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D.P.R. 917/1986

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Reddito immobile pignorato: chi paga le tasse?
La Corte di Cassazione chiarisce che il reddito derivante dalla locazione di un immobile pignorato concorre a formare il reddito imponibile del proprietario-debitore esecutato, anche se i canoni sono percepiti dal custode giudiziario. L'obbligo fiscale sorge in capo al proprietario, poiché i canoni, pur non incassati direttamente, incrementano l'attivo destinato a soddisfare i suoi debiti. La Corte distingue nettamente questa fattispecie dal sequestro giudiziario.
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Tassazione Pensione Integrativa: la Cassazione decide
Un pensionato, ex dipendente pubblico iscritto a un fondo integrativo dal 1962, ha richiesto il rimborso delle maggiori imposte versate sulla sua pensione integrativa per gli anni dal 2011 al 2016. Sosteneva di aver diritto al regime fiscale agevolato introdotto dal D.Lgs. 252/2005. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per i cosiddetti 'vecchi iscritti' a 'vecchi fondi', il nuovo regime di tassazione pensione integrativa non si applica ai montanti maturati prima del 1° gennaio 2007. Pertanto, continua ad applicarsi la previgente e meno favorevole disciplina fiscale.
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Notifica nulla sanatoria: quando il ritiro sana il vizio
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica di un atto impositivo, anche se affetta da vizi procedurali, deve considerarsi valida se il destinatario lo ha personalmente ritirato. In questo caso, un contribuente residente all'estero aveva ricevuto un avviso di accertamento presso il suo domicilio italiano. La Corte ha ritenuto che il ritiro dell'atto da parte del contribuente dimostrasse la piena conoscenza dello stesso, sanando qualsiasi irregolarità nella procedura di notifica secondo il principio della sanatoria per raggiungimento dello scopo.
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Risarcimento lucro cessante e tasse: la Cassazione
Una società immobiliare ha subito un danno a causa di difetti strutturali in un immobile, che hanno impedito la vendita di alcune unità. La Corte di Cassazione, intervenendo sul calcolo del risarcimento lucro cessante, ha stabilito un principio fondamentale: l'importo liquidato deve tener conto della tassazione. Poiché il risarcimento sostituisce un reddito che sarebbe stato tassato, per evitare un ingiusto arricchimento del danneggiato, il danno deve essere calcolato al netto delle imposte che sarebbero state pagate su quel mancato guadagno.
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Scissione societaria: responsabilità fiscale illimitata
A seguito di una scissione societaria, un'agenzia fiscale notificava una cartella di pagamento a due società beneficiarie per un debito tributario della società scissa, sorto prima dell'operazione. Le società impugnavano l'atto per difetto di motivazione, essendo il primo atto loro notificato. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di scissione societaria, vige una responsabilità solidale e illimitata delle società beneficiarie per i debiti fiscali anteriori. Pertanto, è sufficiente che la cartella indichi l'atto impositivo presupposto, non essendo richiesto un onere di motivazione aggravato, data la continuità giuridica tra i soggetti. La causa è stata rinviata per esaminare un motivo di decadenza non valutato in appello.
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Interpello disapplicativo: impugnabile il diniego CFC
Una compagnia assicurativa si è vista negare la richiesta di non applicare le norme CFC tramite un interpello disapplicativo. La Cassazione ha stabilito che il diniego, anche se formalmente 'inammissibile', è un atto immediatamente impugnabile in quanto esprime una pretesa fiscale definita, consentendo al contribuente di difendersi subito in giudizio.
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Notifica esterovestizione: a chi va l’atto?
In un caso di presunta esterovestizione di una società con sede legale in Polonia, i giudici di merito avevano annullato un avviso di accertamento perché notificato all'amministratore di fatto in Italia anziché al legale rappresentante formale. La Corte di Cassazione, investita della questione, non ha emesso una decisione definitiva. Ha invece emesso un'ordinanza interlocutoria, ritenendo la questione di notifica per esterovestizione di particolare rilevanza e priva di precedenti specifici. Pertanto, ha disposto l'acquisizione dei fascicoli dei gradi precedenti per un esame completo prima di rinviare la causa a una nuova udienza pubblica per la decisione finale.
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Costo diritto di superficie: come dedurlo fiscalmente
Una società siderurgica si è opposta a un accertamento dell'Agenzia delle Entrate riguardo la deducibilità del costo diritto di superficie. L'Agenzia lo considerava un bene immateriale da ammortizzare in 60 anni. La Cassazione ha dato ragione all'azienda, stabilendo che, in questo caso, il costo era accessorio ai fabbricati già esistenti e quindi ammortizzabile insieme a questi, con un piano di durata inferiore, in quanto necessario a garantirne la continuità operativa.
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Inerenza dei costi: la prova spetta al contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8719/2024, ha chiarito un punto cruciale in materia fiscale: la prova dell'inerenza dei costi spetta sempre al contribuente. Il caso riguardava una società a cui l'Agenzia delle Entrate aveva contestato la deducibilità di costi per il noleggio di imbarcazioni, ritenendoli estranei all'attività d'impresa. La Corte ha rigettato il ricorso della società, sottolineando che una precedente assoluzione in sede penale non è automaticamente vincolante nel processo tributario, dove vigono regole probatorie differenti. La decisione conferma che l'onere di dimostrare il collegamento tra un costo e l'attività aziendale grava interamente sull'impresa.
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Scissione societaria: responsabilità fiscale illimitata
Una società immobiliare, nata da una scissione societaria parziale, ha impugnato delle cartelle di pagamento per debiti fiscali della società originaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che in ambito tributario, a differenza del diritto civile, tutte le società partecipanti alla scissione sono responsabili in solido e illimitatamente per i debiti fiscali anteriori all'operazione. Questo principio di specialità della norma tributaria prevale su quella civilistica, che prevedrebbe una responsabilità limitata. La Corte ha inoltre chiarito che la notifica della cartella a uno solo dei condebitori è sufficiente a interrompere la decadenza per tutti.
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Deducibilità perdite su crediti: la Cassazione decide
Una società immobiliare si vede negare la deducibilità perdite su crediti a seguito di una transazione. La Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che un accordo transattivo è prova sufficiente della perdita, rendendola deducibile. L'Amministrazione Finanziaria non può sindacare la convenienza economica della scelta imprenditoriale.
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Doppia imposizione e utili in nero: parla la Cassazione
Un socio di una S.r.l. effettuava versamenti alla società, qualificandoli come finanziamenti. L'Agenzia delle Entrate, riscontrando un'incompatibilità tra tali somme e il reddito dichiarato dal socio, ha emesso un avviso di accertamento per maggior reddito imponibile. Il contribuente ha sostenuto che, se tali somme dovevano essere considerate reddito, allora si trattava di utili distribuiti "in nero" dalla società, chiedendo l'applicazione della tassazione parziale per evitare una doppia imposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non si può invocare il principio di mitigazione della doppia imposizione se la società non ha mai dichiarato gli utili corrispondenti. Di conseguenza, il socio è tenuto a giustificare la provenienza delle somme o subire la tassazione per l'intero importo.
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Transfer pricing: TNMM, il metodo corretto secondo la Cassazione
Una società italiana, attiva nel settore del lusso, è stata oggetto di accertamento fiscale per gli anni 2010-2013. L'Agenzia delle Entrate ha contestato i prezzi di trasferimento (transfer pricing) applicati nelle transazioni con la casa madre svizzera, utilizzando il metodo TNMM (Transactional Net Margin Method) per ricalcolare il reddito imponibile. Dopo due sentenze favorevoli alla società nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che, in un contesto di operazioni infragruppo a basso rischio con un unico centro di produzione, il metodo TNMM basato sul margine di guadagno è più appropriato del metodo del confronto di prezzo (CUP), poiché il prezzo non è determinato dal libero mercato. La Corte ha rinviato il caso alla commissione tributaria regionale per un nuovo esame basato su questo principio.
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Cancellazione società: i crediti non si estinguono
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento basato sulla presunta sopravvenienza attiva derivante dalla cancellazione di una società sua creditrice. La Corte di Cassazione ha stabilito che la cancellazione società dal registro delle imprese non comporta l'estinzione automatica dei crediti, i quali si trasferiscono ai soci. Di conseguenza, non si genera alcun reddito tassabile per il debitore. La Corte ha accolto il ricorso, cassando la sentenza e rinviando il caso alla commissione tributaria regionale.
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Tremonti ambiente: no aiuti a imprese di scopo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29074/2025, ha negato l'accesso al beneficio fiscale 'Tremonti ambiente' a un'impresa la cui attività principale è il riciclo e smaltimento rifiuti. La Corte ha chiarito che l'agevolazione è destinata a incentivare le aziende a ridurre l'impatto ambientale causato dalla propria attività produttiva, non a sostenere le cosiddette 'imprese di scopo' per le quali gli investimenti 'verdi' sono parte integrante del core business. Concedere il beneficio a tali società, secondo la Corte, si tradurrebbe in un indebito aiuto di Stato.
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Eccezione nuova in appello: quando è inammissibile
Una società ha impugnato un avviso di accertamento fiscale, sollevando per la prima volta in appello vizi sulla modalità di notifica. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di questa eccezione nuova in appello, in quanto non proposta nel ricorso iniziale. La Corte ha inoltre ribadito che non può riesaminare nel merito le valutazioni sui costi deducibili, confermando la pretesa fiscale dell'Amministrazione Finanziaria e rigettando il ricorso della società.
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Estinzione del processo: la sanatoria fiscale
Un contenzioso tra un'azienda energetica e l'Amministrazione Finanziaria riguardo IRES, IRAP e IVA per l'anno 2008 si conclude con una declaratoria di estinzione del processo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7988/2024, non ha esaminato il merito delle contestazioni (inerenti a interessi attivi presunti, costi di consulenza e pro-rata IVA) poiché la società contribuente ha aderito a una definizione agevolata, sanando la pendenza e determinando la fine della lite.
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Frode carosello: Cassazione su prova e costi illeciti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7956/2024, ha rigettato il ricorso di un'azienda coinvolta in una frode carosello nel settore della telefonia. La Corte ha confermato che l'onere della prova della frode spetta all'Amministrazione Finanziaria, ma il contribuente deve dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto. È stata inoltre ribadita l'indeducibilità dei costi derivanti da attività qualificabili come reato, anche se il procedimento penale si è concluso con la prescrizione.
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Deducibilità perdite su crediti: i chiarimenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7885/2024, ha chiarito le condizioni per la deducibilità perdite su crediti. Una società aveva dedotto perdite tramite note di credito, ma l'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione. Dopo due sentenze favorevoli al contribuente, la Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che la semplice emissione di una nota di credito non basta. Il contribuente deve dimostrare le ragioni sostanziali che giustificano la perdita, come una transazione, una remissione motivata o l'esito infruttuoso di azioni di recupero.
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Restituzione somme lavoratore: i limiti all’obbligo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7825/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla restituzione delle somme da parte del lavoratore. A seguito della riforma di una sentenza favorevole, il dipendente è tenuto a restituire al datore di lavoro esclusivamente l'importo netto effettivamente percepito, e non la somma lorda comprensiva delle ritenute fiscali. La Corte ha chiarito che le ritenute fiscali, versate dal datore di lavoro in qualità di sostituto d'imposta, non entrano mai nel patrimonio del lavoratore. Pertanto, spetta al datore di lavoro, e non al dipendente, attivarsi per richiedere il rimborso di tali imposte all'amministrazione finanziaria.
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