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Legge 145/2018

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Revocazione sentenza: no per errore di diritto
Due società hanno richiesto la revocazione di una sentenza della Cassazione, sostenendo che la Corte non avesse applicato una nuova legge più favorevole in materia di imposta di registro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la mancata applicazione di una norma costituisce un errore di diritto e non un errore di fatto, unico motivo valido per la revocazione sentenza.
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Interessi passivi deducibili: via libera dalla Cassazione
Una società immobiliare si è vista negare la deducibilità degli interessi passivi su finanziamenti per immobili destinati alla locazione. L'Agenzia delle Entrate sosteneva che l'attività di locazione non fosse prevalente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che, per le annualità 2008 e 2010, la norma non richiedeva la prevalenza dell'attività di locazione. Ha inoltre chiarito che il beneficio fiscale si estende a tutti i tipi di finanziamento garantiti da ipoteca, inclusa l'apertura di credito, e non solo ai mutui.
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Esenzione IMU terreni agricoli: il ruolo del possessore
La Cassazione ha respinto il ricorso di un pensionato agricolo, negando l'esenzione IMU terreni agricoli. Anche se il figlio coltivava il terreno, la Corte ha ritenuto decisiva la mancanza di un diritto di proprietà o possesso in capo al figlio stesso, interrompendo il nesso necessario per l'agevolazione.
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Esenzione IMU terreni agricoli: quando si applica?
Un contribuente ha richiesto l'annullamento di avvisi di accertamento IMU per terreni classificati come edificabili ma coltivati dal figlio, un coltivatore diretto. La Corte di Cassazione ha negato l'esenzione IMU per terreni agricoli, stabilendo che il beneficio fiscale richiede che il soggetto qualificato come coltivatore diretto sia anche il possessore del terreno (proprietario o titolare di altro diritto reale), condizione non soddisfatta nel caso di specie.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario a seguito della rinuncia al ricorso da parte dell'Agenzia delle Entrate. La rinuncia è stata motivata da pronunce giurisprudenziali favorevoli al contribuente, emesse dopo la presentazione del ricorso stesso. La Corte ha chiarito che tale atto è unilaterale e non richiede accettazione, disponendo la compensazione delle spese legali proprio in virtù delle ragioni sopravvenute che hanno indotto l'ente impositore a desistere.
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Abilitazione insegnamento: no sanatoria se manca il titolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un candidato ammesso a un concorso per docenti 'con riserva', ma privo del requisito fondamentale dell'abilitazione insegnamento al momento del bando, non può vedere la propria posizione sanata in un secondo momento. Nemmeno il superamento delle prove o l'entrata in vigore di norme successive che riconoscono il valore abilitante del concorso possono rimediare all'originaria mancanza del titolo, che era un requisito di accesso essenziale. Di conseguenza, il licenziamento del docente, avvenuto dopo l'annullamento definitivo della sua ammissione, è stato ritenuto legittimo.
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Notifica cartella pagamento: no avviso informativo
Una contribuente ha contestato un'intimazione di pagamento sostenendo l'invalidità della notifica della cartella di pagamento presupposta, in quanto consegnata al portiere senza una successiva raccomandata informativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la notifica cartella pagamento, se eseguita direttamente dall'Agente della Riscossione tramite posta raccomandata, segue le regole del servizio postale ordinario. Pertanto, la consegna a persona abilitata come il portiere perfeziona la notifica senza necessità di ulteriori avvisi, a differenza di quanto previsto per gli atti giudiziari.
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24 CFU abilitazione: non basta per la II fascia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27482/2024, ha stabilito che il possesso di una laurea e di 24 CFU non equivale all'abilitazione all'insegnamento. Di conseguenza, gli aspiranti docenti con questi soli titoli non hanno diritto all'inserimento nella seconda fascia delle graduatorie di istituto, ma devono essere collocati nella terza. La sentenza chiarisce che i 24 CFU sono un requisito per partecipare ai concorsi, non un titolo abilitante di per sé. Viene così annullata la precedente decisione della Corte d'Appello che aveva accolto la richiesta di una docente.
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Divieto di cumulo vitalizi: legittima la norma regionale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni ex consiglieri regionali, confermando la legittimità della legge della Regione Toscana che introduceva un divieto di cumulo vitalizi. La norma, sebbene temporanea, è stata ritenuta un valido strumento per il contenimento della spesa pubblica e la razionalizzazione dei costi della politica. La Corte ha chiarito che il vitalizio non è una pensione, ma un'indennità, e che la sua riduzione non viola il principio di legittimo affidamento quando risponde a superiori esigenze di interesse pubblico.
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24 CFU e laurea: non bastano per le graduatorie docenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26914/2024, ha stabilito che il possesso congiunto di 24 CFU e laurea non equivale all'abilitazione all'insegnamento. Di conseguenza, tali titoli non sono sufficienti per l'inserimento nella prima fascia delle graduatorie provinciali o nella seconda fascia delle graduatorie di istituto. La Corte ha chiarito che questi requisiti consentono solo la partecipazione ai concorsi, ma non conferiscono la qualifica di docente abilitato, ribadendo la netta distinzione tra titolo di studio e titolo abilitante.
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Imposta di registro: no a riqualificazione per atti
Una complessa operazione societaria, strutturata come conferimento di ramo d'azienda seguito da cessione di quote, è stata riqualificata dal fisco come un'unica cessione d'azienda per applicare una maggiore imposta di registro. La Corte di Cassazione ha annullato tale riqualificazione, ribadendo che l'imposta si applica al singolo atto presentato per la registrazione e ai suoi effetti giuridici, non all'operazione economica complessiva risultante da più atti collegati.
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Imposta di registro: no alla riqualificazione di atti
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini dell'imposta di registro, un'operazione strutturata come conferimento di ramo d'azienda in una nuova società, seguita dalla cessione delle quote di quest'ultima, non può essere riqualificata dall'Amministrazione Finanziaria come una vendita diretta del ramo d'azienda. La sentenza ribadisce che l'imposta si applica al singolo atto presentato per la registrazione e ai suoi specifici effetti giuridici, senza poter considerare elementi esterni o l'effetto economico complessivo di più negozi collegati.
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Incidente di esecuzione: rimedio a un ordine accessorio
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'impugnazione contro un decreto di archiviazione che ordina la rimozione di manufatti non è un atto abnorme. Il rimedio corretto è l'incidente di esecuzione. La Corte ha quindi riqualificato il ricorso e trasmesso gli atti al giudice competente, applicando il principio di conservazione degli atti processuali.
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Abilitazione insegnamento: Laurea + 24 CFU non basta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15838/2024, ha stabilito che il possesso di una laurea e di 24 CFU non è sufficiente per l'inserimento nella seconda fascia delle graduatorie di istituto. Tale titolo consente solo l'accesso ai concorsi, ma non costituisce una vera e propria abilitazione all'insegnamento, che si ottiene unicamente con il superamento delle procedure concorsuali o tramite specifici percorsi abilitativi. La Corte ha quindi accolto il ricorso del Ministero dell'Istruzione, rigettando la pretesa di una docente che chiedeva l'inserimento nella fascia riservata al personale abilitato.
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Cedolare secca uso foresteria: la Cassazione dubita
Una recente ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione ha messo in discussione l'applicabilità del regime fiscale della cedolare secca uso foresteria. Il caso riguarda una locatrice, persona fisica, che aveva affittato un immobile ad uso abitativo a un ente universitario per alloggiare il proprio personale. A fronte di precedenti sentenze favorevoli, la Sezione Tributaria ha sollevato dubbi interpretativi sulla natura del contratto e sulla possibilità di estendere il beneficio fiscale quando l'inquilino agisce nell'esercizio della propria attività d'impresa. La questione, data la sua rilevanza, è stata rimessa alla decisione delle Sezioni Unite.
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Scorrimento graduatorie: stop con una nuova legge
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo scorrimento graduatorie non è un diritto acquisito. Se una nuova legge (ius superveniens) modifica le regole per le progressioni di carriera, questa si applica anche a procedure concorsuali bandite in precedenza, bloccando di fatto lo scorrimento se non più conforme alla nuova disciplina. Il caso riguardava dipendenti pubblici che, pur idonei in una graduatoria per una progressione verticale, si sono visti negare l'assunzione a seguito dell'entrata in vigore del D.Lgs. 150/2009, che ha imposto nuove e più restrittive modalità per le progressioni interne.
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Scorrimento graduatorie: no al diritto soggettivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14917/2024, ha stabilito che lo scorrimento delle graduatorie nel pubblico impiego non costituisce un diritto soggettivo per i candidati idonei. Il caso riguardava due dipendenti pubblici risultati idonei in una procedura di progressione verticale, i quali chiedevano l'assunzione tramite scorrimento. La Corte ha accolto il ricorso dell'Amministrazione, affermando che la sopravvenuta normativa (D.Lgs. 150/2009), che impone il concorso pubblico per tali progressioni, prevale e impedisce l'utilizzo di graduatorie derivanti da procedure interamente interne, anche se bandite in precedenza.
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Scorrimento graduatorie: stop a nomine post-riforma
La Corte di Cassazione ha stabilito che non è possibile procedere allo scorrimento di graduatorie di concorsi interni banditi prima della Riforma Brunetta (D.Lgs. 150/2009) se la decisione di assumere avviene dopo l'entrata in vigore della stessa. Il caso riguardava tre dipendenti ministeriali risultati idonei a una progressione verticale, la cui assunzione tramite scorrimento graduatorie è stata bloccata. La Corte ha chiarito che si applica la legge vigente al momento della decisione di scorrere la graduatoria (ius superveniens), la quale impone concorsi pubblici e limita le riserve interne, rendendo illegittimo lo scorrimento di graduatorie puramente interne.
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Interpretazione Art. 20: no a elementi esterni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9493/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di imposta di registro. In base alla vigente interpretazione dell'art. 20 D.P.R. 131/1986, l'amministrazione finanziaria non può riqualificare un'operazione economica considerando atti collegati o elementi esterni a quello presentato per la registrazione. Nel caso specifico, una cessione di quote sociali non poteva essere tassata come cessione di ramo d'azienda basandosi su operazioni precedenti. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, accogliendo il ricorso del contribuente e affermando che la valutazione fiscale deve limitarsi all'intrinseca natura e agli effetti giuridici del singolo atto.
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Riqualificazione fiscale: Cassazione stoppa l’Agenzia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29067/2025, ha annullato un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate relativo a una riqualificazione fiscale. L'Agenzia aveva considerato un'operazione di conferimento di ramo d'azienda, seguita dalla cessione delle quote della società conferitaria, come un'unica cessione d'azienda, applicando un'imposta di registro proporzionale anziché fissa. La Corte ha stabilito che, in base alla nuova formulazione retroattiva dell'art. 20 del D.P.R. 131/1986, la tassazione deve basarsi esclusivamente sulla natura giuridica del singolo atto presentato per la registrazione, senza considerare elementi esterni o atti collegati.
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