LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.L. 119/2018 — Sezione Sesta Civile

Pagina 3 di 8

Altri anni per D.L. 119/2018

Diniego definizione agevolata: la Corte rimette il caso alla V Sezione
Un'Azienda ha presentato ricorso contro il diniego dell'Agenzia delle Entrate riguardo una domanda di definizione agevolata. Questa domanda riguardava una cartella di pagamento per crediti da incrementi occupazionali. L'Azienda ha contestato l'estratto del ruolo, sostenendo vizi che riguardavano l'intero rapporto tributario, non solo la cartella. Il giudizio precedente si era estinto per mancata riassunzione. La Corte ha rilevato una forte connessione tra il ricorso contro il diniego di definizione agevolata e un'altra controversia principale già pendente davanti alla V Sezione civile. Per questo motivo, la Corte ha deciso di rimettere il procedimento incidentale a tale Sezione.
Continua »
Sospensione termini impugnazione tributaria: l’errore della CTR
L'Amministrazione finanziaria ha contestato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva dichiarato tardivo il suo appello contro l'annullamento di avvisi di accertamento per IRES, IRAP e IVA. La Corte di Cassazione ha stabilito che la Commissione Tributaria Regionale ha sbagliato a non applicare la sospensione termini impugnazione tributaria prevista dal D.L. n. 119/2018. Questa norma sospende i termini di impugnazione per nove mesi per le controversie definibili. Di conseguenza, l'appello dell'Amministrazione era tempestivo. La Cassazione ha accolto il ricorso, cassato la sentenza e rinviato il caso alla CTR per un nuovo esame.
Continua »
Prescrizione tributi erariali: termine di dieci e non cinque anni
Un contribuente ha impugnato diverse cartelle esattoriali per debiti fiscali. I giudici di merito hanno annullato parte degli atti sostenendo l'avvenuta prescrizione tributi erariali nel termine breve di cinque anni. L'Agente della Riscossione ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l'applicabilità del termine ordinario di dieci anni. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente di riscossione. I giudici hanno chiarito che le imposte statali come IRPEF e IVA non sono prestazioni periodiche e soggiacciono alla prescrizione decennale in assenza di norme speciali contrarie. Inoltre, la Corte ha dichiarato cessata la materia del contendere per i debiti inferiori a mille euro annullati per legge e ha rinviato il caso ai giudici territoriali per un nuovo esame.
Continua »
Definizione agevolata: Fisco perde in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato l'estinzione di un contenzioso tributario disposta dai giudici d'appello a seguito della domanda di definizione agevolata presentata da una contribuente. L'Ufficio sosteneva di non aver accettato la rinuncia e contestava la sussistenza di ulteriori somme da riscuotere. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione finanziaria, dichiarandolo inammissibile per carenza di autosufficienza e mancanza di specificità dei motivi. L'Agenzia delle Entrate non ha chiarito le ragioni giuridiche del contrasto né riassunto adeguatamente gli atti richiamati. La contribuente ottiene la conferma della chiusura del contenzioso e la condanna dell'ente pubblico alla rifusione delle spese processuali.
Continua »
Raddoppio dei termini di accertamento sui conti esteri
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una contribuente per redditi non dichiarati detenuti all'estero nell'anno 2007. L'Ufficio ha applicato la norma che raddoppia i termini di decadenza per i capitali nei paradisi fiscali. La contribuente ha contestato la retroattività della misura e la mancata estinzione del processo dopo una sospensione per definizione agevolata non perfezionata. I giudici di merito hanno espresso valutazioni contrastanti sull'efficacia temporale delle norme e sulla riattivazione del giudizio. La Corte di Cassazione ha rimesso gli atti alla pubblica udienza della sezione tributaria ordinaria per chiarire l'efficacia del raddoppio dei termini di accertamento e le regole sulla ripresa della causa sospesa.
Continua »
Sospensione termini controversie tributarie: No agli Aiuti di Stato
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva respinto il suo appello per tardività. L'Agenzia sosteneva l'applicazione della sospensione termini controversie tributarie prevista da un decreto legge, in un caso riguardante agevolazioni fiscali per zone terremotate, considerate aiuti di Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia. Ha stabilito che la sospensione dei termini non si applica alle controversie relative al recupero di aiuti di Stato, poiché queste sono espressamente escluse dalle procedure di definizione agevolata. Estendere i termini processuali in tali casi non avrebbe logica.
Continua »
Giudicato penale nel processo tributario: assoluzione non basta
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un atto di contestazione a un contribuente, ritenuto amministratore di fatto di una società, chiedendo il pagamento di maggiori imposte e sanzioni. I giudici d'appello hanno annullato l'atto impositivo limitandosi a recepire una sentenza penale che aveva assolto l'uomo per estraneità alla gestione societaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, ribadendo i limiti dell'efficacia del giudicato penale nel processo tributario. Nel giudizio fiscale non opera alcun automatismo derivante dall'assoluzione penale. Il giudice tributario deve effettuare una valutazione autonoma delle prove, poiché nel rito fiscale assumono valore anche le presunzioni semplici e le dichiarazioni di terzi non utilizzabili nel processo penale. La Suprema Corte ha quindi cassato la pronuncia con rinvio ad altra sezione.
Continua »
Sospensione termini di impugnazione: appello del Fisco valido
L'Agenzia delle Entrate ha notificato avvisi di accertamento a una società per imposte non versate. La Commissione Tributaria Provinciale ha accolto in parte le difese della contribuente. Successivamente, la Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato inammissibile per tardività l'appello dell'Ufficio, ritenendo scaduti i termini ordinari di ricorso. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto. I giudici supremi hanno chiarito che opera la sospensione termini di impugnazione di nove mesi prevista dalla legge sulla pace fiscale per le controversie definibili. Poiché la scadenza ordinaria cadeva nella finestra temporale coperta dal beneficio normativo, l'appello dell'amministrazione finanziaria risulta tempestivo. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato la causa per un nuovo esame.
Continua »
Mediazione tributaria e spese di lite: chi paga dopo l’autotutela
La vicenda nasce dall'impugnazione di alcune ingiunzioni di pagamento per la tassa automobilistica. La contribuente ha avviato la procedura di reclamo. L'ente di riscossione ha quindi annullato gli atti in autotutela entro il termine di novanta giorni. Nonostante l'annullamento, la controversia è giunta dinanzi ai giudici regionali, i quali hanno dichiarato cessata la materia del contendere, condannando però l'ente riscossore al rimborso delle spese legali. L'agente della riscossione ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'illegittimità della condanna alle spese dopo il tempestivo ritiro degli atti. La Suprema Corte ha ravvisato la particolare rilevanza della questione riguardante l'istituto della mediazione tributaria e spese di lite, rimettendo la decisione finale alla Quinta Sezione Civile per una valutazione approfondita.
Continua »
Definizione agevolata delle liti pendenti: scontro sui codici
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una contribuente contro l'avviso di accertamento per redditi da locazione non dichiarati. Dopo la sospensione del processo per la richiesta di definizione agevolata delle liti pendenti, l'Amministrazione Finanziaria ha negato la sanatoria a causa della mancata indicazione dei codici tributo per il versamento. La contribuente ha impugnato il diniego, sostenendo che tale mancanza non rientri tra le cause di esclusione previste dalla legge. Con ordinanza interlocutoria, la Sezione Sesta della Cassazione ha rimesso la decisione alla Sezione Quinta per approfondire la questione della validit del diniego e della notifica dell'appello.
Continua »
Definizione agevolata: la Cassazione frena il Fisco sul diniego
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava una cartella di pagamento per IVA e IRES emessa contro una società. La controversia è stata sospesa poiché la società ha richiesto la definizione agevolata della lite. Successivamente, l'ufficio finanziario ha negato il condono, spingendo la contribuente a impugnare il diniego. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo. I giudici hanno ritenuto necessario acquisire informazioni precise dall'amministrazione finanziaria sui versamenti effettuati dalla società prima di poter decidere sul ricorso principale.
Continua »
Definizione agevolata della controversia tra Fisco e perdite
Una società aderisce a un verbale di constatazione chiedendo lo scomputo delle perdite pregresse. L'Agenzia delle Entrate emette un atto di liquidazione senza applicare lo scomputo, sostenendo la tardività della richiesta. La società impugna l'atto e chiede la definizione agevolata della controversia ex D.L. 119/2018. L'amministrazione nega la definizione agevolata ritenendo l'atto non impositivo ma di mera liquidazione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società, stabilendo che il rifiuto dello scomputo esprime una vera e propria pretesa fiscale ulteriore. Pertanto l'atto possiede natura impositiva e la definizione agevolata della controversia deve essere concessa, con conseguente estinzione del giudizio principale.
Continua »
Trattazione congiunta nei ricorsi tributari: la decisione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un socio di una società di persone per contestare un maggiore reddito da partecipazione ai fini Irpef. A seguito dei precedenti gradi di giudizio e del mancato perfezionamento della definizione agevolata, la controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno rilevato la presenza di un altro giudizio pendente avente ad oggetto la posizione di un ulteriore socio della medesima società. Per evitare decisioni contrastanti sullo stesso reddito societario, la Suprema Corte ha stabilito la necessità della trattazione congiunta nei ricorsi tributari connessi. Di conseguenza, il processo è stato rinviato a nuovo ruolo con trasmissione alla Sezione Tributaria Ordinaria per consentire la decisione unificata delle cause relative ai singoli soci.
Continua »
Ammissibilità dell’atto di appello: rigore formale e riesame
L'Agente della Riscossione ha avviato un pignoramento presso terzi nei confronti del Debitore per il mancato pagamento di 61 cartelle esattoriali. Il Debitore ha contestato l'azione sostenendo la mancata notifica degli atti e l'avvenuta prescrizione dei crediti. Il Tribunale ha accolto l'opposizione per difetto di prova sulle notifiche. La Corte d'Appello ha poi dichiarato inammissibile il ricorso dell'esattore per la presunta genericità dell'impugnazione. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, precisando che l'ammissibilità dell'atto di appello non richiede formule rigide o sacramentali. Chi impugna può limitarsi a chiedere un nuovo esame delle prove e a richiamare i documenti già prodotti nel primo grado. I giudici hanno inoltre dichiarato la chiusura della causa per le cartelle annullate per legge di valore inferiore a mille euro.
Continua »
Compensazione delle spese di lite: quando la vittoria costa cara
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per debiti previdenziali eccependo l'avvenuta prescrizione. Il Tribunale ha accolto l'opposizione annullando la pretesa, ma ha disposto la compensazione delle spese di lite basandosi su motivazioni generiche, come la natura della causa e un successivo discarico del debito. Il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la mancata condanna dell'agente della riscossione al rimborso dei costi legali. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarendo che le motivazioni stereotipate non giustificano la deroga al principio di soccombenza. La compensazione delle spese di lite richiede infatti ragioni gravi ed eccezionali chiaramente esplicitate. Di conseguenza, la decisione impugnata è stata annullata con rinvio ad altro giudice.
Continua »
Impugnazione avviso bonario: le regole per estinguere il debito
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la sentenza d'appello che aveva dichiarato la fine di una controversia con Il Contribuente a seguito della sua sola domanda di adesione al saldo e stralcio. La Corte di Cassazione ha stabilito due principi fondamentali. Da una parte, l'impugnazione avviso bonario è ammissibile ogni volta che l'atto specifica una precisa pretesa fiscale, anche se non figura nell'elenco formale degli atti impugnabili. Dall'altra parte, la semplice presentazione della richiesta di definizione agevolata non basta a chiudere la lite: Il Contribuente deve dimostrare l'effettivo e completo pagamento delle somme dovute. Di conseguenza, la Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente impositore e ha annullato la decisione con rinvio ad altra sezione della corte territoriale.
Continua »
Liquidazione spese di lite: i minimi tariffari sono vincolanti
Un contribuente ha impugnato alcune cartelle esattoriali per contravvenzioni stradali. Il Tribunale ha dichiarato prescritte alcune cartelle e annullate altre per legge, condannando l'Ente della Riscossione al rimborso dei compensi legali. Il giudice di merito ha però quantificato tali somme in misura ridotta. Il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la scorretta liquidazione spese di lite. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso. I giudici hanno stabilito che il compenso va calcolato sul valore effettivo deciso (decisum), ma deve sempre rispettare i minimi tariffari inderogabili previsti dalla legge. Di conseguenza, la Cassazione ha rideterminato l'importo dovuto al contribuente in 535,50 euro per il primo grado e 1.053,00 euro per l'appello.
Continua »
Definizione agevolata batte accertamento: stop alla lite fiscale
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per una controversia relativa a un accertamento redditometrico. La Contribuente, dopo aver ottenuto ragione nei gradi precedenti dimostrando le proprie reali disponibilità economiche e gli aiuti familiari, ha scelto di aderire alla definizione agevolata prevista dalla legge. Avendo pagato l'importo dovuto per sanare la lite, sia la Contribuente sia l'Amministrazione Finanziaria hanno chiesto la chiusura del processo. La Suprema Corte ha preso atto del pagamento e ha dichiarato cessata la materia del contendere, compensando le spese di giudizio.
Continua »
Estinzione del processo tributario: l’inerzia che premia il Fisco
Una società di gestione immobiliare impugnava un avviso di accertamento per tasse non pagate. Durante il ricorso in Cassazione, la società chiedeva la sospensione del giudizio per accedere alla definizione agevolata della controversia. Ottenuta la sospensione, l'Amministrazione Finanziaria negava però la sanatoria. A questo punto, la legge imponeva alla società l'onere di presentare una formale richiesta per riprendere il giudizio entro una scadenza precisa. Poiché la società non ha depositato l'istanza nei termini stabiliti, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo tributario. Di conseguenza, la società perde la possibilità di far valere le proprie ragioni e il giudizio si chiude definitivamente senza una decisione sul merito, con le spese a carico di chi le ha anticipate.
Continua »
Termine lungo per l’impugnazione: ricorso tardivo e fisco salvo
Il Contribuente impugnava due avvisi di accertamento per IRPEF e IRAP. Nel corso del giudizio di Cassazione, il Contribuente aderiva alla definizione agevolata per la sola controversia IRAP, estinguendo il relativo giudizio. Per la controversia IRPEF, invece, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Infatti, il ricorso è stato notificato oltre il termine lungo per l'impugnazione di sei mesi dal deposito della sentenza, previsto dall'art. 327 c.p.c. La Corte ha chiarito che la riunione delle cause non fa venir meno la loro autonomia: l'estinzione di una lite non sana la tardività del ricorso per l'altra. Il Contribuente perde la causa IRPEF e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »