LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.P.R. 115/2002

Pagina 755 di 40

Responsabilità Autorità Vigilanza: quando è esclusa
Una risparmiatrice ha citato in giudizio le autorità di vigilanza per le perdite subite a seguito dell'acquisto di azioni di una banca, lamentando una loro omessa supervisione. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, rigettando la domanda. La sentenza sottolinea che per accertare la responsabilità dell'autorità di vigilanza non bastano allegazioni generiche, ma è necessario provare una specifica omissione colposa e, soprattutto, un nesso di causalità diretto tra tale omissione e il danno subito dall'investitore, elementi che nel caso di specie mancavano del tutto.
Continua »
Malattia professionale vibrazioni: il nesso causale
La Corte d'Appello ha confermato la condanna di un'azienda di trasporti a risarcire un autista per malattia professionale da vibrazioni (ernia discale). La Corte ha ritenuto sussistente il nesso causale tra la patologia e il lavoro, valorizzando la lunga esposizione a vibrazioni su mezzi obsoleti per quasi vent'anni, anche se l'azienda aveva poi rinnovato la flotta. La decisione stabilisce che l'esposizione pregressa è determinante, anche se la malattia si manifesta anni dopo la riduzione del rischio.
Continua »
Appalto vizi e difformità: conseguenze del vizio
La Corte d'Appello di Venezia analizza un caso di appalto vizi e difformità, stabilendo che la mancata fornitura della marcatura CE e della documentazione tecnica per un'opera (modifica a un semirimorchio) costituisce un grave inadempimento. Tale mancanza rende l'opera inutilizzabile e giustifica la risoluzione del contratto, con la condanna dell'appaltatore alla restituzione del prezzo e al risarcimento del danno per i costi di sostituzione del sistema difettoso. Viene invece respinta la richiesta di manleva verso l'assicurazione, sia per motivi procedurali che di merito, in quanto la polizza non copriva tale rischio e il premio non era stato pagato.
Continua »
Appello tardivo: inammissibile nel rito del lavoro
La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile un appello in materia di contributi previdenziali perché tardivo. L'impugnazione è stata depositata oltre il termine di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza di primo grado. La Corte ha chiarito che alle cause soggette al rito del lavoro non si applica la sospensione feriale dei termini. In via subordinata, l'appello è stato ritenuto infondato anche nel merito, confermando la validità delle notifiche effettuate dall'Ente di riscossione tramite un indirizzo PEC istituzionale, sebbene non presente nei pubblici registri.
Continua »
Inadempimento Locazione: quando i vizi non bastano
La Corte d'Appello di Venezia ha respinto il ricorso di un'azienda conduttrice, confermando la risoluzione del contratto per inadempimento locazione. La sentenza ha chiarito che i vizi dell'immobile, se non impediscono totalmente il godimento del bene, non legittimano la sospensione totale del pagamento del canone, specialmente se il conduttore ha continuato a utilizzare e persino a sublocare i locali. La condotta del conduttore è stata ritenuta contraria a buona fede e la sua inadempienza nel pagamento del canone è stata giudicata grave.
Continua »
Condizione potestativa: no compenso se non si avvera
Un architetto non ha ottenuto il pagamento del suo compenso, subordinato in un accordo alla vendita di un immobile o all'approvazione di un piano di lottizzazione. La Corte d'Appello ha stabilito che si trattava di una "condizione potestativa", il cui mancato avveramento non era imputabile a mala fede della proprietaria. La scelta della cliente di non vendere è stata ritenuta una legittima valutazione di convenienza, pertanto nessuna somma era dovuta. L'appello dell'architetto è stato respinto.
Continua »
Risarcimento danno marciapiede: la responsabilità del Comune
Un pedone subisce una caduta a causa di un marciapiede dissestato e coperto da fogliame. La Corte d'Appello conferma la responsabilità oggettiva del Comune per il risarcimento danno marciapiede, escludendo la colpa del danneggiato data la natura occulta del pericolo. La sentenza, inoltre, corregge il criterio di liquidazione del danno, applicando le tabelle del Tribunale di Milano anziché quelle previste per i sinistri stradali, e condanna l'ente al pagamento della differenza residua.
Continua »
Clausola risolutiva: la tolleranza annulla l’effetto
Una Corte d'Appello ha respinto la richiesta di un locatore di terminare un contratto di locazione basata su una clausola risolutiva espressa. La corte ha stabilito che la continua accettazione di pagamenti tardivi da parte del locatore costituisce tolleranza, un comportamento incompatibile con la volontà di risolvere il contratto, rendendo inefficace la clausola.
Continua »
Dichiarazione mendace: niente punti per il servizio
La Corte d'Appello ha confermato la decisione di non attribuire punteggio per un servizio lavorativo svolto nel settore scolastico, poiché il contratto era stato ottenuto sulla base di una dichiarazione mendace. Una lavoratrice aveva indicato un voto di diploma superiore a quello reale, ottenendo così un incarico. L'Amministrazione, scoperto l'errore, ha rettificato il punteggio e considerato il servizio prestato come 'di fatto', senza valore ai fini della graduatoria. La Corte ha stabilito che i controlli sono legittimi anche se non immediati e che non può esistere un legittimo affidamento in caso di dichiarazioni non veritiere, anche se l'errore non è intenzionale.
Continua »
Inquadramento superiore: quando è legittimo il no?
Un lavoratore ha fatto appello per ottenere un inquadramento superiore e le relative differenze retributive. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, confermando la decisione di primo grado. La Corte ha stabilito che la pretesa per un primo periodo lavorativo era caduta in prescrizione. Per il secondo periodo, ha concluso che le mansioni effettivamente svolte dal lavoratore non possedevano il grado di autonomia, responsabilità e professionalità richiesto dal Contratto Collettivo per giustificare un inquadramento superiore.
Continua »
Riscatto leasing tardivo: è valido?
Una società ha tentato di esercitare l'opzione di riscatto di un'autovettura in leasing dopo la scadenza contrattuale, basandosi su comunicazioni con agenzie terze. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, stabilendo che il riscatto leasing tardivo non è valido se la società concedente ha già manifestato la volontà di avvalersi della decadenza e se non è provato che le agenzie terze avessero il potere di rappresentarla e di rinunciare a tale decadenza. La decisione sottolinea la rigidità dei termini contrattuali e l'onere della prova a carico di chi afferma l'esistenza di un potere di rappresentanza.
Continua »
Garanzia cessione quote: la sentenza della Corte
La Corte d'Appello di Roma ha esaminato un caso di garanzia nella cessione di quote societarie. Il venditore è stato condannato a risarcire l'acquirente a causa di una posta di bilancio ("rimanenze") rivelatasi inesigibile. La Corte ha rigettato l'appello, confermando che la garanzia sulla veridicità del patrimonio netto sociale è stata violata e che nuove eccezioni non possono essere sollevate per la prima volta in appello. La decisione sottolinea l'importanza della due diligence e la validità della garanzia cessione quote.
Continua »
Affitto ramo d’azienda: quando è simulazione?
La Corte d'Appello di Roma ha esaminato un caso di presunta simulazione di un contratto di affitto ramo d'azienda, che l'affittuario sosteneva essere una semplice locazione commerciale per ottenere una riduzione del canone. La Corte ha respinto l'appello, stabilendo che la presenza di elementi come l'avviamento, l'uso di autorizzazioni amministrative e di aree comuni qualifica il contratto come affitto d'azienda, giustificando un canone maggiore. La sentenza chiarisce che l'oggetto del contratto, inteso come complesso di beni organizzati per l'esercizio d'impresa, è il criterio decisivo per distinguere le due figure contrattuali.
Continua »
Legittimazione attiva: appello inammissibile
Una società che agiva in giudizio come incorporante di un'altra non ha fornito la prova di tale fusione. La Corte d'Appello ha dichiarato l'appello inammissibile per difetto di legittimazione attiva, senza esaminare il merito della richiesta di pagamento di canoni di locazione, ritenuta prescritta in primo grado. La decisione sottolinea che chi agisce come successore di un altro soggetto deve provarne la qualità, se contestata.
Continua »
Nuova costruzione: quando la ristrutturazione viola le distanze
La Corte d'Appello di Roma conferma la condanna di una società ad arretrare un edificio realizzato in violazione delle distanze legali. La sentenza chiarisce che un intervento edilizio, anche se definito ristrutturazione, si qualifica come nuova costruzione se comporta un aumento della volumetria preesistente. In tal caso, l'opera deve rispettare le normative sulle distanze tra edifici. Viene invece respinta la domanda relativa alla servitù di veduta per mancanza di prova del titolo di acquisto del diritto.
Continua »
Risoluzione contratto appalto: quando spetta il compenso?
La Corte di Appello di Roma ha confermato la risoluzione di un contratto di permuta di un terreno contro futuri appartamenti, a causa del grave inadempimento della società costruttrice che non ha completato le opere. La sentenza chiarisce che, in caso di risoluzione contratto appalto per colpa dell'appaltatore, questi non ha diritto al compenso per i lavori parzialmente eseguiti se non dimostra che tali lavori abbiano arrecato un'utilità concreta e reale al committente. È stata inoltre rigettata la domanda di indennizzo per ingiustificato arricchimento.
Continua »
Recesso per gravi motivi: quando è legittimo?
Una società esercitava il recesso per gravi motivi da un contratto di locazione di un magazzino, dopo aver ceduto il ramo d'azienda del supermercato a cui il locale era funzionale. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, stabilendo che la cessione volontaria dell'attività non costituisce un grave motivo oggettivo e imprevedibile richiesto dalla legge, ma una mera scelta di convenienza imprenditoriale. Di conseguenza, il recesso è stato dichiarato illegittimo.
Continua »
Inammissibilità appello: motivi e conseguenze
La Corte d'Appello dichiara l'inammissibilità dell'appello proposto da un promittente venditore contro la sentenza che lo condannava a restituire una somma a una curatela fallimentare. La decisione si fonda su vizi procedurali, come la riproposizione di eccezioni già respinte in sede cautelare e la genericità dei motivi di gravame. La Corte ha inoltre condannato l'appellante per lite temeraria, evidenziando la manifesta infondatezza delle sue censure.
Continua »
Deposito cauzionale e mutuo: quando si ha erogazione?
La Corte d'Appello di Roma ha confermato che un mutuo si considera erogato anche quando la somma viene immediatamente vincolata in un deposito cauzionale a garanzia. Decisiva è l'acquisizione della disponibilità giuridica dei fondi da parte del mutuatario, che sceglie di utilizzarli per costituire tale garanzia. La sentenza ha respinto l'appello dei mutuatari, i quali sostenevano la mancata erogazione e l'usurarietà del contratto, chiarendo che la costituzione del deposito cauzionale è un atto dispositivo della somma già entrata nel patrimonio del debitore.
Continua »
Restituzione finanziamenti pubblici: la guida al caso
Un ente pubblico ha richiesto la restituzione di fondi indebitamente percepiti da un'associazione per progetti formativi. La Corte d'Appello, su rinvio della Cassazione, ha confermato l'obbligo di restituzione, chiarendo che la prescrizione per l'azione di restituzione finanziamenti pubblici decorre dalla verifica amministrativa finale e non dal pagamento. Una generica contestazione non basta a superare specifiche irregolarità contabili. La responsabilità del garante è stata invece esclusa perché la polizza non copriva tali irregolarità.
Continua »