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D.L. 119/2018

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Definizione agevolata: la società batte il fisco e cancella l’Iva
L'Azienda riceveva dall'Agenzia delle Entrate quattro avvisi di accertamento e una cartella di pagamento per il recupero dell'Iva non versata negli anni dal 1999 al 2002. Il fisco contestava l'esenzione Iva sulle vendite all'estero, ritenendo non provato il trasporto delle merci in un altro Stato membro. Durante la causa, L'Azienda presentava domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti, pagando quanto dovuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere. Grazie alla definizione agevolata, la lite fiscale si è conclusa positivamente per il contribuente, azzerando le pretese del fisco e rendendo inefficaci gli atti impositivi originari.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite chiusa
Una contribuente ha impugnato un avviso di liquidazione per imposte di registro, ipotecaria e catastale relative a una compravendita immobiliare condizionata, successivamente risolta per il mancato avveramento della condizione sospensiva. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi dell'art. 6 del D.L. n. 119/2018, provvedendo al pagamento integrale delle somme dovute. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, senza alcuna condanna alle spese per via della mancata attività difensiva dell'Agenzia delle Entrate.
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Fisco contro accordo: no a imposta di registro proporzionale
L'Amministrazione Finanziaria ha richiesto il pagamento dell'imposta di registro proporzionale su una sentenza d'appello che dichiarava la cessazione della materia del contendere, a seguito di un accordo transattivo tra alcune Compagnie Assicuratrici e un Istituto di Credito. I contribuenti hanno impugnato l'avviso di liquidazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che la sentenza che si limita a dichiarare estinto il processo senza decidere sul merito della causa non scontra l'imposta proporzionale. Inoltre, il verbale di conciliazione che non trasferisce beni ma si limita a prendere atto di un accordo precedente non è soggetto a tassazione autonoma. Vince il contribuente.
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Definizione agevolata delle liti: stop alla cartella esattoriale
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava una cartella di pagamento per imposta di successione notificata agli eredi. Il Fisco sosteneva che, essendoci una sentenza definitiva precedente, si applicasse il termine di prescrizione decennale e non la decadenza quinquennale. Tuttavia, durante il giudizio di Cassazione, i contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata delle liti ai sensi del decreto legge 119/2018, provvedendo ai relativi pagamenti. Non essendo intervenuto alcun diniego da parte dell'amministrazione finanziaria, né alcuna richiesta di trattazione da parte dei contribuenti entro i termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, compensando le spese di giudizio tra le parti.
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Definizione agevolata: la Cassazione estingue la lite con il Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha rettificato il valore di alcuni terreni acquistati da una società, richiedendo imposte integrative. Successivamente, ha emesso un secondo avviso per recuperare le imposte non versate a causa di un'aliquota errata. L'Acquirente e i Venditori hanno impugnato i provvedimenti. Durante la causa in Cassazione, L'Acquirente ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge 119/2018, pagando la prima rata. La Suprema Corte ha riunito i due giudizi connessi e ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, la controversia si è conclusa definitivamente e le spese del giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, senza applicazione del doppio contributo unificato.
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Accertamento da studi di settore: il silenzio dà ragione al fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento nei confronti di un ristoratore, contestando maggiori ricavi per gli anni 2005 e 2006 tramite studi di settore. Il contribuente non ha risposto all'invito al contraddittorio preventivo. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato gli atti ritenendoli immotivati. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco, stabilendo che l'accertamento da studi di settore può basarsi esclusivamente sugli standard statistici se il contribuente ignora l'invito al confronto. In questo caso, spetta al contribuente l'onere di fornire la prova contraria in tribunale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Soglia di fallibilità: la rateizzazione non salva dal fallimento
L'ex amministratore di fatto di una società ha impugnato la sentenza di fallimento, sostenendo che l'esposizione debitoria fosse inferiore alla soglia di fallibilità di trentamila euro. Secondo il ricorrente, i debiti tributari erano stati rateizzati o ammessi alla definizione agevolata, lasciando solo debiti verso fornitori di modesta entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che l'accettazione della definizione agevolata non cancella l'esistenza del debito ai fini del superamento della soglia di fallibilità. Risultava infatti provato un debito di oltre quattrocentomila euro verso l'Agenzia delle Entrate già iscritto a ruolo, oltre ad altre pendenze verso fornitori. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato e il ricorrente è stato condannato al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Notifica della cartella di pagamento: valida anche senza relata
Il Contribuente ha impugnato un fermo amministrativo sulla propria auto, lamentando l'invalidità della notifica della cartella di pagamento originaria. Secondo il cittadino, l'Agente della Riscossione non poteva eseguire la notifica direttamente tramite il servizio postale ordinario senza l'intervento di un ufficiale della riscossione e senza redigere una relata di notifica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la notifica della cartella di pagamento effettuata direttamente dall'Agente della Riscossione tramite raccomandata con avviso di ricevimento è pienamente valida. Per la prova della consegna è sufficiente la firma del destinatario sull'avviso di ricevimento, senza necessità di ulteriori formalità o di una relata di notifica separata. Di conseguenza, il fermo amministrativo è legittimo e il cittadino perde la causa.
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Definizione agevolata delle controversie: il Fisco tace e perde
Una società di rivendita auto impugnava un accertamento IVA e IRAP basato su valutazioni di un mensile specializzato. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente ha richiesto la definizione agevolata delle controversie ai sensi del D.L. n. 119/2018, pagando la prima rata. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha notificato alcun diniego entro i termini e nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione entro il 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese giudiziarie sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Condono fiscale: il saldo non pagato cancella ogni sconto
I Contribuenti, in qualità di coeredi, presentavano istanza di condono fiscale per estinguere un debito derivante da una cartella esattoriale. Tuttavia, dopo aver versato la prima rata, omettevano il pagamento del saldo finale. L'Agenzia delle Entrate negava la sanatoria. Successivamente, i Contribuenti tentavano una nuova definizione agevolata della lite pendente, anch'essa rifiutata dal fisco. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei Contribuenti e accolto quello dell'Agenzia delle Entrate. I giudici hanno stabilito che il condono fiscale si perfeziona solo con l'integrale pagamento dell'importo dovuto. Il mancato versamento anche di una sola rata successiva alla prima comporta la decadenza dal beneficio, rendendo irrilevante la buona fede del debitore. Inoltre, non è ammesso un secondo condono sulla medesima imposta.
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Definizione agevolata: si estingue la lite tra fisco e azienda
Una società di abbigliamento riceveva un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate, che riqualificava la cessione di un ramo d'azienda in vendita di singoli beni, richiedendo maggiori imposte. Dopo alterne vicende nei gradi di merito favorevoli alla contribuente, la causa giungeva in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la società presentava istanza di definizione agevolata ai sensi del decreto fiscale del 2018, provvedendo al relativo pagamento. L'amministrazione finanziaria confermava la regolarità della domanda. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. Le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate, confermando l'efficacia della definizione agevolata per chiudere definitivamente i contenziosi pendenti con il fisco.
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Definizione agevolata: la sanatoria del coobbligato salva tutti
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole alla Società Contribuente relativa a un avviso di liquidazione per imposte e sanzioni. Nel frattempo, un'altra società coobbligata in solido per lo stesso debito ha ottenuto l'accoglimento della propria richiesta di definizione agevolata ai sensi del D.L. n. 119/2018. La Corte di Cassazione ha stabilito che la definizione agevolata perfezionata da un coobbligato estende i suoi effetti benefici anche agli altri debitori in solido, ponendo fine alla controversia. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, compensando le spese tra le parti.
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Definizione agevolata: stop alla lite tra Consorzio e Fisco
Un consorzio ha impugnato un avviso di accertamento IVA relativo all'applicazione dell'aliquota ordinaria anziché ridotta sul ribaltamento dei costi ai consorziati. Dopo la conferma della pretesa fiscale nei primi due gradi di giudizio, il consorzio ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del d.l. n. 119/2018, presentando la relativa quietanza di pagamento. La Corte di Cassazione, preso atto del perfezionamento della sanatoria e della mancanza di obiezioni da parte dell'Agenzia delle Entrate, ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di lite.
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Definizione agevolata: il Fisco perde il ricorso per silenzio
Una società in liquidazione, durante una causa in Cassazione avviata dall'Agenzia delle Entrate, ha richiesto la definizione agevolata della controversia fiscale ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018. Poiché nessuna delle parti ha presentato la richiesta di trattazione entro il termine stabilito del 31 dicembre 2020, e in assenza di dinieghi da parte dell'amministrazione finanziaria, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuto condono. Di conseguenza, le spese del processo restano a carico di chi le ha anticipate, chiudendo definitivamente la lite tributaria a favore della pace fiscale.
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Definizione agevolata delle controversie: stop alla lite fiscale
Durante un giudizio in Cassazione tra l'Agenzia delle Entrate e una società in liquidazione, quest'ultima ha richiesto la definizione agevolata delle controversie ai sensi del D.L. n. 119/2018. Poiché nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione entro il termine del 31 dicembre 2020, e non è emerso alcun diniego da parte dell'amministrazione finanziaria, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per intervenuto condono. Le spese del giudizio sono rimaste a carico della parte che le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle controversie: stop alle liti fiscali
Durante una causa tributaria tra l'Agenzia delle Entrate e una società privata, quest'ultima ha richiesto la definizione agevolata delle controversie ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018. Poiché nessuna delle parti ha presentato l'istanza di trattazione entro il termine stabilito del 31 dicembre 2020, e in assenza di dinieghi da parte dell'amministrazione finanziaria, il processo si è legalmente estinto. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuto condono, stabilendo che le spese processuali rimangono a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: si estingue la lite tra fisco e soci
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato le decisioni che annullavano gli avvisi di accertamento emessi nei confronti di una società di persone e dei suoi soci, accusati di essere una società di comodo. Durante il giudizio di Cassazione, la società e i soci hanno presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, provvedendo al pagamento degli importi dovuti tramite modello F24. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione del giudizio entro i termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere. Di conseguenza, le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate e non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: no alla sanatoria per la mera riscossione
Una società contribuente impugna il diniego dell'Agenzia delle Entrate alla richiesta di definizione agevolata di una controversia. La lite riguardava un'intimazione di pagamento emessa dal fisco per riscuotere le imposte rideterminate a seguito di una sentenza tributaria definitiva. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della società. I giudici chiariscono che la definizione agevolata si applica esclusivamente agli atti impositivi che contengono una pretesa fiscale autonoma. L'intimazione di pagamento in esame, invece, costituisce un mero atto di liquidazione e riscossione di somme già stabilite da un giudice con decisione passata in giudicato. Di conseguenza, l'atto non ha natura impositiva e la controversia non può essere sanata con la sanatoria fiscale. La società perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Definizione agevolata delle liti: stop alla causa con il Fisco
I Contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata delle liti fiscali pendenti con l'Agenzia delle Entrate, avvalendosi delle disposizioni del Decreto Legge n. 119 del 2018. L'ente impositore ha confermato la regolarità della procedura di sanatoria. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla controversia tributaria. Le spese del giudizio sono state compensate, rimanendo a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle controversie: stop alla lite fiscale
L'Ente Impositore ha notificato a una Società di Leasing un avviso di accertamento per presunte irregolarità fiscali legate a perdite su crediti e a un'operazione di fusione societaria ritenuta elusiva. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la Società di Leasing ha presentato istanza di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, provvedendo al pagamento degli oneri calcolati dall'ufficio. Poiché l'Amministrazione Finanziaria non ha notificato alcun diniego nei termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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