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Art. 91 Codice di Procedura Civile

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Giudicato esterno: quali sono i suoi limiti?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accertamento sulla titolarità di un immobile, avvenuto in un precedente giudizio per il pagamento di canoni di locazione, non costituisce giudicato esterno e non può precludere una successiva e autonoma domanda di scioglimento della comunione. La Corte ha chiarito che, affinché un accertamento incidentale abbia efficacia di giudicato, deve essere stato oggetto di una specifica domanda di parte o previsto dalla legge, condizioni non verificate nel caso di specie. Di conseguenza, la sentenza d'appello che aveva dichiarato inammissibile la domanda di divisione è stata cassata con rinvio.
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Minimi tariffari: inderogabili nella liquidazione spese
Una cittadina vince una causa contro l'Agenzia della Riscossione per multe stradali, ma il giudice liquida spese legali inferiori ai minimi di legge. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, affermando che i minimi tariffari previsti dal D.M. 37/2018 sono inderogabili e che il compenso per la fase istruttoria è sempre dovuto se è stata svolta attività. La sentenza viene cassata con rinvio per una nuova liquidazione.
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Opposizione a precetto: poteri dell’amministratore
Un condomino propone opposizione a precetto per vizi formali e di merito. La Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo due punti fondamentali: l'amministratore, anche se cessato dalla carica, mantiene i poteri fino alla sua sostituzione; inoltre, una sentenza che decide sia sui vizi formali che sul merito dell'opposizione deve essere impugnata con appello per il merito e con ricorso per cassazione per le questioni formali.
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Onere della prova nel redditometro: la Cassazione decide
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema del redditometro, chiarendo l'inversione dell'onere della prova a carico del contribuente. Una volta che l'Amministrazione Finanziaria dimostra la disponibilità di beni-indice, spetta al cittadino provare che le spese sono state sostenute con redditi non imponibili. La Corte ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando che la semplice dimostrazione di disponibilità di fondi non è sufficiente, e ha chiarito che le spese legali seguono l'esito finale dell'intera lite.
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Prescrizione ripetizione indebito: quando decorre?
Un cliente ha citato in giudizio un istituto di credito per recuperare i costi iniziali (up-front) pagati per un finanziamento stipulato nel 2004, sostenendo che non fossero dovuti. L'istituto ha eccepito la prescrizione del diritto. La Corte di Cassazione ha confermato che per la prescrizione ripetizione indebito di costi pagati all'inizio del rapporto, il termine decennale decorre dalla data del pagamento effettivo e non dalla fine del piano di ammortamento. Poiché i costi erano stati versati al momento dell'erogazione, l'azione del cliente è stata considerata prescritta e il suo ricorso inammissibile.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: i motivi di ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due fideiussori contro una sentenza della Corte d'Appello che confermava un decreto ingiuntivo. L'opposizione a decreto ingiuntivo era basata su presunte carenze probatorie della banca, sulla mancata sottoscrizione di tutte le pagine del contratto e sulla richiesta di una CTU contabile. La Suprema Corte ha rigettato tutti i motivi, sottolineando che le contestazioni devono essere specifiche e non generiche, che la firma sull'ultima pagina vale per l'intero contratto e che la richiesta di CTU, se esplorativa, viene legittimamente negata. I ricorrenti sono stati anche condannati per lite temeraria.
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Cessione del credito: chi prova l’esistenza del debito?
Un istituto di credito, in qualità di cessionario di alcuni crediti derivanti da fatture, ha agito contro il consorzio debitore per ottenerne il pagamento. Il consorzio ha contestato l'esistenza stessa dei crediti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribadito due principi fondamentali in materia di cessione del credito: l'onere di provare l'esistenza del credito grava sempre sul cessionario (la banca) e il silenzio del debitore ceduto alla notifica della cessione non costituisce riconoscimento del debito. Di conseguenza, il ricorso della banca è stato dichiarato inammissibile.
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Decadenza d’ufficio e locazione: la Cassazione chiarisce
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il caso di una locazione commerciale interrotta da una banca in liquidazione. Il Tribunale aveva negato al locatore il risarcimento per ritardata consegna basandosi su una decadenza d'ufficio non eccepita dalla banca. La Cassazione ha cassato la decisione, stabilendo che tale decadenza può essere sollevata solo dalla parte interessata e non dal giudice. Inoltre, ha riaffermato il valore vincolante della precedente ammissione al passivo del credito per ripristino da parte del commissario liquidatore (giudicato endoconcorsuale).
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Rilievo incompetenza territoriale: il termine ultimo
Una lavoratrice ha citato in giudizio un'azienda sanitaria pubblica per ottenere il riconoscimento del suo rapporto di lavoro come subordinato. Il giudice di primo grado ha dichiarato la propria incompetenza territoriale dopo la prima udienza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice, stabilendo che il potere del giudice di sollevare d'ufficio l'incompetenza territoriale si esaurisce con la prima udienza. Di conseguenza, il caso è stato rinviato al giudice originariamente adito.
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Accettazione tacita eredità: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che la denuncia di successione è un atto con finalità meramente fiscali e non costituisce un'accettazione tacita dell'eredità. Un creditore ha agito in giudizio per far accertare l'accettazione da parte dell'erede dei suoi debitori, al fine di proseguire un'esecuzione immobiliare. La Corte ha confermato che, in assenza di un'accettazione espressa, l'accertamento giudiziale è l'unico strumento per il creditore per garantire la continuità delle trascrizioni e procedere con l'esecuzione forzata sul bene ereditato.
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Credito d’imposta investimenti: l’onere della prova
Una società si è vista negare un credito d'imposta investimenti per non aver rispettato i requisiti formali. La società sosteneva che l'investimento fosse anteriore all'introduzione di tali obblighi, ma non è riuscita a fornirne prova certa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'onere di provare la data di inizio dell'investimento spetta al contribuente e ha chiarito i principi sul valore probatorio dei documenti e sulla validità del richiamo a verbali già noti al contribuente.
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Modifica domanda processo del lavoro: i limiti
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce i rigidi limiti alla modifica della domanda nel processo del lavoro. Il caso riguarda un agente che ha perso la causa per violazione del patto di esclusiva, non solo per non aver provato il suo diritto, ma anche per aver tentato una modifica inammissibile della domanda iniziale. La Corte ha ribadito che qualsiasi cambiamento sostanziale dei fatti a fondamento della richiesta è precluso dopo gli atti introduttivi, salvo gravi motivi autorizzati dal giudice. Questo principio sulla modifica domanda processo del lavoro è stato decisivo per confermare la sentenza di rigetto.
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Qualificazione rapporto di lavoro: socio e dipendente
Una cooperativa agricola ha contestato la decisione che riconosceva un rapporto di lavoro subordinato a un suo socio. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la qualificazione rapporto di lavoro dipende dalle modalità concrete di svolgimento della prestazione. È stato confermato che un rapporto associativo può coesistere con uno subordinato, e il versamento di contributi da dipendente è un forte indizio a favore di quest'ultimo.
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Obbligo di fedeltà: giusta causa e risarcimento
Un lavoratore si dimette per giusta causa a causa di stipendi non pagati. Contemporaneamente, l'azienda scopre che egli violava l'obbligo di fedeltà, lavorando per una società concorrente di cui era socio. La Corte di Cassazione ha stabilito che i due inadempimenti sono distinti: le dimissioni sono legittime, ma il lavoratore deve comunque risarcire il danno all'azienda per la sua condotta sleale. Il risarcimento è stato calcolato come una percentuale della retribuzione percepita nel periodo della violazione.
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Vizi occulti immobile: da quando decorre la garanzia?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la garanzia per vizi occulti immobile, come l'inadeguato isolamento acustico, decorre dal momento della scoperta effettiva del difetto e non dalla consegna dell'immobile. Annullata la decisione d'appello che aveva dichiarato prescritta l'azione degli acquirenti contro la società costruttrice, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Attribuzione spese legali: la correzione d’ufficio
La Corte di Cassazione ha corretto d'ufficio una propria ordinanza per un errore materiale, consistente nella mancata disposizione della attribuzione spese legali in favore del difensore dichiaratosi antistatario. L'ordinanza chiarisce che il procedimento di correzione ha natura amministrativa, pertanto non comporta una condanna alle spese per nessuna delle parti, in quanto non si configura una situazione di soccombenza.
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Valutazione delle prove: Cassazione su appalto e CTU
In una controversia su un contratto di appalto per la fornitura di serramenti, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello per carente valutazione delle prove. La Corte ha ritenuto che il giudice di merito avesse acriticamente accettato il valore irrisorio indicato da una CTU per una fornitura, senza confrontarlo con le fatture e senza fornire una motivazione adeguata sulla palese discrepanza. L'ordinanza sottolinea l'obbligo del giudice di esaminare tutti i fatti decisivi e di motivare in modo logico le proprie conclusioni probatorie.
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Onere della prova appalto: la regolarità contributiva
Una società di costruzioni si è vista negare il pagamento di una rata dei lavori (SAL) perché non ha dimostrato la propria regolarità contributiva, come richiesto dal contratto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che l'onere della prova appalto grava sull'impresa e che non è possibile produrre nuovi documenti in appello se questi potevano essere presentati in primo grado. La mancanza di tale prova rende il credito inesigibile e, di conseguenza, non sono dovuti neanche gli interessi di mora.
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Estinzione procedura esecutiva: quando è esclusa?
La Cassazione ha rigettato il ricorso contro una procedura esecutiva. I debitori chiedevano l'estinzione della procedura esecutiva per la presunta tardività della riassunzione da parte del creditore cessionario e per vizi di notifica. La Corte ha stabilito che la liquidazione coatta non estingue la capacità processuale e che i vizi di notifica sono stati sanati dalla costituzione degli opponenti, escludendo così l'estinzione.
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Lavoro subordinato: quando il rapporto è tale?
Un datore di lavoro ricorre in Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello che aveva riconosciuto la natura di lavoro subordinato a un suo collaboratore. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove e degli indici di subordinazione (continuità, inserimento nell'organizzazione aziendale) spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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