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D.P.R. 115/2002

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IMU immobile inagibile: no richiesta se il Comune sa
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riduzione del 50% dell'IMU per un immobile inagibile spetta anche senza una richiesta formale da parte del contribuente, qualora il Comune sia già a conoscenza dello stato di degrado. Nel caso specifico, il Comune aveva emesso un'ordinanza di messa in sicurezza e aveva già concesso l'esenzione TARI per lo stesso motivo, rendendo la sua conoscenza dello stato dell'immobile innegabile. La Corte ha rigettato il ricorso del Comune, sottolineando il principio di collaborazione e buona fede che deve governare i rapporti tra fisco e contribuente.
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Fallimento socio occulto: quale legge si applica?
La Corte di Cassazione conferma il fallimento di un socio occulto di una 'supersocietà' di fatto. La Corte stabilisce che, se la procedura madre è stata aperta sotto la vecchia legge fallimentare, questa continua ad applicarsi anche alle procedure di estensione avviate dopo l'entrata in vigore del Codice della Crisi. Inoltre, viene ribadita la validità dell'uso di prove atipiche, come gli atti di un'indagine penale, per accertare il vincolo sociale occulto. La pronuncia chiarisce importanti aspetti del diritto transitorio nel contesto del fallimento socio occulto.
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Amministratore senza delega: responsabilità e sanzioni
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione CONSOB a carico di un ex consigliere di un istituto di credito per omissioni in prospetti informativi, nonostante si fosse insediato dopo la loro redazione. L'ordinanza stabilisce che la responsabilità dell'amministratore senza delega sussiste in virtù del dovere di vigilanza e di agire informato, qualificando l'illecito come permanente. Viene inoltre ribadito che alle sanzioni amministrative si applica il principio del 'tempus regit actum' e non quello della legge più favorevole (favor rei).
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Fallimento in estensione: le vecchie regole valgono?
La Cassazione chiarisce che per un fallimento in estensione, se la procedura originaria è iniziata sotto la vecchia legge fallimentare, si applicano ancora quelle norme, anche se l'estensione è chiesta dopo l'entrata in vigore del Codice della Crisi. Il caso riguardava una 'supersocietà' di fatto e la Corte ha confermato la validità dell'uso di prove atipiche da un procedimento penale.
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Sopraelevazione abusiva: demolizione per rischio sismico
La Corte di Cassazione conferma la demolizione di una sopraelevazione abusiva realizzata in violazione delle norme antisismiche. La sentenza stabilisce che la non conformità a tali normative genera una presunzione di pericolosità, rendendo irrilevanti i permessi amministrativi ottenuti. Il costruttore ha l'onere di provare la sicurezza dell'intera struttura, non solo della nuova costruzione.
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Estinzione del processo: cosa succede se c’è rinuncia
A seguito di una controversia su un trasferimento d'azienda, alcuni lavoratori hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo, portando alla rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, specificando che in questi casi non è dovuto il pagamento del doppio contributo unificato, previsto solo per rigetto o inammissibilità.
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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
Un dipendente ottiene in appello il diritto a un'indennità per turni spezzati. L'azienda datrice di lavoro ricorre in Cassazione ma, durante il giudizio, le parti raggiungono un accordo transattivo. La Corte Suprema, preso atto dell'accordo, dichiara la cessazione materia del contendere, ponendo fine al processo e compensando integralmente le spese legali tra le parti.
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Patto di prova nullo: reintegra e non solo indennità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24202/2025, ha stabilito che il licenziamento intimato al termine di un patto di prova nullo per indeterminatezza delle mansioni equivale a un licenziamento per insussistenza del fatto. Di conseguenza, la tutela applicabile è la reintegrazione nel posto di lavoro e non la mera indennità risarcitoria. La decisione si fonda sull'impossibilità di valutare il superamento di una prova mai validamente pattuita, rendendo il recesso del datore di lavoro privo di qualsiasi giustificazione fattuale.
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Estinzione del processo: quando non si paga il doppio
Un socio lavoratore aveva impugnato in Cassazione la sentenza che confermava la sua esclusione da una società cooperativa. Durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, portando alla rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, chiarendo un punto fondamentale: in caso di estinzione per rinuncia, il ricorrente non è tenuto a versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Interessi moratori: la Cassazione rigetta il ricorso
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per un contratto di leasing, contestando l'usura degli interessi moratori, l'indeterminatezza del tasso e l'anatocismo del piano di ammortamento. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto le domande. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, rigettando il ricorso. La Corte ha stabilito che la soglia di usura per gli interessi moratori non era stata superata secondo i calcoli delle Sezioni Unite, che il piano di ammortamento alla francese non genera anatocismo e che le altre censure erano generiche e infondate.
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Onere della prova: come dimostrare la non importazione
Un'impresa sanzionata per l'importazione di prodotti non sicuri ha contestato l'onere della prova. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la prova di non aver commesso un fatto (un 'fatto negativo') può essere fornita attraverso la dimostrazione di un fatto positivo contrario. In questo caso, l'imprenditore avrebbe potuto presentare scritture contabili per dimostrare di aver importato prodotti diversi da quelli oggetto di sanzione, superando così la presunzione a suo carico.
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Indennità sostitutiva: no overtime per lo staff
Una dipendente pubblica, assunta part-time come collaboratrice di staff di un organo politico, ha richiesto il pagamento delle differenze retributive per aver di fatto lavorato a tempo pieno. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che la normativa speciale per il personale di staff prevede una specifica indennità sostitutiva onnicomprensiva. Questa indennità copre forfettariamente anche il lavoro straordinario, escludendo quindi il diritto a compensi aggiuntivi, data la natura fiduciaria e particolare del rapporto di lavoro.
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Tempo tuta: la Cassazione conferma la retribuzione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che il cosiddetto 'tempo tuta', ovvero il tempo impiegato dal personale sanitario per indossare e togliere la divisa, deve essere considerato a tutti gli effetti orario di lavoro e, di conseguenza, retribuito. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda sanitaria, sostenendo che tale attività, essendo obbligatoria e funzionale alla prestazione lavorativa, rientra nel tempo in cui il lavoratore è a disposizione del datore di lavoro. La decisione si fonda sul principio che conta la concreta esecuzione della prestazione e non le previsioni astratte del contratto collettivo.
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Prescrizione crediti retributivi: quando inizia?
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce la decorrenza della prescrizione per crediti retributivi oggetto di un accordo di sospensione. Il caso riguarda un lavoratore e un ente previdenziale. La Corte ha stabilito che il termine per la restituzione delle somme decorre dalla fine del periodo di sospensione pattuito, dichiarando inammissibile il ricorso dell'ente che chiedeva una diversa interpretazione dei fatti. La decisione sottolinea che la Cassazione non può riesaminare il merito della causa.
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Rimborso spese legali al dipendente: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di due dipendenti pubblici al rimborso spese legali da parte del loro Comune, a seguito di un procedimento penale conclusosi con archiviazione. La Corte ha stabilito che l'assenza di un conflitto di interessi, inteso come condotta del dipendente contraria agli interessi dell'ente, è il requisito fondamentale. Ha inoltre chiarito che la sostenibilità economica della spesa non costituisce un valido motivo per negare il rimborso, né rappresenta un conflitto di interessi. La sentenza ha rigettato tutti i motivi di ricorso del Comune, inclusi quelli sulla quantificazione dei compensi legali.
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Revoca dimissioni periodo prova: sì alla reintegra
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore può legittimamente revocare le proprie dimissioni anche se presentate durante il periodo di prova. La normativa sulle dimissioni telematiche e sulla facoltà di revoca entro sette giorni si applica pienamente, prevalendo sul principio di libera recedibilità del patto di prova. A seguito della revoca, l'azienda deve reintegrare il dipendente per consentirgli di completare il periodo di prova, poiché il rapporto di lavoro si considera come mai interrotto.
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Tetto di spesa sanitario: ticket esclusi dal calcolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel calcolo del tetto di spesa sanitario per le prestazioni erogate da strutture private accreditate, non si deve tener conto dei ticket pagati dai pazienti. La controversia nasceva dalla richiesta di pagamento di una struttura sanitaria nei confronti di un'Azienda Sanitaria Locale per prestazioni rese nel 2008. L'ASL sosteneva che il proprio arricchimento, e quindi il debito, dovesse essere diminuito dell'importo dei ticket che avrebbe incassato se avesse erogato direttamente i servizi. La Cassazione ha rigettato questa tesi, chiarendo che il tetto di spesa rappresenta il limite del rimborso a carico del servizio pubblico, e deve essere calcolato al netto dei ticket, che costituiscono la quota di compartecipazione del cittadino alla spesa. Questa decisione conferma che l'indennizzo per ingiustificato arricchimento dovuto alla struttura privata deve coprire i costi sostenuti, senza decurtare le somme già percepite dai pazienti.
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Licenziamento cambio appalto: quando si applica?
Un lavoratore viene licenziato a seguito di un cambio appalto, poiché la nuova azienda non lo riassume. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24920/2025, chiarisce un punto fondamentale: se il mancato riassorbimento riguarda un solo dipendente, non si applica la complessa procedura del licenziamento collettivo. Il caso va invece trattato come un licenziamento individuale, valutando la sussistenza di un giustificato motivo oggettivo. La Corte accoglie il ricorso dell'azienda, annullando la decisione precedente e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione secondo i principi del licenziamento individuale.
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Estinzione del processo: guida alla rinuncia al ricorso
Un lavoratore ottiene la reintegrazione dalla Corte d'Appello. La società datrice di lavoro ricorre in Cassazione, ma durante il giudizio le parti raggiungono un accordo. La società rinuncia al ricorso e il lavoratore accetta. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del processo, specificando che in questo caso non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, previsto solo per rigetto o inammissibilità.
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Spese processuali inibitoria: quando vanno liquidate?
Un manager ha impugnato una sentenza in materia di lavoro. In Cassazione, il suo ricorso è stato respinto. È stato invece accolto il ricorso incidentale di una lavoratrice riguardo le spese processuali inibitoria non liquidate dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha stabilito che la parte vittoriosa in un sub-procedimento ha diritto al rimborso delle spese, anche se non si è costituita nel giudizio di merito principale, affermando un importante principio di soccombenza.
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