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Art. 91 Codice di Procedura Civile

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Fatturazione fittizia e reddito: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9723/2024, interviene su un caso di fatturazione fittizia nell'ambito di una frode carosello. Una società, operante come "cartiera", aveva emesso fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. L'Agenzia delle Entrate aveva accertato un maggior reddito basandosi sulla presunzione che l'emissione di tali fatture generasse un profitto illecito. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che il reddito di una società cartiera può essere determinato induttivamente, presuponendo un vantaggio economico pari all'importo delle fatture emesse. La sentenza impugnata è stata cassata per aver erroneamente applicato le norme sulla deducibilità dei costi (tipiche delle fatture passive) a un caso di emissione di fatture attive.
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Contratti a termine: ricorso inammissibile se vago
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di lavoratori della scuola con contratti a termine. I ricorrenti chiedevano il risarcimento del danno per la reiterazione dei contratti e il riconoscimento di differenze retributive. La Corte ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, sottolineando che le domande erano state formulate in modo generico e non sufficientemente dettagliato, impedendo ai giudici di valutarne la fondatezza. La sentenza ribadisce l'importanza cruciale della specificità e completezza degli atti processuali, soprattutto in materia di contratti a termine.
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Accessione invertita: la buona fede va provata
Un costruttore edifica parzialmente sul terreno del vicino, invocando l'acquisto della proprietà per accessione invertita. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9694/2024, ha respinto il ricorso, stabilendo che la buona fede del costruttore non può essere presunta, ma deve essere rigorosamente provata. In assenza di chiari segni di confine, è richiesto un onere di diligenza maggiore. La Corte ha inoltre confermato l'inammissibilità delle censure relative alla valutazione delle prove sull'usucapione e sulla servitù di passaggio.
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Compenso pubblico impiego e impegno di spesa
Un professionista si è visto negare il pagamento per un progetto svolto per un Comune. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9631/2024, ha rigettato il ricorso, stabilendo che il compenso nel pubblico impiego per prestazioni aggiuntive non è dovuto in assenza di un preventivo e valido impegno di spesa e senza la prova che l'attività sia stata svolta al di fuori dell'orario di lavoro ordinario.
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Compenso pubblico impiego: no a pagamenti extra
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio un Comune per ottenere un compenso extra relativo a un progetto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che senza un valido e preventivo 'impegno di spesa' e senza la prova di aver svolto prestazioni aggiuntive rispetto ai normali doveri d'ufficio, non è dovuto alcun pagamento. La decisione sottolinea come un accordo di compenso pubblico impiego, se basato su una copertura finanziaria solo preventivata ma non effettiva, abbia carattere meramente programmatico e non dia diritto al corrispettivo.
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Compensazione spese legali per novità della questione
Un collaboratore scolastico ha ottenuto il riconoscimento del servizio pre-ruolo, ma la Corte d'Appello ha disposto la compensazione spese legali a causa della novità della questione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando la decisione sulle spese. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione della novità della questione va fatta con riferimento allo stato della giurisprudenza al momento della decisione impugnata, non a posteriori. Poiché la sentenza d'appello precedeva un'importante pronuncia chiarificatrice della stessa Cassazione, la motivazione sulla compensazione era da considerarsi congrua e legittima.
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Appello incidentale: quando non è necessario
Una società di leasing ha agito contro un utilizzatore per il mancato pagamento dei canoni. La Corte d'Appello ha negato sia la condanna al pagamento, per carenza di prova, sia la restituzione dei beni, ritenendo necessario un appello incidentale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione sulla richiesta economica ma l'ha riformata sulla restituzione. Ha chiarito che, se una domanda non viene esaminata in primo grado pur essendo la parte vittoriosa nel complesso, non serve un appello incidentale, ma è sufficiente riproporre la domanda in appello.
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Responsabilità del notaio: nesso causale e onere prova
La Corte di Cassazione interviene sulla responsabilità del notaio per omessa informazione al cliente in un contratto preliminare di compravendita immobiliare. La Corte ha stabilito che la successiva decisione del cliente di proseguire il rapporto, nonostante l'inadempimento del venditore, non interrompe il nesso causale con la negligenza originaria del notaio. Quest'ultimo, infatti, aveva privato il cliente delle informazioni necessarie per valutare la rischiosità dell'operazione. Spetta al professionista, e non al cliente, provare che quest'ultimo avesse acquisito piena consapevolezza dei rischi da altre fonti prima di prendere decisioni successive. La sentenza d'appello, che aveva ridotto il risarcimento, è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità Direttore Lavori: La Cassazione decide
Una società costruttrice cita in giudizio il direttore dei lavori per gravi vizi di umidità in un immobile. La Corte d'Appello esclude la colpa del professionista a causa della forte ingerenza del committente. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione, afferma che la responsabilità del direttore dei lavori non viene meno. È suo dovere impartire le corrette direttive tecniche, vigilare sulla loro esecuzione e, in caso di disaccordo, persino sospendere i lavori. La scelta di un'adeguata impermeabilizzazione rientra pienamente nei suoi compiti professionali, e spetta a lui dimostrare di aver adempiuto diligentemente al proprio incarico. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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TFR pubblico impiego: diritto alla liquidazione immediata
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dipendente pubblico ha diritto alla liquidazione immediata del TFR maturato durante un contratto a tempo determinato, anche qualora questo sia seguito, senza interruzioni, da un'assunzione a tempo indeterminato presso lo stesso ente. La sentenza chiarisce che il presupposto per il diritto al TFR pubblico impiego è la cessazione giuridica del singolo rapporto di lavoro, non la continuità dell'iscrizione previdenziale.
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Calcolo TFR unitario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di trasferimento di un dipendente da un'amministrazione statale a un ente pubblico non statale, il rapporto di lavoro deve considerarsi unico e continuo. Di conseguenza, il calcolo del TFR deve essere unitario e non può essere frazionato in due periodi distinti con metodi di calcolo differenti. La Corte ha rigettato il ricorso di un ente di ricerca che pretendeva la restituzione di una somma ritenuta erroneamente corrisposta a una dipendente, confermando che la normativa sul trasferimento garantisce il mantenimento dell'anzianità di servizio maturata per tutte le finalità, inclusa la liquidazione del trattamento di fine rapporto.
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TFR pubblico: diritto alla liquidazione immediata
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dipendente pubblico ha diritto alla liquidazione immediata del TFR maturato durante un contratto a tempo determinato, anche se questo è immediatamente seguito da un'assunzione a tempo indeterminato presso lo stesso ente. La Corte ha respinto la tesi dell'ente previdenziale secondo cui il TFR pubblico sarebbe indivisibile e legato alla continuità del rapporto assicurativo, ribadendo invece che il diritto sorge con la cessazione giuridica di ogni singolo rapporto di lavoro, in linea con la disciplina del settore privato.
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Recesso anticipato contratto a progetto: guida pratica
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'azienda al risarcimento del danno per recesso anticipato da un contratto a progetto. La controversia verteva sulla durata del contratto, risolta valorizzando una copia corretta e siglata solo dall'azienda ma prodotta in giudizio dal lavoratore. La Corte ha stabilito che la produzione in giudizio equivale a sottoscrizione e ha chiarito che la richiesta di risarcimento, anche se parametrata alla retribuzione mancata, non costituisce una domanda di natura retributiva.
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Contratto lavoro sportivo: inefficacia e fallimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un dirigente sportivo contro il fallimento di una società calcistica. La Corte ha stabilito che il suo contratto lavoro sportivo è divenuto inefficace non a causa del fallimento, ma a seguito della mancata iscrizione della squadra al campionato, evento di cui il dirigente stesso era stato ritenuto responsabile. Di conseguenza, il suo credito per le retribuzioni non è stato ammesso allo stato passivo del fallimento.
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Licenziamento disciplinare: uso improprio carta carburante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di servizi ambientali contro la sentenza che annullava il licenziamento disciplinare di un dipendente. L'accusa era di appropriazione di carburante per uso personale, ma le prove hanno dimostrato solo il rifornimento di un veicolo aziendale diverso da quello assegnato, una violazione procedurale ritenuta non abbastanza grave da giustificare il licenziamento, anche alla luce di prassi aziendali tollerate.
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Ricorso per cassazione: inammissibile se generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un creditore in una procedura esecutiva. Il motivo principale è la mancata esposizione sommaria dei fatti, un requisito formale che impone all'appellante di rendere il ricorso per cassazione autosufficiente, fornendo alla Corte tutti gli elementi per comprendere la controversia senza dover consultare altri atti. La Corte ha sottolineato che tale carenza, unita all'incapacità di cogliere la reale motivazione della sentenza impugnata, rende il ricorso radicalmente nullo.
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Accantonamento fondi: no a crediti esclusi
In un caso di amministrazione straordinaria, le Amministrazioni Statali hanno richiesto l'accantonamento di ingenti somme per un credito da danno ambientale non ammesso allo stato passivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'accantonamento fondi previsto dalla legge fallimentare non si applica ai crediti esclusi. La Corte ha inoltre chiarito che la decisione del Commissario Straordinario di non effettuare un accantonamento discrezionale oltre la soglia minima obbligatoria non è sindacabile dal giudice nel merito, poiché rientra nelle sue valutazioni di opportunità.
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Inammissibilità sopravvenuta: spese legali accessorie
Una società di riscossione ha impugnato una sentenza che la condannava al pagamento delle spese legali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, dichiarando l'inammissibilità sopravvenuta dell'azione originaria dei contribuenti a causa di una nuova legge. Di conseguenza, ha annullato la decisione sulle spese, poiché queste sono accessorie e dipendono dalla validità della domanda principale. Il caso è stato chiuso senza un nuovo processo.
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Trattenuta sulla retribuzione: procedura e limiti
La Cassazione conferma l'illegittimità di una trattenuta sulla retribuzione per un danno causato da un lavoratore, se effettuata prima della conclusione del procedimento disciplinare. La sentenza chiarisce che il rispetto delle procedure previste dal CCNL è inderogabile, anche se la responsabilità del dipendente per il danno è accertata.
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Cessata materia del contendere: chi paga le spese?
Una vedova ha citato in giudizio un ente previdenziale per ottenere la rendita di reversibilità a seguito del decesso del marito per malattia professionale. Durante la causa, l'ente ha riconosciuto il diritto della donna, pagando quanto dovuto. Il Tribunale ha quindi dichiarato la cessata materia del contendere e, applicando il principio della soccombenza virtuale, ha condannato l'ente a rimborsare le spese legali, ritenendo che la pretesa della ricorrente fosse fondata fin dall'inizio.
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