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Art. 938 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 938 Codice Civile

Liquidazione Quota Sociale: Crediti Non Formalizzati Esclusi
Una socia recedente da una società ha chiesto la liquidazione quota sociale. I giudici di merito hanno stabilito un certo valore. La socia ha impugnato la decisione, sostenendo che un'occupazione abusiva di terreno sociale da parte di altri soci e un fabbricato ad autolavaggio dovessero aumentare il valore della sua quota. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha chiarito che un mero fatto di occupazione, senza una richiesta formale di risarcimento, non è un'operazione in corso. Ha anche confermato che la valutazione del terreno come non edificabile e la scarsa rilevanza economica dell'autolavaggio erano corrette. La socia ha perso e deve pagare le spese legali.
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Confine Violato: La Cassazione Tutela la Proprietà da Costruzioni sul Fondo Altrui
Due Proprietari hanno citato in giudizio una Costruttrice per aver realizzato un muro e un terrapieno che sconfinavano nella loro proprietà, causando infiltrazioni e riduzione di luce. Il Tribunale aveva respinto la domanda, applicando erroneamente l'Art. 936 c.c. La Corte d'Appello ha invece accolto il ricorso, ordinando il ripristino dello stato originario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, chiarendo che le Costruzioni sul fondo altrui che sconfinano parzialmente non rientrano nell'Art. 936 c.c., ma in altre norme che tutelano il diritto di proprietà. L'azione di regolamento di confine implica automaticamente la richiesta di restituzione dell'area occupata. La Costruttrice ha perso e dovrà pagare le spese.
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Usucapione del terreno: quando la cantina non basta
Due soggetti hanno occupato una porzione di terreno altrui e vi hanno realizzato una cantina sotterranea. I legittimi acquirenti del fondo hanno citato in giudizio gli occupanti per ottenere la restituzione dell'area e la demolizione del manufatto. Gli occupanti si sono difesi invocando l'Usucapione del terreno, sostenendo di aver posseduto la porzione dal 1985 e di aver eseguito lavori sul muro di confine dal 1999, o in alternativa l'accessione invertita. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni di merito, rigettando il ricorso degli occupanti. La Suprema Corte ha chiarito che non sussisteva la prova di un possesso pubblico ed esclusivo per i venti anni richiesti e che l'opera sotterranea non consente l'accessione invertita. Gli occupanti devono quindi restituire il terreno e rifondere le spese legali.
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Accessione nel possesso e liti sui cortili tra vicini
Una complessa lite immobiliare tra vicini riguarda la comproprietà di una corte e di un'area storicamente usata per l'essiccazione dei cereali. Una residente invocava l'accessione nel possesso per usucapire una porzione di terreno occupata da un edificio, sommando il proprio utilizzo a quello dei precedenti proprietari. La Corte d'Appello ha respinto la domanda perché l'atto di compravendita non menzionava espressamente la porzione contesa, escludendo il trasferimento del possesso. Giunta la causa in Corte di Cassazione, i giudici, vista la particolare rilevanza e complessità delle questioni sollevate dai diversi ricorsi, non hanno deciso immediatamente il merito, ma hanno rinviato la controversia a una pubblica udienza per consentire un approfondimento analitico della vicenda.
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Accessione invertita: il suolo passa al vicino ma solo se paga
Un proprietario confinante ha citato in giudizio il vicino (il costruttore) lamentando lo sconfinamento di una nuova costruzione sul proprio terreno. Il costruttore ha chiesto l'applicazione dell'istituto dell'accessione invertita, sostenendo di aver agito in buona fede a causa dell'incertezza dei confini storici. La Corte d'Appello ha trasferito la proprietà del terreno occupato al costruttore, ma ha omesso di condannarlo al pagamento del doppio del valore del suolo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del proprietario confinante, stabilendo che il trasferimento della proprietà è subordinato al pagamento effettivo dell'indennità dovuta. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per determinare la somma da pagare.
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Infiltrazioni d’acqua e responsabilità: vizio batte risarcimento
Il Proprietario ha chiesto il risarcimento dei danni per le infiltrazioni d'acqua e responsabilità dei Vicini, accusati di aver accumulato materiale di risulta vicino al confine. Tuttavia, i giudici di merito hanno accertato che il danno derivava esclusivamente da un grave difetto di costruzione dell'intercapedine dell'immobile, priva di vespaio e realizzata in parte sotto il terreno altrui. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Proprietario, confermando che il giudice non è obbligato a rinnovare la consulenza tecnica d'ufficio se ritiene già convincenti e complete le indagini svolte dal perito nominato. Il Proprietario perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Distanze legali tra costruzioni: vince la legge dello Stato
Una proprietaria ha citato in giudizio il vicino che, nel realizzare un nuovo fabbricato, aveva occupato una porzione del suo terreno e violato le distanze minime. Il Tribunale ha accertato lo sconfinamento con una sentenza non definitiva, rinviando le altre questioni. Successivamente, la Corte d'Appello ha ordinato l'arretramento dell'edificio a dieci metri, applicando direttamente la normativa statale prevalente sui regolamenti comunali difformi, e ha liquidato venticinquemila euro di danni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del costruttore, confermando che la prima sentenza non aveva precluso l'esame sulle distanze. Il principio cardine ribadito è che le distanze legali tra costruzioni di dieci metri previste dal decreto ministeriale prevalgono in via automatica sulle norme locali contrastanti, le quali devono essere disapplicate dal giudice.
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Sconfinamento edilizio: accordo verbale contro demolizione
Il Proprietario del Terreno ha citato in giudizio La Confinante lamentando uno sconfinamento edilizio sul proprio fondo e il mancato rispetto delle distanze legali. La Confinante si è difesa sostenendo di aver ricevuto un consenso verbale e ha chiesto l'acquisto del suolo per accessione invertita. La Corte d'Appello, rivalutando le prove, ha ritenuto inattendibile il testimone chiave (il costruttore dell'opera) e ha condannato La Confinante alla demolizione della porzione abusiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Confinante, confermando che la valutazione sull'attendibilità dei testimoni spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Di conseguenza, La Confinante perde definitivamente la causa e deve demolire l'opera, oltre a pagare le spese legali.
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Accessione invertita: negata la proprietà per il muro sul confine
Un proprietario ha citato in giudizio il vicino per aver sconfinato e costruito un muro in cemento armato sulla sua proprietà. Il costruttore ha proposto domanda riconvenzionale chiedendo l'applicazione dell'istituto dell'accessione invertita per acquisire la proprietà del terreno occupato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del costruttore. I giudici hanno chiarito che l'accessione invertita si applica solo agli edifici (strutture idonee a ospitare persone o cose) e non a semplici muri di contenimento o di confine. Inoltre, è stata esclusa la buona fede del costruttore, poiché era consapevole dell'altruità del suolo, essendoci trattative in corso per l'acquisto della striscia di terreno. Il costruttore perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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