LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 907 Codice Civile — Anno 2023

Pagina 2 di 2

Altri anni per Art. 907 Codice Civile

Distanze legali: sopraelevazione e aderenza
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo alla violazione delle distanze legali a seguito della sopraelevazione di un immobile realizzata in appoggio al muro del vicino senza previa richiesta di comunione forzosa. Mentre la Corte d'Appello aveva ordinato l'arretramento della struttura a tre metri, la Suprema Corte ha chiarito che la sanzione non deve necessariamente essere la demolizione totale. Se non vi sono violazioni di vedute o norme urbanistiche locali, è possibile ordinare il semplice rifacimento della struttura in aderenza, eliminando gli appoggi illegittimi ma mantenendo la costruzione entro i propri confini.
Continua »
Distanze legali: quando scatta la demolizione?
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso relativo alla ristrutturazione di un immobile che avrebbe violato le distanze legali e il diritto di veduta del vicino. La Suprema Corte ha chiarito che per richiedere l'arretramento di una costruzione basandosi sulla violazione delle vedute, è necessario dimostrare l'esistenza di un titolo o l'acquisto per usucapione del diritto di veduta stesso. Inoltre, è stato stabilito che la violazione delle norme urbanistiche locali sull'altezza degli edifici, se non riguardano direttamente lo spazio tra le costruzioni, comporta solo il risarcimento del danno e non la demolizione.
Continua »
Distanze legali: la Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello relativa a una controversia sulle distanze legali di una costruzione e sull'usucapione di una servitù di veduta. La Suprema Corte ha ritenuto la motivazione d'appello contraddittoria per non aver identificato con chiarezza la norma violata (regolamento locale o Codice Civile). Inoltre, ha specificato che per l'usucapione di una servitù di veduta non basta la presenza ventennale di un'apertura, ma è necessario che questa si trovi a una distanza inferiore a quella legale.
Continua »
Caparra confirmatoria: quando è legittimo trattenerla?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a un contratto preliminare di vendita immobiliare. I promissari acquirenti, pur essendo a conoscenza di irregolarità urbanistiche, si erano impegnati a sanarle ma non hanno adempiuto. La promittente venditrice ha quindi esercitato il recesso, trattenendo la cospicua caparra confirmatoria versata. La Corte ha confermato la legittimità del recesso, stabilendo che la nullità per abusi edilizi non si applica al contratto preliminare e che l'importo della caparra confirmatoria non è riducibile dal giudice, a differenza della clausola penale.
Continua »
Usucapione servitù di veduta: i requisiti chiave
La Cassazione ha chiarito i presupposti per l'usucapione servitù di veduta, annullando una sentenza di merito. Per l'usucapione è sufficiente la presenza di opere visibili e permanenti, come parapetti o muretti, che rendano possibile l'affaccio sul fondo vicino, senza che sia necessaria la prova del continuo e attivo esercizio della veduta. La Corte ha ribadito che la visibilità delle opere esclude la clandestinità del possesso.
Continua »
Distanze legali tra edifici: il caso dell’aderenza
Un proprietario ha citato in giudizio un'impresa edile sostenendo che la nuova costruzione violasse le distanze legali tra edifici. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8209/2023, ha respinto il ricorso, chiarendo che l'obbligo di distanza di 10 metri non si applica quando un nuovo fabbricato è costruito in perfetta aderenza a quello preesistente, senza creare alcuna intercapedine. La Corte ha inoltre precisato che la misurazione delle distanze deve essere lineare e non radiale e che la domanda relativa alle distanze tra vedute, se introdotta tardivamente, costituisce un'inammissibile mutatio libelli.
Continua »
Eccezione di usucapione: quando è ammissibile?
In una causa per la rivendicazione di una terrazza, la Corte di Cassazione chiarisce un importante principio processuale. L'eccezione di usucapione, sebbene introdotta formalmente in una fase avanzata del giudizio di primo grado, non può essere considerata inammissibile o tardiva se la difesa si è già basata sulla rivendicazione della proprietà. Poiché la proprietà è un 'diritto autodeterminato', l'indicazione di un diverso titolo di acquisto (come l'usucapione) costituisce una mera specificazione della difesa e non una domanda nuova, ammissibile anche in appello. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito, rinviando il caso per una nuova valutazione.
Continua »