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D.Lgs. 80/1992

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Fondo di garanzia: limiti temporali per i rimborsi
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS negando l'accesso al Fondo di garanzia per crediti retributivi maturati oltre il limite temporale previsto. Il lavoratore richiedeva il pagamento di mensilità risalenti a un periodo di sospensione per CIGS iniziato nel 2009, ma l'azione giudiziaria era stata avviata solo a fine 2010. La Corte ha chiarito che il Fondo di garanzia interviene solo per le retribuzioni maturate nei dodici mesi antecedenti l'iniziativa del lavoratore volta a far valere l'insolvenza, rendendo inammissibili le richieste relative a periodi precedenti tale finestra temporale.
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Fondo di Garanzia: limiti per il recupero crediti
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS contro un lavoratore che richiedeva l'intervento del Fondo di Garanzia per mensilità arretrate. Il cuore della controversia riguarda il rispetto del limite temporale dei dodici mesi precedenti l'iniziativa giudiziaria per l'accesso alla tutela. Poiché il lavoratore aveva agito in giudizio oltre un anno dopo la maturazione dei crediti retributivi, la Corte ha stabilito che tali somme non rientravano nel perimetro di protezione del Fondo di Garanzia, ribadendo la necessità di un nesso temporale stretto tra inadempimento e stato di insolvenza.
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Fondo di Garanzia: i limiti temporali per i crediti
La Corte d'Appello ha accolto il ricorso dell'ente gestore del Fondo di Garanzia, stabilendo che il pagamento delle ultime tre mensilità di stipendio spetta solo se queste rientrano nei dodici mesi precedenti l'azione legale del lavoratore. La Corte ha chiarito che tale limite temporale non è un termine di prescrizione soggetto a sospensioni emergenziali (come quelle per il Covid-19), ma un presupposto sostanziale del diritto stesso.
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Trasferimento d’azienda: no al Fondo Garanzia INPS
Analisi di un'ordinanza della Cassazione sul caso di un presunto trasferimento d'azienda mascherato da dimissioni di massa e successive riassunzioni. La Corte ha stabilito che, in caso di operazione elusiva volta a scaricare il TFR sul Fondo di Garanzia dell'Ente Previdenziale, quest'ultimo può legittimamente negare il pagamento, confermando la responsabilità solidale della società cessionaria.
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Fondo di Garanzia INPS: limiti e obblighi fiscali
Un lavoratore ricorre contro l'INPS per il pagamento del TFR e di alcune mensilità a carico del Fondo di Garanzia INPS. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'INPS opera correttamente la ritenuta fiscale sul TFR se il credito è stato ammesso al lordo nel passivo fallimentare. L'Istituto è vincolato alle risultanze della procedura concorsuale. Inoltre, ha confermato che i crediti da lavoro sono coperti solo se rientrano nel limite temporale di dodici mesi antecedenti l'istanza di fallimento.
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TFR fondo pensione: chi chiede le quote non versate?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28995/2024, ha stabilito un principio fondamentale riguardo al TFR destinato a un fondo pensione. In caso di fallimento del datore di lavoro, il lavoratore mantiene il diritto di chiedere le quote di TFR non versate. La Corte ha chiarito che il 'conferimento' del TFR si configura, di regola, come una delegazione di pagamento e non come una cessione del credito. Pertanto, la legittimazione attiva a insinuarsi nel passivo fallimentare resta in capo al lavoratore, a meno che non sia provata una specifica cessione del credito a favore del fondo.
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TFR fondo pensione: a chi spetta il credito?
Un lavoratore si è visto negare il diritto a recuperare le quote di TFR destinate a un fondo pensione ma non versate dal datore di lavoro fallito. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio chiave: la scelta di destinare il TFR a un fondo pensione è, di regola, una delegazione di pagamento e non una cessione del credito. Ciò significa che il lavoratore mantiene la titolarità del diritto e può agire in prima persona per recuperare le somme in caso di fallimento, a meno che non sia provata una specifica volontà di cedere il credito al fondo.
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Legittimazione attiva lavoratore: TFR non versato
Un lavoratore si è visto negare il diritto a richiedere le quote di TFR trattenute ma non versate al fondo pensione dall'azienda poi fallita. Il tribunale aveva ritenuto che solo il fondo potesse agire. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il "conferimento" del TFR è, di regola, una delegazione di pagamento e non una cessione di credito. Pertanto, in caso di fallimento, la legittimazione attiva del lavoratore a insinuarsi nel passivo per recuperare le somme sussiste, a meno che non sia provata una specifica cessione del credito al fondo.
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TFR fondo pensione: a chi spetta il credito?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28982/2024, ha stabilito che, in caso di fallimento del datore di lavoro, il lavoratore ha il diritto di richiedere l'ammissione al passivo per le quote di TFR fondo pensione trattenute ma non versate. La Corte ha chiarito che il conferimento del TFR al fondo pensione configura, di regola, una delegazione di pagamento e non una cessione del credito, lasciando la titolarità del diritto in capo al lavoratore, a meno che non sia provata una diversa volontà delle parti.
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TFR non versato: chi può chiederlo in caso di fallimento?
In caso di TFR non versato al fondo pensione da un datore di lavoro poi fallito, la Corte di Cassazione ha stabilito che la legittimazione a richiederne l'ammissione al passivo spetta, di regola, al lavoratore. L'atto di destinazione del TFR è infatti una 'delegazione di pagamento' e non una 'cessione del credito', salvo prova contraria. Il lavoratore mantiene quindi la titolarità del diritto e può agire direttamente per recuperare le somme.
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Fondo di Garanzia INPS: autonomia dell’accertamento
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio cruciale riguardo al Fondo di Garanzia INPS. L'ammissione del credito di un lavoratore (come il TFR) nello stato passivo del datore di lavoro insolvente non vincola automaticamente l'Ente Previdenziale al pagamento. L'Istituto ha il diritto e il dovere di condurre un accertamento autonomo per verificare la sussistenza di tutti i presupposti per l'erogazione della prestazione, superando il precedente orientamento giurisprudenziale. La Corte ha quindi cassato la sentenza di merito che aveva condannato l'Ente basandosi unicamente sull'ammissione del credito nella procedura concorsuale.
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Insolvenza datore: quando paga il Fondo Garanzia TFR?
Una lavoratrice si è vista negare il pagamento del TFR dal Fondo di Garanzia INPS perché non ha dimostrato l'insolvenza del datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che per provare l'insolvenza del datore non soggetto a fallimento è necessario esperire tutti i tentativi di esecuzione forzata che appaiano fruttuosi, a prescindere dalla loro onerosità per il creditore. La semplice difficoltà o il costo dell'azione esecutiva immobiliare non sono sufficienti a dimostrare lo stato di insolvenza.
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Fondo di Garanzia TFR: quando paga l’INPS?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo del Fondo di Garanzia TFR di pagare il Trattamento di Fine Rapporto in caso di insolvenza del datore di lavoro non è subordinato alla preventiva escussione di altri eventuali debitori solidali. Nel caso esaminato, un lavoratore di una società fallita, nata da una scissione, si è visto riconoscere il diritto al pagamento diretto da parte dell'INPS, nonostante la potenziale responsabilità dell'originaria società. La Corte ha ribadito la natura previdenziale e autonoma dell'obbligazione del Fondo, che garantisce un accesso diretto alla prestazione per il lavoratore.
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Fondo di Garanzia INPS: No se l’azienda è ceduta
La Cassazione nega l'accesso al Fondo di Garanzia INPS ai lavoratori di un'azienda ceduta in amministrazione straordinaria. Se il rapporto di lavoro prosegue con un acquirente solvente, quest'ultimo resta coobbligato per i crediti pregressi, nonostante accordi sindacali contrari. L'accordo privato non vincola l'INPS.
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Fondo di garanzia: no ultime mensilità se troppo lontane
Un lavoratore ha richiesto l'intervento del fondo di garanzia per TFR e ultime tre mensilità a seguito della liquidazione giudiziale del datore di lavoro. Il Tribunale ha accolto la domanda per il TFR (pagato in corso di causa) ma ha respinto quella per le retribuzioni, poiché maturate in un periodo che non rientrava nei dodici mesi precedenti l'apertura della procedura concorsuale, come richiesto dalla legge.
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Legittimazione TFR fallimento: spetta al lavoratore?
Il TFR di una lavoratrice non è stato versato dal datore di lavoro, poi fallito, al fondo pensione designato. La Corte di Cassazione ha stabilito che, di regola, la lavoratrice mantiene il diritto di reclamare tali somme nella procedura fallimentare (legittimazione TFR fallimento), a meno che non sia provata una specifica cessione del credito al fondo. La causa è stata rinviata al tribunale per accertare la natura dell'accordo.
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Legittimazione attiva lavoratore: TFR e fondi pensione
In caso di fallimento del datore di lavoro, la Corte di Cassazione stabilisce che la regola generale riconosce la legittimazione attiva lavoratore per richiedere l'insinuazione al passivo delle quote di TFR non versate al fondo di previdenza complementare. Il trasferimento del TFR si configura di norma come una delegazione di pagamento, che si scioglie con il fallimento, restituendo la titolarità del credito al lavoratore. Sarà onere del curatore fallimentare dimostrare che le parti abbiano invece pattuito una vera e propria cessione del credito a favore del fondo pensione.
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Legittimazione attiva TFR: il diritto del lavoratore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6048/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla legittimazione attiva TFR. In caso di fallimento del datore di lavoro, il lavoratore ha il diritto di agire direttamente per recuperare le quote di TFR destinate a un fondo di previdenza complementare ma non versate. La Corte ha chiarito che il "conferimento" del TFR al fondo va interpretato come una delegazione di pagamento, non come una cessione del credito. Di conseguenza, la titolarità del diritto resta in capo al lavoratore, salvo prova contraria di una specifica cessione del credito.
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TFR fondo pensione: a chi spetta il credito?
Un lavoratore si oppone al rigetto della sua richiesta di ammissione al passivo fallimentare per le quote di TFR non versate al fondo pensione dal datore di lavoro. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6047/2024, accoglie il ricorso. Viene stabilito che il conferimento del TFR al fondo pensione costituisce, di regola, una delegazione di pagamento e non una cessione del credito. Di conseguenza, in caso di fallimento del datore di lavoro, la legittimazione a richiedere le somme non versate spetta al lavoratore, non al fondo.
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Accredito contributi omessi: diritti del lavoratore
Un lavoratore ha citato in giudizio l'ente previdenziale per ottenere l'accredito dei contributi omessi dal suo ex datore di lavoro. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 701/2024, ha respinto il ricorso, chiarendo che il lavoratore non ha un diritto ad agire contro l'ente per ottenere l'accredito contributi omessi. Il sistema tutela il lavoratore attraverso il principio di automaticità delle prestazioni e l'azione risarcitoria contro il datore di lavoro inadempiente, ma non con un'azione di condanna all'accredito nei confronti dell'ente.
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