoratrice per aver richiesto rimborsi spesa per tragitti non lavorativi e in eccesso rispetto agli accordi. La Corte ha ritenuto la contestazione disciplinare tempestiva e ha giudicato inammissibile la richiesta di rivalutare la gravità dei fatti, confermando la rottura del vincolo fiduciario.
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Licenziamento per giusta causa: la prova spetta al datore
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per giusta causa inflitto a una lavoratrice accusata di aver presentato una lettera di referenze falsa. La Suprema Corte ha stabilito che è onere del datore di lavoro provare non solo la falsità materiale del documento, ma anche l'elemento psicologico, ovvero la consapevolezza e la malafede della dipendente. In assenza di tale prova, il licenziamento è nullo. Il ricorso dell'azienda è stato rigettato in quanto basato su una riesamina dei fatti, preclusa in sede di legittimità per la regola della "doppia conforme".
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Licenziamento sproporzionato per rimborso spese errato
Una lavoratrice è stata licenziata per aver richiesto un rimborso spese parzialmente non dovuto di circa 266 euro tramite un portale aziendale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello, definendolo un licenziamento sproporzionato. La Suprema Corte ha stabilito che una richiesta irregolare, processata attraverso un sistema aziendale che prevede controlli, non può essere assimilata al furto e la sanzione deve essere proporzionata alla reale gravità del fatto.
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Accesso abusivo dati bancari: licenziamento legittimo
Una dipendente bancaria è stata licenziata per aver effettuato un accesso abusivo ai dati bancari di clienti, familiari e colleghi. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo che la violazione della privacy lede il rapporto fiduciario e costituisce giusta causa, anche senza un danno effettivo. La Corte ha inoltre precisato che spetta al datore provare l'accesso, e al lavoratore dimostrarne la liceità.
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Trasferimento punitivo: quando è legittimo? La Cassazione
Un lavoratore del settore energetico ha impugnato due sanzioni disciplinari, tra cui un trasferimento punitivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità delle sanzioni. Secondo la Corte, la contestazione era tempestiva, il principio di immutabilità dell'addebito non era stato violato e i benefici economici previsti dal CCNL per trasferimenti di servizio non si applicano ai trasferimenti disciplinari. Il caso chiarisce i confini del potere disciplinare del datore di lavoro in materia di trasferimento punitivo.
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Contestazione disciplinare: il vincolo del giudice
In un caso di licenziamento per presunto furto, la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda. Si sottolinea che il giudice di rinvio è strettamente vincolato al principio di diritto (dictum) fissato dalla stessa Cassazione in una precedente pronuncia e non può riesaminare i fatti già accertati. La corretta contestazione disciplinare è cruciale, ma in questo caso la discussione era superata dalla precedente decisione sul merito.
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Licenziamento e esclusione: reintegra dopo due sentenze
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto alla reintegrazione di una socia lavoratrice, prima licenziata e successivamente esclusa da una cooperativa. Entrambi gli atti sono stati annullati in giudizi separati. La Corte ha stabilito che l'annullamento della delibera di esclusione costituisce un fatto nuovo che supera il precedente giudicato che negava la reintegra, dando così diritto alla lavoratrice di ottenere la piena tutela ripristinatoria e risarcitoria.
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Domanda nuova e licenziamento: la Cassazione chiarisce
Una società impugna un ordine di reintegrazione sostenendo che il lavoratore abbia introdotto una 'domanda nuova' citando la Riforma Fornero anziché il Jobs Act. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che un errato riferimento normativo non costituisce una domanda nuova se i fatti e la richiesta (petitum) rimangono invariati. Il giudice ha il dovere di applicare la legge corretta. Sono stati rigettati anche gli altri motivi di ricorso su questioni procedurali.
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Audizione lavoratore: quando il rinvio è un diritto?
Un dirigente impugna il licenziamento per vizi procedurali, sostenendo la violazione del suo diritto di difesa per il mancato rinvio dell'audizione richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, chiarendo che il diritto all'audizione del lavoratore non comporta un obbligo per il datore di lavoro di posticipare l'incontro in caso di generica indisponibilità del dipendente o del suo rappresentante. Il diritto di difesa è stato ritenuto garantito dalle giustificazioni scritte già presentate.
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Retribuzione feriale: indennità incluse nel calcolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di trasporti, confermando che la retribuzione feriale deve essere onnicomprensiva. I contratti collettivi che escludono dal calcolo delle ferie le indennità strettamente connesse alla prestazione lavorativa, come quelle per l'utilizzo professionale o per l'assenza dalla residenza, sono nulli. La Corte ha stabilito che al lavoratore, durante le ferie, spetta una retribuzione parametrata a quella che avrebbe percepito lavorando. È stato inoltre chiarito che la prescrizione dei relativi crediti decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro.
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Ricorso inammissibile: limiti del giudizio di Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da una lavoratrice contro il suo licenziamento. La decisione sottolinea che il giudizio di legittimità non consente un riesame dei fatti, ma solo un controllo sulla corretta applicazione della legge, respingendo le censure che miravano a una nuova valutazione delle prove.
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Retribuzione ferie: indennità incluse nel calcolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'importante azienda di trasporti, confermando che la retribuzione ferie deve includere tutte le indennità accessorie corrisposte in via ordinaria. La Corte ha dichiarato nulle le clausole dei contratti aziendali che limitavano tale calcolo, ribadendo il principio secondo cui il lavoratore in ferie deve percepire una retribuzione equiparabile a quella del periodo lavorativo. L'azienda è stata anche sanzionata per aver intentato un ricorso basato su motivi già ripetutamente respinti dalla giurisprudenza.
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Retribuzione ferie: inclusione delle indennità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11781/2025, ha respinto il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando il diritto di un lavoratore a ricevere una retribuzione ferie comprensiva dell'indennità di utilizzazione professionale e di assenza dalla residenza. La Corte ha stabilito che le clausole dei contratti collettivi che escludono tali voci sono nulle perché in contrasto con la normativa europea e nazionale, che impone una retribuzione onnicomprensiva durante le ferie, equivalente a quella ordinaria.
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Sanzione disciplinare pubblico impiego: la competenza
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione disciplinare di sospensione inflitta a un docente, chiarendo un principio fondamentale nel pubblico impiego. La competenza a sanzionare non dipende dalla sanzione concretamente applicata, ma dalla massima sanzione prevista in astratto dalla legge per quella infrazione. Nel caso di specie, la competenza era dell'Ufficio procedimenti disciplinari, e i termini procedurali sono stati ritenuti rispettati. La Corte ha rigettato il ricorso del docente, stabilendo che la procedura seguita dall'amministrazione scolastica era corretta.
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Esclusione socio cooperativa: il ruolo dell’assemblea
Un socio di una cooperativa è stato escluso a seguito di una delibera dell'assemblea per condotta conflittuale e inadempimenti. Il socio ha impugnato la decisione, sostenendo che la competenza fosse esclusivamente del consiglio di amministrazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'esclusione socio cooperativa. La Corte ha chiarito che l'assemblea può deliberare l'esclusione in via concorrente con gli amministratori. Inoltre, una delibera del consiglio di amministrazione, adottata lo stesso giorno, avrebbe comunque sanato ogni eventuale vizio di incompetenza dell'assemblea, rendendo l'esclusione definitiva.
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Domanda di restituzione: onere di allegazione
Un datore di lavoro, dopo aver ottenuto in appello la riforma di una sentenza che lo condannava a un risarcimento per licenziamento illegittimo, si è visto rigettare la richiesta di riavere indietro le somme già versate. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, stabilendo che la **domanda di restituzione** deve essere fondata su un'allegazione specifica e puntuale del pagamento effettuato. In assenza di tale allegazione, il principio di non contestazione non può operare e la domanda deve essere respinta per genericità.
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