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Art. 890 Codice Civile — Anno 2025

Altri anni per Art. 890 Codice Civile

Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per motivazione apparente. Il caso riguardava la costruzione di un traliccio radioelettrico in presunta violazione delle norme su distanze e altezze. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice d'appello non può limitarsi a confermare la decisione di primo grado senza analizzare criticamente i motivi di gravame, rendendo così la motivazione solo apparente e, di conseguenza, la sentenza nulla.
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Distanza canna fumaria: quando si applica l’art. 890
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso riguardante la corretta distanza di una canna fumaria dal confine. La sentenza chiarisce che, in assenza di regolamenti locali e al di fuori dei casi previsti da norme speciali anti-inquinamento, la disciplina di riferimento è l'art. 890 c.c., che richiede di osservare le distanze necessarie a preservare i fondi vicini da danni a solidità, salubrità e sicurezza. La Corte ha rigettato il ricorso dei proprietari che lamentavano l'illegittimità della canna fumaria del vicino, confermando la decisione d'appello che aveva escluso la presunzione di pericolosità.
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Motivazione apparente: sentenza annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello a causa di una motivazione apparente e contraddittoria. Il caso riguardava una disputa familiare sulla legittimità di alcuni impianti (tubazioni, canna fumaria) installati in un giardino la cui proprietà era contesa. La Corte d'Appello aveva qualificato il giardino come pertinenza comune a due immobili, ma aveva contemporaneamente ordinato la rimozione di una tubazione per violazione delle distanze legali, creando un contrasto logico insanabile. La Cassazione ha accolto il ricorso, ravvisando una motivazione apparente che impedisce di comprendere il ragionamento del giudice e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Danno da alberi: risarcimento anche senza violazione
Una coppia di proprietari è stata citata in giudizio dai vicini a causa dei loro numerosi e alti alberi che causavano un'eccessiva ombreggiatura, con conseguente perdita di luce e soleggiamento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, la quale, pur escludendo la violazione delle distanze legali per alcuni alberi, ha comunque mantenuto la condanna al risarcimento del danno. Il punto cruciale è che il danno da alberi può essere riconosciuto non solo per la violazione delle norme sulle distanze, ma anche per l'impatto negativo complessivo generato da una massa vegetale fitta e mal tenuta, che riduce significativamente la godibilità e il valore economico della proprietà confinante.
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Distanze tra costruzioni: l’intercapedine è vietata
In una disputa tra vicini per una ristrutturazione, la Corte di Cassazione ha stabilito che le norme sulle distanze tra costruzioni sono inderogabili. La Corte ha chiarito che qualsiasi spazio vuoto tra due muri, anche se nascosto, costituisce un'intercapedine illegale. Inoltre, ha precisato che una modifica alla sagoma del tetto qualifica l'intervento come nuova costruzione, soggetta alle distanze legali. Infine, ha ribadito che la sicurezza di una canna fumaria non si valuta solo sulla distanza, ma su specifici accorgimenti tecnici.
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Distanze legali inderogabili: la Cassazione decide
Una società agricola ha citato in giudizio un vicino allevatore, contestando la validità di accordi che permettevano la costruzione di stalle a una distanza dal confine inferiore a quella legale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che le norme sulle distanze legali per tali strutture proteggono interessi pubblici come la salute e l'ambiente, e non possono essere derogate da patti tra privati. Di conseguenza, gli accordi sono stati ritenuti nulli e il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Eccezione di usucapione: la mancata contestazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che rigettava la domanda di un proprietario volta alla rimozione di opere del vicino. La Corte ha stabilito che la mancata e tempestiva contestazione dell'eccezione di usucapione sollevata dal vicino equivale ad ammissione dei fatti posti a suo fondamento, rendendo provato il possesso ultraventennale e legittimando il mantenimento delle opere nella loro attuale posizione.
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