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Art. 908 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 908 Codice Civile

Presunzione di condominialità: cortile comune contro costruttore
Un gruppo di condomini ha citato in giudizio gli eredi della costruttrice per accertare la natura comune del cortile circostante l'edificio, da destinare a parcheggio, e per rimuovere una tettoia sporgente che causava lo scolo delle acque piovane. La Corte d'appello aveva respinto le domande ritenendo il cortile privato in base ai titoli d'acquisto dei singoli condomini. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che opera la presunzione di condominialità del cortile. Per superarla occorre esaminare il primo atto di vendita dell'edificio e non i rogiti successivi. Inoltre, lo scolo delle acque tramite tettoia sul fondo comune richiede una specifica servitù di stillicidio.
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Distanze legali: il box sul confine non supera il muro comune
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei proprietari di un immobile contro la decisione che riteneva legittimo un box auto costruito dal vicino. Il vicino aveva ottenuto la comunione forzosa del muro di confine, ma il box superava in altezza e larghezza la sagoma del muro stesso, violando le distanze legali e i regolamenti comunali. Inoltre, il vicino aveva installato una scossalina metallica direttamente sulla parete esclusiva dei ricorrenti, invadendo la loro proprietà. La Cassazione ha chiarito che la comunione del muro non permette di superarne l'altezza senza consenso e che le contestazioni su infiltrazioni e distanze della rampa di accesso non erano domande nuove in appello. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Scolo delle acque piovane: tra incuria dei vicini e alluvione
Il Proprietario Confinante ha citato in giudizio i Proprietari del Vigneto lamentando che i lavori di sbancamento per un nuovo vigneto avessero alterato il confine, causando l'erosione di una scarpata. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno condannato i Proprietari del Vigneto al ripristino dei luoghi. La Cassazione ha però accolto il ricorso dei Proprietari del Vigneto. La Suprema Corte ha rilevato che i giudici di merito hanno ignorato la perizia del consulente d'ufficio, la quale evidenziava come il dissesto fosse stato causato principalmente da un'alluvione e dalla mancanza di manutenzione dei sistemi di scolo delle acque piovane su entrambi i fondi. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza, stabilendo che il giudice non può ignorare le concause naturali e la condotta dell'attore nell'alterazione del regime di scolo delle acque piovane.
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