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Art. 889 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

Altri anni per Art. 889 Codice Civile

Distanze legali tra costruzioni: Cassazione conferma l’inammissibilità
Un gruppo di proprietari ha citato in giudizio altri proprietari per presunte violazioni delle distanze legali tra costruzioni e per infiltrazioni. Il Tribunale aveva accolto le loro richieste. La Corte d'Appello ha poi annullato parzialmente la sentenza di primo grado per un vizio di contraddittorio (mancava una parte) e ha rigettato le domande nel merito, ritenendo che un muro avesse funzione di contenimento e non di recinzione, che un'autorimessa fosse parzialmente interrata e che un impianto idrico non fosse in uso. La Cassazione ha dichiarato il ricorso dei primi proprietari inammissibile. La Corte ha ribadito che non si possono riesaminare i fatti in sede di legittimità, confermando le valutazioni della Corte d'Appello. I ricorrenti hanno perso e devono pagare le spese.
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Distanze Legali Tubazioni: La Cassazione Conferma la Presunzione di Danno
Un proprietario ha contestato la presenza di un tubo di scarico fognario e la proprietà di un muro divisorio. La Corte d'Appello ha riconosciuto la comproprietà del muro e ha ordinato al proprietario del tubo di rimuoverlo o arretrare, rispettando le distanze legali tubazioni. Il proprietario del tubo ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando errori nell'applicazione delle norme sulle distanze e sulla proprietà del muro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la norma sulle distanze legali per le tubazioni stabilisce una presunzione assoluta di pericolosità, non richiedendo ulteriori indagini sui danni effettivi. Il ricorso è stato respinto.
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Distanze legali tra proprietà: il pozzetto abusivo va arretrato
Il proprietario di un terreno ha citato in giudizio i vicini lamentando il blocco del deflusso naturale delle acque. I vicini hanno risposto con una domanda riconvenzionale, contestando l'inadeguatezza del pozzetto di scarico del ricorrente e la violazione delle distanze legali tra proprietà. I giudici di merito hanno dato ragione ai vicini, ordinando l'arretramento del pozzetto a un metro dal confine e il risarcimento dei danni. La Cassazione ha rigettato il ricorso principale. Il proprietario ha quindi proposto ricorso per revocazione, sostenendo un errore di fatto del giudice di legittimità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile la richiesta, poiché il ricorrente non ha evidenziato un errore percettivo del giudice, ma ha cercato di ottenere un inammissibile terzo giudizio di merito sui fatti già accertati.
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