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Art. 878 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 878 Codice Civile

Distanze legali tra costruzioni e muri per terrapieni artificiali
Un proprietario terriero cita in giudizio una società costruttrice confinante per la violazione delle distanze legali tra costruzioni, causata dalla realizzazione di due edifici e di un muro di contenimento a supporto di un terrapieno artificiale. La Corte d'Appello respinge la domanda del confinante applicando un regolamento regionale che esentava tali manufatti dal rispetto delle distanze minime. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del proprietario e cassa la decisione d'appello. I giudici di legittimità stabiliscono che il muro a sostegno di un dislivello artificiale costituisce una costruzione a tutti gli effetti. Di conseguenza, i regolamenti locali o regionali non possono derogare alla normativa statale di rango primario in assenza di un piano urbanistico generale unitario.
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Distanze legali tra costruzioni: Cassazione conferma l’inammissibilità
Un gruppo di proprietari ha citato in giudizio altri proprietari per presunte violazioni delle distanze legali tra costruzioni e per infiltrazioni. Il Tribunale aveva accolto le loro richieste. La Corte d'Appello ha poi annullato parzialmente la sentenza di primo grado per un vizio di contraddittorio (mancava una parte) e ha rigettato le domande nel merito, ritenendo che un muro avesse funzione di contenimento e non di recinzione, che un'autorimessa fosse parzialmente interrata e che un impianto idrico non fosse in uso. La Cassazione ha dichiarato il ricorso dei primi proprietari inammissibile. La Corte ha ribadito che non si possono riesaminare i fatti in sede di legittimità, confermando le valutazioni della Corte d'Appello. I ricorrenti hanno perso e devono pagare le spese.
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Servitù di Veduta: Rialzo Terreno e Muro di Confine, la Cassazione
Un proprietario ha citato in giudizio i vicini per aver innalzato il loro terreno di 30 cm, sostenendo che questo creava una nuova servitù di veduta e introspezione sul suo fondo. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la domanda, ritenendo l'innalzamento minimo e conforme alle normative locali, e non idoneo a causare danno. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. Ha stabilito che, in presenza di un muro di confine, non può configurarsi una servitù di veduta a vantaggio di un solo fondo, poiché il muro ha una funzione divisoria reciproca. Il ricorrente non ha provato che l'introspezione fosse impossibile prima dell'innalzamento del terreno. La sua richiesta è stata quindi respinta.
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Distanze Minime tra Edifici: Quando la finestra non fronteggia
In un caso complesso riguardante le **distanze minime tra edifici**, un'Azienda costruttrice aveva venduto un appartamento. Un'altra Azienda confinante ha citato in giudizio l'Acquirente per la violazione delle distanze legali, chiedendo la demolizione. L'Acquirente ha chiamato in causa l'Azienda costruttrice. La Corte d'Appello aveva imposto all'Acquirente di arretrare l'appartamento. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda costruttrice. Ha stabilito che l'obbligo di rispettare i 10 metri tra pareti finestrate e antistanti non si applica se le due pareti aderiscono completamente in basso e una finestra non fronteggia l'altra parete, essendo quest'ultima più bassa, senza spazi vuoti o intercapedini. La sentenza di appello è stata cassata.
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Distanze Legali: Strada Privata con Uso Pubblico Salva la Costruzione
Un proprietario ha contestato la costruzione del vicino, ritenendola troppo vicina al confine e in violazione delle distanze legali tra costruzioni. Il vicino ha sostenuto che una "traversa" tra le proprietà fosse una strada pubblica, rendendo inapplicabili le norme sulle distanze. La Corte di Cassazione ha confermato che la "Traversa Napoli" era effettivamente una strada gravata da servitù di uso pubblico. Questo significa che le regole sulle distanze legali non si applicano. Il ricorso del proprietario è stato quindi respinto, confermando la legittimità della costruzione del vicino e condannandolo al pagamento delle spese legali.
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Distanze tra costruzioni: scala salva vicino alla via pubblica
Due proprietari hanno chiesto la demolizione di una scala esterna realizzata dai vicini, lamentando la violazione delle distanze legali rispetto a una strada di loro proprietà. I vicini hanno replicato che la strada era destinata al transito pubblico, invocando l'esenzione dalle norme civilistiche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei proprietari confermando la piena legittimità dell'opera. I giudici hanno chiarito che le ordinarie distanze tra costruzioni non si applicano quando tra i fondi esiste una strada gravata da servitù di uso pubblico per asservimento volontario della collettività (dicatio ad patriam). Di conseguenza, il confinante non può esigere la demolizione dell'opera edilizia.
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Nuova costruzione da un terrapieno: scatta l’arretramento
I proprietari di un terreno confinante hanno chiesto la demolizione o l'arretramento del fabbricato della vicina, edificato violando le distanze legali. La proprietaria si è difesa sostenendo di aver acquistato il diritto per usucapione. La Corte d'Appello ha accertato che, negli anni novanta, la donna ha svuotato un vecchio terrapieno per edificare un magazzino, realizzando una nuova costruzione con aumento di volume. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della proprietaria. I giudici hanno chiarito che lo svuotamento del terrapieno configura una nuova costruzione e non una semplice ristrutturazione. Di conseguenza, si applicano le distanze vigenti all'epoca dei lavori e il termine di venti anni per l'usucapione non era ancora decorso al momento della causa. La proprietaria ha perso la causa e deve arretrare l'edificio.
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Distanze tra costruzioni: quando il muro di cinta non è un abuso
Il Proprietario Ricorrente ha citato in giudizio Il Proprietario Vicino lamentando la violazione delle distanze tra costruzioni per un ampliamento edilizio a soli 1,05 metri dal confine, oltre alla violazione di una presunta servitù di veduta esercitata da una ringhiera sopra un muro di contenimento. La Corte d'Appello ha respinto le domande, ritenendo che il muro avesse solo funzione di recinzione e non fosse una vera costruzione, escludendo anche il diritto di veduta. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso del Proprietario Ricorrente, confermando che un muro divisorio non costituisce una costruzione rilevante per le distanze legali e non può far nascere una servitù di veduta, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Distanze legali tra costruzioni: patti privati contro il Comune
Una proprietaria ha citato in giudizio i vicini di casa per la violazione delle distanze dal confine, poiché il loro fabbricato sorgeva a soli 4,75 metri anziché ai 5 metri previsti dal piano regolatore comunale. I vicini si difendevano sostenendo che un accordo privato sul muro di confine comune modificasse il calcolo delle distanze. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei vicini, confermando che le norme comunali sulle distanze legali tra costruzioni sono inderogabili da accordi privati. Inoltre, in presenza di un muro di confine comune, la distanza va misurata non dalla linea mediana, ma dalla facciata interna del muro stesso. I vicini sono stati condannati ad arretrare la propria costruzione e a pagare le spese legali.
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Distanze tra costruzioni: demolito il muro abusivo del vicino
Un proprietario ha citato in giudizio la società immobiliare confinante contestando la violazione delle distanze tra costruzioni. La società aveva realizzato tre muri in cemento armato uniti a dei fabbricati a meno di cinque metri dal confine, oltre a un muro di cinta abusivo sul terreno del vicino. Il Tribunale ha respinto la domanda qualificandola come regolamento di confini. La Corte d'Appello ha invece accolto la domanda del proprietario, ordinando la demolizione delle opere. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della società. La Suprema Corte ha chiarito che i muri uniti a fabbricati perdono la natura di semplici muri di cinta e si considerano vere costruzioni, soggette al rispetto delle distanze minime dal confine stabilite dai regolamenti locali.
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Distanze legali tra edifici: quando il muro diventa stanza
Una proprietaria demolisce un muro di contenimento per realizzare un vano abitativo, violando le distanze legali tra edifici. La vicina chiede la demolizione della nuova opera, la rimozione di tubi da un'intercapedine e contesta la sopraelevazione dell'edificio per motivi di stabilità. La Corte d'Appello ordina l'arretramento della costruzione e la rimozione dei tubi, ma salva la sopraelevazione. La Cassazione accoglie parzialmente i ricorsi di entrambe: conferma che il muro trasformato in stanza deve rispettare le distanze legali tra edifici, ma annulla la decisione sui tubi per carenza di motivazione giuridica e sulla sopraelevazione, ricordando che per vietarla basta il pericolo potenziale alla stabilità dell'edificio, senza necessità di un danno concreto già verificatosi. La causa torna in appello.
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Distanze legali tra edifici: quando la finestra è solo luce
Una disputa tra vicini di casa e il proprietario di un albergo riguarda il rispetto delle distanze legali tra edifici e l'altezza di un muro di confine. I proprietari di un villino lamentavano che l'hotel fosse troppo vicino e che il muro togliesse luce. La Corte d'Appello aveva ordinato l'arretramento dell'hotel e l'abbassamento del muro. La Cassazione ha però accolto il ricorso dei proprietari dell'hotel e del Comune. I giudici di legittimità hanno chiarito che la distanza minima di dieci metri si applica solo in presenza di vere e proprie vedute e non di semplici luci. Inoltre, la compensazione delle spese legali decisa nei confronti del Comune è stata annullata perché priva di motivazione. La causa torna in Corte d'Appello per un nuovo esame.
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