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Art. 878 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 878 Codice Civile

Distanze tra costruzioni: la veranda metallica va demolita
Il proprietario di un immobile ha citato in giudizio il vicino chiedendo la rimozione di due fabbricati costruiti senza rispettare le distanze tra costruzioni stabilite dal regolamento comunale (sei metri). La struttura contestata era una veranda metallica con scala. La Corte di Cassazione ha confermato che anche le strutture metalliche aperte, come le verande e le scale esterne, costituiscono costruzioni rilevanti ai fini del calcolo delle distanze. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che la violazione delle distanze minime arreca un danno immediato al godimento del bene (minore luce, aria e tranquillità), che va risarcito anche se non si dimostra una perdita di valore economico dell'immobile. Il ricorso del vicino è stato rigettato, confermando l'obbligo di rimozione e il risarcimento del danno.
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Uso della cosa comune: No al varco su strada per un altro fondo
La Corte di Cassazione affronta un caso di illegittimo uso della cosa comune. Un proprietario aveva aperto un varco su una strada privata in comproprietà per collegare due suoi fondi, uno dei quali non aveva diritto di accesso originario. La Corte ha stabilito che tale comportamento altera la destinazione della strada, creando una servitù non autorizzata a danno degli altri comproprietari. L'apertura del varco è stata quindi dichiarata illegittima. La sentenza ha anche confermato che un muro di recinzione alto più di tre metri e con funzione di contenimento va considerato 'muro di fabbrica' e deve rispettare le distanze legali.
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Terrapieno artificiale costruzione: Azienda condannata ad arretrare
La Corte di Cassazione ha stabilito che un terrapieno artificiale, ovvero un innalzamento del suolo creato dall'uomo, deve essere considerato a tutti gli effetti una costruzione. Di conseguenza, sia il terrapieno sia l'eventuale muro che lo contiene devono rispettare le distanze legali dal confine con la proprietà vicina. Nel caso specifico, un'azienda edilizia aveva realizzato un dislivello artificiale con un muro di sostegno a una distanza inferiore a quella prevista dal regolamento locale. La Corte ha dato ragione al proprietario confinante, condannando l'azienda all'arretramento dell'opera. Il principio chiave è che qualsiasi modifica artificiale e permanente del terreno che crei un dislivello rientra nella nozione di 'terrapieno artificiale costruzione' e non può violare le norme sulle distanze.
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Distanze tra costruzioni: il muro sul dislivello non conta
Una Proprietaria si oppone alla nuova edificazione di un Ente Ecclesiastico confinante, sostenendo la violazione delle distanze tra costruzioni. La controversia riguarda la natura del muro di cinta della Proprietaria, che funge anche da contenimento per un dislivello naturale del terreno. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale: un muro che contiene un terrapieno naturale non si qualifica come 'costruzione' ai fini del calcolo delle distanze. Di conseguenza, il vicino non era tenuto a rispettare alcuna distanza da esso. La Corte ha quindi respinto il ricorso della Proprietaria, dando ragione all'Ente Ecclesiastico.
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Costruzione in aderenza al muro di cinta: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità di una costruzione in aderenza a un muro di cinta preesistente, anche se crea un dislivello artificiale. La Corte ha chiarito che se le norme locali prevedono la possibilità di costruire 'in aderenza', questa prevale sulla regola generale della distanza minima dal confine. Il muro di cinta, in questo caso, non perde la sua natura giuridica e non diventa un muro di fabbrica soggetto a distanze legali, poiché la costruzione è stata realizzata in appoggio a una struttura preesistente e non come un'unica nuova opera di contenimento.
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Distanza costruzioni: quando un muro è opera?
Una recente sentenza della Cassazione chiarisce la disciplina della distanza costruzioni. Un muro di contenimento che supporta un terrapieno artificiale è considerato a tutti gli effetti una "costruzione" e deve rispettare le distanze legali dal confine. La Corte ha stabilito che l'azione di demolizione va intentata contro l'attuale proprietario, il quale è però tutelato da una garanzia nei confronti del venditore che ha realizzato l'opera illecita.
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Distanze legali e nuova costruzione: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30966/2023, ha chiarito quando una ristrutturazione edilizia deve essere considerata una "nuova costruzione", soggetta al rispetto delle distanze legali. Il caso riguardava la trasformazione di un portico, la cui ristrutturazione con materiali e struttura diversi dall'originale è stata ritenuta una nuova opera. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della società costruttrice, confermando che modifiche sostanziali a un manufatto preesistente impongono l'applicazione delle normative sulle distanze tra edifici, e ha dichiarato inammissibile l'eccezione sulla prevenzione temporale perché sollevata per la prima volta in sede di legittimità.
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