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D.Lgs. 80/1992

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Fondo di Garanzia INPS: No TFR se la nuova azienda è solvibile
La Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a pagare TFR e stipendi arretrati se il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con una nuova azienda acquirente che è solvibile. In caso di trasferimento d'azienda, la legge prevede una responsabilità solidale tra vecchio e nuovo datore. Se il nuovo datore è 'in bonis' (solvibile), il lavoratore deve rivolgersi a quest'ultimo per ottenere i suoi crediti. L'intervento del Fondo è escluso perché la sua funzione è coprire il rischio di insolvenza, rischio che non sussiste quando esiste un coobbligato in grado di pagare.
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Fondo Garanzia TFR soci lavoratori: INPS paga anche il passato
La Corte di Cassazione ha stabilito un importante principio sul Fondo di Garanzia TFR per soci lavoratori. Un socio lavoratore di una cooperativa ha chiesto all'INPS il pagamento del suo TFR residuo. L'Ente si opponeva per il periodo precedente al 1997, anno in cui una legge ha esteso esplicitamente questa tutela ai soci lavoratori. La Corte ha dato ragione al lavoratore, confermando che la legge del 1997 ha valore retroattivo. Se la cooperativa ha versato i contributi previdenziali generici prima di quella data, il socio ha diritto all'intervento del Fondo di Garanzia. L'INPS non può rifiutare il pagamento sostenendo che quei contributi non fossero specifici per il Fondo. La richiesta dell'Ente è stata respinta.
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Fondo Garanzia INPS: Niente soldi senza sentenza contro l’azienda
La Corte di Cassazione nega l'accesso al Fondo di Garanzia INPS ad alcuni lavoratori i cui crediti non erano stati accertati da un provvedimento del giudice prima che la loro azienda, già fallita, venisse cancellata dal Registro delle Imprese. Secondo la Corte, anche se è diventato impossibile agire contro l'azienda estinta, il lavoratore deve comunque possedere un titolo giudiziale che certifichi il suo credito. Questo documento è un requisito indispensabile per poter chiedere l'intervento del Fondo. La mancanza di questo accertamento formale impedisce all'INPS di pagare, con la conseguente sconfitta per i lavoratori.
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Fondo di Garanzia INPS negato se continui a lavorare: la sentenza
Un lavoratore, dipendente di un'azienda in amministrazione straordinaria, aveva continuato a lavorare anche dopo l'apertura della procedura. Chiedeva il pagamento di due stipendi arretrati, maturati prima della crisi, rivolgendosi al Fondo di Garanzia INPS. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito un principio chiave: se il lavoratore continua a prestare servizio, il periodo di 12 mesi entro cui devono rientrare gli stipendi non pagati si calcola a ritroso dalla data di fine del rapporto di lavoro, non dall'inizio della procedura di crisi. Poiché gli stipendi richiesti erano fuori da questo arco temporale, il Fondo non era tenuto a pagarli. L'INPS ha quindi vinto la causa.
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Fondo di Garanzia INPS: Pignoramento abbandonato, niente TFR
Una lavoratrice non riceve TFR e stipendi. Ottiene un pignoramento sui beni del datore di lavoro ma poi rinuncia, rendendolo inefficace. Un secondo tentativo di pignoramento fallisce. La lavoratrice chiede quindi il pagamento al Fondo di Garanzia INPS. La Corte di Cassazione respinge la sua richiesta. I giudici stabiliscono che la lavoratrice non ha agito con la necessaria diligenza. Abbandonare un'azione esecutiva potenzialmente fruttuosa impedisce di dimostrare l'insufficienza del patrimonio del datore. Di conseguenza, non si può accedere al Fondo di Garanzia INPS.
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Fondo Garanzia Previdenza Complementare: No a soldi diretti al lavoratore
Un datore di lavoro non versa i contributi per la pensione integrativa di un dipendente. Quest'ultimo chiede il pagamento diretto delle somme all'INPS. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, stabilisce un principio fondamentale: il Fondo di Garanzia per la previdenza complementare non paga le somme mancate direttamente al lavoratore. La sua funzione è diversa da quella del fondo per il TFR. Esso interviene solo per integrare la futura pensione, garantendo che il 'buco' contributivo venga colmato al momento del pensionamento, non prima. L'INPS vince quindi il ricorso.
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Fondo di Garanzia INPS: Stipendio pagato anche senza lavoro
Una lavoratrice, licenziata illegittimamente, ottiene dal giudice la reintegrazione. Nel frattempo, l'azienda fallisce. La lavoratrice chiede il pagamento delle ultime tre mensilità al Fondo di Garanzia INPS, ma l'ente rifiuta, sostenendo che le somme sono un risarcimento e non una retribuzione, dato che la dipendente non ha effettivamente lavorato. La Corte di Cassazione dà ragione alla lavoratrice. Stabilisce che, a seguito di un licenziamento illegittimo, il rapporto di lavoro continua 'de jure' (per legge), come se non si fosse mai interrotto. Di conseguenza, le somme dovute hanno natura di retribuzione e il Fondo di Garanzia INPS è obbligato a pagarle, perché la mancata prestazione lavorativa è colpa del datore di lavoro.
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Fondo di Garanzia INPS: paga anche dopo licenziamento e fallimento
Un lavoratore, licenziato illegittimamente, ottiene dal giudice un ordine di reintegrazione. L'azienda, però, non obbedisce e successivamente fallisce. Il lavoratore si rivolge quindi al Fondo di Garanzia INPS per ottenere TFR e stipendi arretrati. L'INPS si oppone, sostenendo che il rapporto di lavoro si era concluso con il licenziamento. La Corte di Cassazione dà ragione al lavoratore. La sentenza stabilisce che l'ordine di reintegrazione ha effetto retroattivo: il rapporto di lavoro si considera mai interrotto. Di conseguenza, il Fondo di Garanzia INPS deve coprire tutti i crediti maturati fino alla data del fallimento, non solo fino al licenziamento.
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Fondo di Garanzia INPS: paga anche se c’è un vecchio datore?
Un lavoratore, a seguito di un trasferimento d'azienda, non riceve il TFR dal nuovo datore di lavoro, risultato insolvente. L'INPS nega il pagamento, sostenendo che il lavoratore avrebbe dovuto prima agire contro il vecchio datore, coobbligato per legge. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale: l'intervento del Fondo di Garanzia INPS non è subordinato all'azione contro il precedente datore. La tutela del lavoratore è prioritaria e si attiva con la sola insolvenza del datore di lavoro attuale. La Corte dà quindi ragione al lavoratore, condannando l'INPS a pagare.
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Fondo di garanzia INPS: Diffida non basta, il lavoratore perde
Un lavoratore si è visto negare il pagamento delle ultime tre mensilità dal Fondo di garanzia INPS perché la sua azione è stata ritenuta tardiva. Il lavoratore sosteneva che una diffida accertativa dell'Ispettorato del Lavoro fosse sufficiente a interrompere il termine di un anno per accedere al Fondo. La Corte di Cassazione ha stabilito il contrario: la diffida da sola non basta. Per tutelare il proprio diritto, il lavoratore deve compiere un vero e proprio atto di iniziativa giudiziale, come la notifica di un precetto. Poiché questo atto è stato compiuto oltre il termine, il ricorso del lavoratore è stato respinto, negandogli di fatto la tutela del Fondo.
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Fondo Garanzia INPS: Stipendio Salvo Grazie alla Conciliazione
Un lavoratore si è visto negare il pagamento delle ultime retribuzioni dal Fondo di Garanzia INPS perché il tentativo di conciliazione, avviato per recuperare il credito, non era stato considerato un'azione giudiziaria valida ai fini dei termini di legge. L'azienda era infatti fallita dopo la cessazione del rapporto. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: il tentativo di conciliazione, se necessario per ottenere un titolo esecutivo e far ammettere il credito nel fallimento, è un atto pienamente valido per accedere alla tutela del Fondo di Garanzia INPS. I tempi della giustizia non possono danneggiare il lavoratore. La Corte ha quindi dato ragione al dipendente.
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Fondo di Garanzia INPS: accesso al TFR negato
La Corte d'Appello ha respinto la richiesta di una lavoratrice per l'intervento del Fondo di Garanzia INPS. Nonostante il credito per il TFR fosse accertato, il tentativo di esecuzione forzata è stato considerato non serio perché effettuato a un indirizzo errato rispetto alla sede legale della società debitrice.
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Fondo di Garanzia INPS: Lavora dopo il fallimento e perde lo stipendio
La Cassazione chiarisce un punto cruciale sul Fondo di Garanzia INPS. Un lavoratore, che aveva continuato a prestare servizio anche dopo il fallimento dell'azienda durante l'esercizio provvisorio, si è visto negare il pagamento di due mensilità. La Corte ha stabilito che, per chi prosegue l'attività, il periodo di riferimento per la tutela non decorre dalla data della domanda di fallimento, ma dalla data di effettiva cessazione del rapporto di lavoro. Poiché le mensilità richieste erano troppo antecedenti a tale data, non rientravano più nella copertura del Fondo. La decisione finale ha quindi dato ragione all'INPS, ribaltando le sentenze precedenti e respingendo la domanda del lavoratore.
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Fondo di Garanzia INPS: termini per il ricorso
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un lavoratore che chiedeva il pagamento delle ultime tre mensilità di stipendio tramite il Fondo di Garanzia INPS dopo il fallimento del datore di lavoro. La Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato la decadenza del diritto, calcolando in modo restrittivo i tempi per l'azione legale. Gli Ermellini hanno invece ribadito che il termine annuale per agire in giudizio decorre solo dopo l'esaurimento della fase amministrativa, la cui durata massima è fissata in 300 giorni. Poiché il lavoratore aveva depositato il ricorso entro il termine complessivo di un anno e 300 giorni dalla domanda iniziale, il suo diritto è pienamente tutelato.
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Fondo di Garanzia INPS: tutela crediti da reintegra
La Corte di Cassazione ha confermato che il Fondo di Garanzia INPS è tenuto a pagare le retribuzioni maturate dal lavoratore nel periodo compreso tra un licenziamento illegittimo e l'esercizio dell'opzione sostitutiva della reintegrazione. Nonostante l'ente previdenziale sostenesse la natura risarcitoria di tali somme per escluderle dalla copertura, i giudici hanno ribadito che esse hanno natura retributiva. La tutela opera per le ultime tre mensilità rientranti nell'anno precedente alla dichiarazione di fallimento del datore di lavoro, garantendo al dipendente il recupero dei crediti essenziali per il proprio sostentamento.
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Fondo di Garanzia INPS: recupero stipendi arretrati
La Corte di Cassazione ha analizzato i criteri di accesso al Fondo di Garanzia INPS per il pagamento delle ultime tre mensilità di stipendio in favore di un lavoratore. Il cuore della controversia riguardava il calcolo del periodo di dodici mesi entro cui devono ricadere le retribuzioni per essere indennizzabili. La Corte ha stabilito che, in caso di datore di lavoro non soggetto a fallimento, il termine annuale deve essere calcolato a ritroso dalla data di inizio dell'esecuzione forzata. Poiché il lavoratore aveva ottenuto un titolo esecutivo e tentato un pignoramento mobiliare con esito negativo, il Fondo di Garanzia INPS è tenuto a corrispondere quanto dovuto, nonostante le contestazioni dell'ente sulla tempistica dell'iniziativa giudiziaria.
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Fondo di garanzia: quando scatta la prescrizione?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di prescrizione annuale per l'accesso al Fondo di garanzia gestito dall'ente previdenziale decorre solo dal momento in cui il lavoratore ha effettiva conoscenza dell'esito negativo dell'esecuzione forzata. Nel caso di datori di lavoro non soggetti a fallimento, non basta la semplice data di redazione del verbale di pignoramento negativo, ma rileva il momento in cui il lavoratore ne entra in possesso. La decisione sottolinea che il diritto alla prestazione del Fondo di garanzia è autonomo e richiede la prova dell'insufficienza patrimoniale del datore, conoscibile solo tramite il ritiro degli atti ufficiali.
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Fondo di garanzia INPS: No se il lavoro continua con un nuovo datore
La Cassazione nega l'intervento del Fondo di garanzia INPS per il pagamento di TFR e stipendi se, dopo un trasferimento d'azienda, il rapporto di lavoro prosegue con il nuovo datore. Anche se il vecchio datore è insolvente, la responsabilità dei crediti passa al nuovo acquirente (cessionario), che è solvente. Il Fondo interviene solo quando il rapporto di lavoro cessa a causa dell'insolvenza del datore e non c'è un'altra azienda che prosegue l'attività. La continuità lavorativa con il nuovo soggetto esclude quindi la possibilità di ricorrere alla garanzia statale, poiché esiste un altro debitore in grado di pagare.
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Trasferimento d’azienda: l’INPS non paga se il lavoro continua
La Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non interviene in caso di trasferimento d'azienda se il rapporto di lavoro prosegue con il nuovo datore. Alcuni lavoratori, passati a una nuova società dopo che la precedente era entrata in amministrazione straordinaria, avevano chiesto all'INPS il pagamento di TFR e stipendi arretrati. La Corte ha respinto la richiesta, chiarendo che la tutela dei lavoratori è garantita dalla responsabilità del nuovo datore, che eredita i debiti del precedente. L'intervento del Fondo è previsto solo in caso di cessazione del rapporto di lavoro a causa di insolvenza del datore, una condizione che non si verifica quando l'attività e i dipendenti passano a un nuovo soggetto.
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Fondo di garanzia INPS: accesso per società estinte
L'INPS ha impugnato la decisione che riconosceva a due lavoratori il diritto di accedere al Fondo di garanzia INPS per il recupero del TFR e delle ultime tre mensilità. Il datore di lavoro, una società di capitali, era stato dichiarato fallito e successivamente cancellato dal registro delle imprese, rendendo impossibile l'azione esecutiva diretta. L'ente previdenziale contesta la mancanza di un titolo giudiziale di accertamento del credito. La Corte di Cassazione ha disposto il rinvio della causa per valutare la rimessione della questione alle Sezioni Unite.
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