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Legge 137/2020 — Sezione Seconda Penale

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Altri anni per Legge 137/2020

Notifica PEC errata: nullità della sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per danneggiamento aggravato a causa di una notifica PEC errata. La citazione a giudizio d'appello è stata inviata a un avvocato omonimo con un indirizzo PEC quasi identico, violando il diritto di difesa dell'imputato e causando la nullità assoluta del procedimento.
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Ne bis in idem: sanzione disciplinare non esclude reato
Un detenuto, già sanzionato disciplinarmente per aver danneggiato arredi della sua cella, è stato processato penalmente per lo stesso fatto. Il tribunale aveva dichiarato l'improcedibilità per violazione del principio del ne bis in idem. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la sanzione disciplinare penitenziaria non ha natura 'penale' e non preclude quindi l'azione penale. Secondo la Corte, le due sanzioni hanno finalità diverse: quella disciplinare mira a mantenere l'ordine interno al carcere, mentre quella penale punisce il reato.
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Deposito impugnazione penale: vale la data di invio
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che dichiarava inammissibile un appello perché ritenuto tardivo. Il ricorso era stato depositato entro i termini presso la cancelleria del tribunale del luogo di residenza del difensore, ma era pervenuto oltre la scadenza alla cancelleria del giudice competente. La Suprema Corte ha chiarito che, per il deposito impugnazione penale effettuato prima della Riforma Cartabia, fa fede la data di presentazione all'ufficio giudiziario 'locale', come previsto dalle norme all'epoca vigenti.
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Tentativo di rapina: la Cassazione e la pena
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di tentativo di rapina pluriaggravata. Ha confermato la responsabilità penale di due imputati, rigettando gran parte dei loro motivi di ricorso, inclusi quelli sulla partecipazione al reato e sulle attenuanti. Tuttavia, per uno degli imputati, ha annullato la sentenza limitatamente alla quantificazione della pena, rinviando alla Corte d'Appello per una nuova valutazione. La Corte ha ritenuto che i giudici di merito non avessero adeguatamente motivato la misura della pena inflitta, a fronte di specifiche doglianze difensive.
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Marchio contraffatto: quando un motivo è reato?
La Corte di Cassazione conferma la condanna di una negoziante per commercio di prodotti con marchio contraffatto. La sentenza stabilisce che la riproduzione di un motivo figurativo distintivo, come un celebre tartan, costituisce reato anche in assenza del nome del brand o di altri loghi. La Corte ha ritenuto irrilevante che il falso fosse riconoscibile, poiché il reato protegge la fede pubblica e non solo il singolo acquirente, dichiarando inammissibile il ricorso.
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