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Art. 877 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 877 Codice Civile

Distanze legali tra costruzioni: accordo privato vs regolamento
I Vicini acquistano un terreno da un'Impresa con l'accordo di poter edificare sul confine in deroga ai regolamenti comunali. L'Impresa costruisce per prima ma non sul confine, bensì a una distanza minima di 17 centimetri, violando sia l'accordo sia il piano regolatore che imponeva una distanza minima di 5 metri dal confine. La Corte d'Appello respinge la domanda di demolizione dei Vicini applicando il principio di prevenzione e ritenendo la distanza trascurabile. La Cassazione accoglie il ricorso dei Vicini: il principio di prevenzione non si applica se i regolamenti locali impongono una distanza minima dal confine. Inoltre, le norme sulle distanze legali tra costruzioni sono assolute e non ammettono tolleranze giudiziarie. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Sopraelevazione in aderenza: legittima anche se supera il tetto
I proprietari di un immobile lamentavano i danni e la violazione delle distanze legali causati dai lavori di ristrutturazione e innalzamento eseguiti dall'impresa edile confinante. La Corte d'Appello ordinava l'arretramento dell'intero edificio a tre metri dal confine, ritenendo che l'innalzamento del tetto costituisse una nuova costruzione non più in aderenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'impresa edile, stabilendo che la sopraelevazione in aderenza sulla verticale del fabbricato preesistente è pienamente legittima, anche se supera in altezza l'edificio vicino. Il rispetto della distanza minima di tre metri si applica solo se i regolamenti locali vietano espressamente l'aderenza o se sussistono specifiche preclusioni statiche o di veduta. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Nuova costruzione sul confine: quando la demolizione è totale
Una proprietaria viene condannata a demolire un fabbricato perché edificato a meno di cinque metri dal confine, violando i regolamenti locali. I giudici qualificano l'opera come nuova costruzione perché molto più grande rispetto ai vani preesistenti. La proprietaria chiede a sua volta la demolizione di un manufatto delle vicine, che era stato sopraelevato di cinquanta centimetri. La Corte d'appello ordina solo la demolizione della parte sopraelevata. La Cassazione accoglie il ricorso della proprietaria su questo punto: la sopraelevazione configura una nuova costruzione e, pertanto, l'ordine di demolizione per violazione delle distanze deve riguardare l'intero manufatto modificato e non solo la parte sopraelevata. La causa viene rinviata per una nuova decisione.
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Distanze tra costruzioni: la veranda metallica va demolita
Il proprietario di un immobile ha citato in giudizio il vicino chiedendo la rimozione di due fabbricati costruiti senza rispettare le distanze tra costruzioni stabilite dal regolamento comunale (sei metri). La struttura contestata era una veranda metallica con scala. La Corte di Cassazione ha confermato che anche le strutture metalliche aperte, come le verande e le scale esterne, costituiscono costruzioni rilevanti ai fini del calcolo delle distanze. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che la violazione delle distanze minime arreca un danno immediato al godimento del bene (minore luce, aria e tranquillità), che va risarcito anche se non si dimostra una perdita di valore economico dell'immobile. Il ricorso del vicino è stato rigettato, confermando l'obbligo di rimozione e il risarcimento del danno.
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Distanze tra costruzioni: permesso comunale non basta, caso rinviato
Un proprietario cita in giudizio i vicini per aver edificato sul confine, chiedendone la rimozione. I costruttori si difendono sostenendo la legittimità dell'opera, autorizzata da un permesso comunale e da una norma locale che consente una deroga alle distanze tra costruzioni. I giudici di primo e secondo grado danno ragione al vicino, ordinando l'arretramento dell'edificio e il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione, investita del caso, ritiene la questione troppo complessa per una decisione rapida. Con un'ordinanza interlocutoria, sospende il giudizio e rinvia la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito, senza quindi proclamare un vincitore.
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Distanze tra costruzioni: il muro sul dislivello non conta
Una Proprietaria si oppone alla nuova edificazione di un Ente Ecclesiastico confinante, sostenendo la violazione delle distanze tra costruzioni. La controversia riguarda la natura del muro di cinta della Proprietaria, che funge anche da contenimento per un dislivello naturale del terreno. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale: un muro che contiene un terrapieno naturale non si qualifica come 'costruzione' ai fini del calcolo delle distanze. Di conseguenza, il vicino non era tenuto a rispettare alcuna distanza da esso. La Corte ha quindi respinto il ricorso della Proprietaria, dando ragione all'Ente Ecclesiastico.
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Sopraelevazione Abusiva: Demolizione per Violazione Distanze Legali
La Corte di Cassazione affronta il caso di una sopraelevazione edilizia che ha causato una violazione distanze legali. Un proprietario ha trasformato un sottotetto in un'unità abitabile, aumentando il volume dell'edificio. La vicina ha agito in giudizio, ottenendo ragione. I giudici hanno stabilito che un intervento così significativo non è una semplice ristrutturazione, ma una 'nuova costruzione'. Di conseguenza, deve rispettare le normative sulle distanze tra edifici. La Corte ha quindi confermato la condanna alla demolizione parziale dell'opera (riduzione in pristino) e al risarcimento del danno, quantificato in 5.000 euro, ritenuto implicito nella violazione stessa.
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Distanze legali: quando il seminterrato è costruzione
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per il calcolo delle distanze legali tra edifici, stabilendo che un seminterrato che emerge anche solo parzialmente dal suolo deve essere considerato una costruzione. La sentenza precisa che la nozione di costruzione è stabilita dal Codice Civile e non può essere modificata dai regolamenti comunali. Inoltre, viene confermato che i balconi di ampie dimensioni rientrano nel computo delle distanze, mentre la costruzione in aderenza è valida anche in presenza di minime intercapedini dovute ad anomalie tecniche colmabili.
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Distanze legali: costruire sul confine e aderenza
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri di interpretazione dei regolamenti edilizi locali in materia di distanze legali. Il caso riguardava un fabbricato costruito sul confine ma non in aderenza a quello del vicino. La Corte d'Appello aveva ordinato la demolizione parziale, interpretando restrittivamente la norma locale che consentiva la costruzione in aderenza o sul confine. La Cassazione ha invece stabilito che la congiunzione o ha valore disgiuntivo e che il principio di prevenzione permette al proprietario di scegliere tra diverse opzioni costruttive, purché siano rispettate le distanze minime tra i fabbricati previste dallo strumento urbanistico.
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Distanze legali: sopraelevazione e aderenza
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo alla violazione delle distanze legali a seguito della sopraelevazione di un immobile realizzata in appoggio al muro del vicino senza previa richiesta di comunione forzosa. Mentre la Corte d'Appello aveva ordinato l'arretramento della struttura a tre metri, la Suprema Corte ha chiarito che la sanzione non deve necessariamente essere la demolizione totale. Se non vi sono violazioni di vedute o norme urbanistiche locali, è possibile ordinare il semplice rifacimento della struttura in aderenza, eliminando gli appoggi illegittimi ma mantenendo la costruzione entro i propri confini.
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Distanze legali: regole su confini e risarcimento
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di arretramento per un edificio costruito in violazione delle distanze legali previste dal piano regolatore locale. Nonostante una norma transitoria comunale permettesse l'edificazione sul confine, la Corte ha stabilito che tale deroga non è opponibile ai vicini senza un accordo preventivo. La violazione delle distanze legali comporta il risarcimento del danno per l'abusiva imposizione di una servitù di fatto, la cui prova può essere fornita tramite presunzioni basate sulla perdita di godimento del bene.
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Distanze legali e nuova costruzione: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30966/2023, ha chiarito quando una ristrutturazione edilizia deve essere considerata una "nuova costruzione", soggetta al rispetto delle distanze legali. Il caso riguardava la trasformazione di un portico, la cui ristrutturazione con materiali e struttura diversi dall'originale è stata ritenuta una nuova opera. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della società costruttrice, confermando che modifiche sostanziali a un manufatto preesistente impongono l'applicazione delle normative sulle distanze tra edifici, e ha dichiarato inammissibile l'eccezione sulla prevenzione temporale perché sollevata per la prima volta in sede di legittimità.
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Tutela ripristinatoria: obbligo di demolizione
La Corte di Cassazione conferma l'obbligo di demolire una sopraelevazione illegittima che viola le norme su edifici di interesse storico. La tutela ripristinatoria prevale sulla richiesta di risarcimento, anche se il proprietario danneggiato ha nel frattempo eseguito lavori di consolidamento sul proprio immobile. La Corte stabilisce che la possibilità tecnica della demolizione va valutata al momento della decisione finale e che il giudice di rinvio ha il potere di disporre nuove perizie per accertarla.
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