L'Imputato ha soffocato la propria madre di prima mattina mentre la donna si trovava ancora a letto. Dopo un iniziale tentativo di depistaggio, l'uomo ha confessato il reato. La difesa ha richiesto una perizia psichiatrica per verificare la capacità di intendere e di volere dell'agente, sostenendo che l'omicidio fosse scaturito da una reazione a corto circuito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato la condanna a ventitré anni di reclusione. I giudici hanno chiarito che un impulso emotivo o passionale transitorio non esclude la capacità di intendere e di volere in assenza di un'infermità mentale patologica clinicamente accertata. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato l'aggravante della minorata difesa, poiché l'aggressione è avvenuta all'alba a sorpresa.
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