La Corte di cassazione ha confermato la legittimità del vincolo disposto sui beni dell'indagato, accusato di traffico di stupefacenti aggravato. Il Tribunale del riesame, quale giudice del rinvio, aveva confermato il sequestro preventivo per equivalente sulla quota del cinquanta per cento di una villa di pregio, fino all'importo di trecentosessantamila euro. La difesa contestava la nullità del decreto originario, lamentando una motivazione inesistente sul pericolo di dispersione dei beni e l'illegittima integrazione operata dai giudici di merito. La Suprema Corte ha respinto la tesi difensiva. I giudici hanno chiarito che il richiamo alla richiesta del pubblico ministero integra una valida motivazione per relationem. La sproporzione reddituale e le caratteristiche del compendio immobiliare giustificano ampiamente il rischio concreto di occultamento del patrimonio.
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