LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.Lgs. 507/1993 — Anno 2026

Pagina 3 di 10

Altri anni per D.Lgs. 507/1993

Esenzione TARSU rifiuti speciali: azienda perde contro il Comune
Un'azienda di imbottigliamento gas ha contestato gli avvisi di accertamento TARSU emessi da un Comune, richiedendo l'esenzione per le aree destinate alla produzione di rifiuti speciali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda. I giudici hanno stabilito che spetta interamente al contribuente l'onere di provare i presupposti per ottenere l'esenzione TARSU rifiuti speciali. Nel caso specifico, l'azienda non ha fornito prove rigorose sulla reale consistenza delle superfici esenti né sull'effettivo avvio al recupero dei rifiuti speciali prodotti. Di conseguenza, la richiesta di riduzione della tassa è stata respinta e l'azienda è stata condannata a pagare le spese processuali.
Continua »
Sollecito di pagamento TARI: valido anche senza accertamento
Una contribuente ha impugnato il sollecito di pagamento TARI inviato dal Comune per gli anni 2014 e 2015, lamentando la mancanza di un preventivo avviso di accertamento e difetti di motivazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente, confermando la decisione di secondo grado. I giudici hanno chiarito che il sollecito di pagamento TARI, basandosi sui dati già dichiarati dalla stessa contribuente e non modificati, non richiede la notifica di un atto di accertamento preliminare né una motivazione specifica, configurandosi come un mero invito al pagamento. Inoltre, la Corte ha confermato la validità della notifica dell'appello tramite posta elettronica certificata (PEC) e ha escluso l'obbligo di comunicare l'avviso di udienza alla parte rimasta contumace.
Continua »
Tassa sui rifiuti in aree portuali: il Comune vince sul porto
Una società di servizi nautici, titolare di una concessione per un pontile galleggiante nel porto di Lipari, ha contestato la richiesta di pagamento della TARI da parte del Comune. La contribuente sosteneva che la gestione dei rifiuti nelle aree portuali spettasse esclusivamente all'Autorità marittima o portuale, escludendo il potere del Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, sebbene la gestione dei rifiuti nei porti spetti di norma all'Autorità portuale, nei porti minori in cui tale autorità non è stata istituita la competenza ritorna al Comune. Di conseguenza, l'ente locale che svolge effettivamente il servizio ha il pieno diritto di applicare la tassa sui rifiuti in aree portuali. La società è stata condannata a pagare le tasse e le spese legali.
Continua »
Tassa sui rifiuti in aree portuali: il Comune vince la causa
Una società di servizi nautici, titolare di una concessione nel porto di Lipari, ha impugnato la cartella di pagamento relativa alla Tassa sui rifiuti in aree portuali (TARI) emessa dal Comune. La contribuente sosteneva che la gestione dei rifiuti nelle aree portuali spettasse esclusivamente all'Autorità marittima o portuale, escludendo il potere impositivo del Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, sebbene la gestione dei rifiuti nei porti spetti di norma all'Autorità portuale, nei porti minori in cui tale autorità non è istituita la competenza e il potere di applicare la Tassa sui rifiuti in aree portuali ritornano al Comune, che ha effettivamente svolto il servizio. Di conseguenza, la società è stata condannata a pagare il tributo e le spese di giudizio.
Continua »
Termine di decadenza TARSU: Comune perde la riscossione tardiva
Una società contribuente ha impugnato le ingiunzioni di pagamento notificate dal Comune nel 2016 per la TARSU degli anni dal 2008 al 2012. Il Comune aveva proceduto direttamente alla liquidazione della tassa senza emettere un preventivo avviso di accertamento, poiché i dati erano già noti e non contestati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che il termine di decadenza TARSU applicabile in questo caso è quello triennale e non quello quinquennale. Quest'ultimo si applica solo in presenza di omessa o infedele dichiarazione che richieda una rettifica d'ufficio. Poiché la notifica è avvenuta oltre i tre anni dalla fine di ciascun anno di riferimento, il Comune è decaduto dal potere di riscuotere il tributo, e le ingiunzioni sono state annullate.
Continua »
Tassazione TARI parcheggio: sosta gratuita ma il tributo si paga
Una società di gestione di un centro commerciale ha impugnato l'avviso di pagamento TARI emesso dal Comune, contestando l'applicazione del tributo sulle aree destinate a parcheggio gratuito e la tariffa piena applicata alla galleria commerciale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la legittimità della pretesa tributaria. I giudici hanno stabilito che la tassazione TARI parcheggio è dovuta anche se la sosta è gratuita, poiché l'area è funzionale al centro commerciale e idonea a produrre rifiuti a causa del continuo afflusso di clienti. Inoltre, le gallerie di transito sono state correttamente assimilate ai negozi ai fini tariffari, in quanto parti integranti dell'attività economica complessiva.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sulla TARI
Un Comune ha notificato a una società un avviso di pagamento TARI per l'anno 2020. La società ha impugnato l'atto nei vari gradi di giudizio, fino a proporre ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo su tutte le annualità pendenti. Di conseguenza, la società ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia, dichiarando l'estinzione del giudizio. Non essendovi stata attività difensiva da parte del Comune, rimasto intimato, non è stata pronunciata condanna alle spese, né sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.
Continua »
Ponti e Canone occupazione spazi pubblici: Autostrade perde
Un'azienda comunale ha richiesto a una società concessionaria autostradale il pagamento del Canone occupazione spazi pubblici per i cavalcavia che sovrastano le strade comunali. La società si è opposta, sostenendo che lo spazio aereo appartiene allo Stato e che l'opera è pubblica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società concessionaria. I giudici hanno chiarito che il proprietario del suolo (il Comune) possiede anche lo spazio sovrastante e che la società concessionaria, beneficiando economicamente della gestione dell'autostrada, è il vero soggetto obbligato al pagamento. Di conseguenza, la società concessionaria perde la causa e deve pagare il canone, le sanzioni per omessa dichiarazione e le spese processuali.
Continua »
Esenzione TARI: sì ai laboratori, no alle aree di vendita
L'Azienda ha impugnato il diniego del Comune alla richiesta di riduzione della superficie tassabile ai fini del calcolo TARI per i propri locali commerciali. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'onere della prova per ottenere l'esenzione TARI grava sul contribuente, il quale deve dimostrare la produzione continuativa di rifiuti speciali non assimilabili. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Azienda limitatamente alle aree destinate a laboratori (pescheria e macelleria) e vani tecnici. Per queste specifiche zone, una volta accertata la produzione di rifiuti speciali non assimilabili gestiti autonomamente, la relativa superficie deve essere interamente esclusa dal calcolo della tassa, senza applicare semplici riduzioni percentuali. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria del Veneto.
Continua »
Tassa sui rifiuti: la concessione demaniale batte la stagionalità
Il Comune ha richiesto il pagamento della Tassa sui rifiuti a una società che gestisce un ristorante e stabilimento balneare, calcolando l'importo sulla superficie indicata nella concessione demaniale. La società ha contestato il calcolo, sostenendo che l'attività stagionale giustificasse una tassazione ridotta basata sulle proprie denunce di variazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la Tassa sui rifiuti si applica sull'intera superficie della concessione demaniale, a meno che il contribuente non fornisca in giudizio prove concrete dell'inutilizzabilità dei locali o di una superficie tassabile inferiore. Le semplici denunce di variazione non sono sufficienti a superare i dati ufficiali della concessione.
Continua »
Tassa sui rifiuti: immobile sequestrato dal Comune non paga
Una società contesta l'accertamento della tassa sui rifiuti (TARSU) per alcune aree che erano state sequestrate e acquisite al patrimonio comunale dallo stesso Comune impositore. I giudici d'appello avevano ritenuto dovuta l'imposta a causa della mancata presentazione della denuncia di inutilizzabilità da parte del contribuente. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società, stabilendo che l'omessa denuncia non preclude l'esenzione se l'ente impositore era già a conoscenza dell'inutilizzabilità dell'immobile per aver adottato direttamente i provvedimenti di sequestro e acquisizione. La sentenza impugnata viene quindi cassata con rinvio.
Continua »
Tassa sui rifiuti: negata l’esenzione senza prove quantitative
Una società commerciale ha impugnato la richiesta di pagamento della Tassa sui rifiuti (TARI) per un punto vendita all'ingrosso, pretendendo l'esenzione totale per le aree in cui sosteneva di produrre solo imballaggi terziari (rifiuti speciali). Il concessionario del servizio aveva invece applicato solo una riduzione tariffaria del 30 per cento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che l'esenzione spetta solo se il contribuente dimostra con precisione la quantità di rifiuti speciali non assimilabili prodotti. Inoltre, la quota fissa della Tassa sui rifiuti è sempre dovuta sulle superfici di vendita, in quanto potenzialmente idonee a produrre rifiuti urbani, a prescindere dall'effettivo utilizzo del servizio pubblico.
Continua »
Esenzione TARI: il magazzino archivio batte le pretese del Comune
Un Comune ha richiesto il pagamento della TARI per l'anno 2017 a una Società per un magazzino adibito esclusivamente ad archivio cartaceo. La Società ha contestato la richiesta, sostenendo l'inidoneità del locale a produrre rifiuti e richiamando una precedente dichiarazione di esenzione inviata nel 2016. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando l'**esenzione TARI** per il magazzino. I giudici hanno stabilito che l'accertamento definitivo per l'anno precedente costituisce un giudicato esterno vincolante. Inoltre, la dichiarazione di esenzione presentata dal contribuente ha carattere ultrattivo, ovvero conserva la sua efficacia anche per gli anni successivi se la situazione di fatto non subisce modifiche. Spetta all'amministrazione comunale dimostrare l'eventuale mutamento delle condizioni d'uso.
Continua »
Esenzione TARI: il deposito documenti vince contro il Comune
Un'azienda ha contestato la richiesta di pagamento della tassa sui rifiuti per un locale adibito a deposito di documenti di terzi. La Corte di Cassazione ha confermato l'esenzione TARI per l'immobile in questione. I giudici hanno stabilito che l'inidoneità del locale a produrre rifiuti, già accertata per le annualità precedenti con sentenze definitive, mantiene la sua efficacia anche per gli anni successivi. Questo avviene grazie al principio dell'ultrattività della dichiarazione presentata dal contribuente nel 2016. Non essendoci state modifiche nell'uso del magazzino, spetta al Comune l'onere di dimostrare un eventuale cambiamento della situazione di fatto. Il ricorso del Comune è stato quindi rigettato, confermando la non tassabilità del deposito.
Continua »
Esenzione TARI: magazzino vuoto ma la tassa si paga comunque
Una società di servizi impugna la richiesta di pagamento della TARI per gli anni dal 2014 al 2016 relativa a un immobile adibito ad archivio, sostenendo di non produrre rifiuti e che il locale era sotto sequestro penale. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso, riconoscendo l'esenzione TARI solo per l'anno 2016. Per tale annualità esisteva infatti una precedente sentenza definitiva (giudicato esterno) che accertava il diritto all'agevolazione a seguito di una specifica dichiarazione presentata nel gennaio 2016. Al contrario, per gli anni 2014 e 2015, la tassa resta dovuta: l'esenzione non è automatica e richiede una tempestiva comunicazione preventiva, che non può avere effetti retroattivi. Inoltre, il sequestro penale non cancella automaticamente l'obbligo tributario se non si prova la totale perdita di disponibilità del bene.
Continua »
Esenzione TARI: il deposito documenti vince contro il Comune
Una società contesta la richiesta di pagamento della tassa sui rifiuti per un immobile adibito esclusivamente a deposito di documenti non consultati. La Corte di Cassazione conferma l'esenzione TARI per la società contribuente. I giudici chiariscono che la dichiarazione di variazione presentata nel 2016 ha valore ultrattivo, cioè continua a produrre effetti anche per gli anni successivi in assenza di modifiche della situazione di fatto. Spetta all'Ente Comunale dimostrare l'eventuale mutamento d'uso dell'immobile e non al contribuente presentare una nuova denuncia ogni anno. Poiché precedenti sentenze definitive avevano già accertato l'inidoneità del locale a produrre rifiuti, tale accertamento fa stato anche per le annualità successive. Il ricorso del Comune viene rigettato.
Continua »
Tassa sui rifiuti per attività stagionali: paga anche se è chiuso
Una società di gestione di un villaggio turistico ha impugnato la cartella di pagamento della TARSU, contestando l'applicazione della tariffa prevista per gli alberghi e chiedendo una riduzione per via dell'apertura limitata a soli sei mesi all'anno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'assimilazione dei villaggi turistici agli alberghi ai fini della produzione dei rifiuti. I giudici hanno chiarito che la Tassa sui rifiuti per attività stagionali può beneficiare di riduzioni solo se espressamente previsto dal regolamento comunale e previa regolare denuncia. Di conseguenza, il Comune ha vinto la causa, mentre la società è stata condannata anche per responsabilità aggravata per aver promosso un ricorso manifestamente infondato.
Continua »
Esenzione TARSU rifiuti speciali: perché l’officina perde lo sconto
Un'azienda di autotrasporti ha impugnato un avviso di accertamento del Comune che richiedeva il pagamento della tassa sui rifiuti per l'anno 2012. L'azienda sosteneva di avere diritto all'esenzione TARSU rifiuti speciali per l'area adibita a officina meccanica, in quanto produceva scarti speciali smaltiti autonomamente a proprie spese. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando la tassa. I giudici hanno stabilito che spetta interamente al contribuente l'onere di denunciare e dimostrare con precisione quali siano le superfici specifiche destinate alla produzione esclusiva o prevalente di rifiuti speciali. La semplice prova documentale di aver smaltito tali rifiuti nel corso dell'anno non è sufficiente per ottenere lo sconto fiscale se non si delimitano chiaramente le aree interessate.
Continua »
Tassa rifiuti: la decadenza annulla l’accertamento tardivo
Un ente gestore di una scuola (Il Contribuente) ha impugnato un avviso di accertamento TARSU 2011 e TASI 2012, notificato a dicembre 2017. Il Contribuente eccepiva la decadenza del potere di accertamento per l'annualità 2011. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente al 2011. Ha stabilito che l'obbligo di denuncia TARSU per occupazioni anteriori al 19 gennaio sorge entro il 20 gennaio dello stesso anno (2011). Di conseguenza, il termine di cinque anni per la notifica dell'accertamento scadeva il 31 dicembre 2016. Essendo l'atto stato notificato a dicembre 2017, la pretesa per il 2011 è decaduta. La Corte ha quindi sancito l'annullamento dell'atto per tale annualità, confermando invece la validità per il 2012. La decisione evidenzia l'importanza della decadenza accertamento tributi locali.
Continua »
Cumulo giuridico sanzioni tributarie: scontro TARI Comune-Società
Il Comune ha rettificato la superficie imponibile ai fini TARI di un immobile adibito a concessionaria, basandosi su un verbale firmato dalla Società. Quest'ultima ha contestato l'accertamento invocando una sentenza definitiva per un anno successivo e una dichiarazione di variazione tardiva. La Cassazione ha rigettato il ricorso della Società, stabilendo che il giudicato sulla superficie di un anno non ha effetto retroattivo per gli anni precedenti. Al contempo, la Corte ha respinto il ricorso del Comune, confermando che in caso di ripetuta infedeltà della denuncia si applica il cumulo giuridico sanzioni tributarie (art. 12, d.lgs. 472/1997) e non la somma materiale delle sanzioni. Entrambe le parti sono uscite sconfitte dal giudizio.
Continua »