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Art. 823 Codice Civile — Sezione Prima Civile

Altri anni per Art. 823 Codice Civile

Canone occupazione spazi pubblici: paga chi installa, non chi affitta
Il Comune ha richiesto a una Società di Radiodiffusione il pagamento del Canone occupazione spazi pubblici per l'anno 2013, a causa della presenza di tralicci e ripetitori su un'area ritenuta pubblica. La Società ha contestato la richiesta, dimostrando di non essere proprietaria degli impianti, ma di utilizzarli in affitto da una Società Terza che li aveva installati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando che il Canone occupazione spazi pubblici è dovuto solo da chi esegue materialmente l'occupazione e installa le strutture, acquisendo la veste di concessionario. Chi si limita a utilizzare impianti altrui non è tenuto al pagamento. Il Comune perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Concessioni cimiteriali perpetue: il Comune perde contro l’erede
Il Comune ha intimato all'Erede della Concessionaria il pagamento di una somma a integrazione del canone per alcune concessioni cimiteriali perpetue. La Concessionaria originaria aveva già pagato una tariffa una tantum all'epoca del rilascio. Il Comune sosteneva di poter aggiornare unilateralmente la tariffa in virtù del suo potere pubblico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, stabilendo che le concessioni cimiteriali perpetue stipulate prima del 1975 rimangono valide e non possono essere modificate unilateralmente per imporre canoni periodici se l'accordo originario prevedeva un unico pagamento iniziale. Spetta al giudice ordinario decidere su tali questioni patrimoniali.
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Concessione cimiteriale perpetua: stop alle tariffe del Comune
La titolare di una concessione cimiteriale perpetua, ottenuta nel 1974 dietro pagamento di una tariffa una tantum (in un'unica soluzione), si è opposta alla richiesta del Comune di pagare una somma aggiuntiva per l'adeguamento del canone. Il Comune sosteneva di poter rideterminare unilateralmente la tariffa in virtù dei suoi poteri pubblici di gestione del demanio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, stabilendo che l'amministrazione non può modificare unilateralmente le condizioni economiche di una concessione cimiteriale perpetua stipulata prima del 1975 in assenza di una specifica norma di legge. Il rapporto patrimoniale resta regolato dall'accordo originario.
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Isola Espropriata, Museo Mai Fatto: No alla Retrocessione
Un privato chiede la restituzione di un'isola di pregio culturale, espropriata dalla Regione per realizzare un museo mai costruito. Il proprietario invoca il diritto alla retrocessione del bene espropriato per mancata realizzazione dell'opera pubblica. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. Secondo i giudici, per i beni culturali l'espropriazione si giustifica con la sola acquisizione del bene al patrimonio pubblico per garantirne la tutela e la fruizione. La costruzione fisica di un'opera aggiuntiva non è necessaria. L'interesse pubblico è stato soddisfatto con l'ingresso del bene nel demanio, escludendo così il diritto alla retrocessione.
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Servizio idrico integrato: estinzione del giudizio
La vicenda riguarda una complessa riorganizzazione del servizio idrico integrato in un ambito territoriale toscano. Una società consortile ha agito in giudizio contestando la propria esclusione dalla compagine sociale della nuova società di gestione e richiedendo indennizzi per l'utilizzo delle infrastrutture idriche. Dopo i rigetti nei gradi di merito, fondati sulla natura demaniale dei beni e sulla legittimità delle scelte comunali, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Tale decisione è scaturita dalla sopravvenuta carenza di interesse delle parti, le quali hanno raggiunto un accordo transattivo stragiudiziale per risolvere definitivamente il conflitto.
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Canone impianti pubblicitari: sì al doppio pagamento
Una società che installa cartelloni pubblicitari ha contestato la richiesta di pagamento di un canone per l'occupazione di suolo pubblico da parte di un Comune, ritenendolo un duplicato dell'imposta sulla pubblicità già versata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo la piena legittimità del doppio pagamento. La sentenza chiarisce che il canone impianti pubblicitari e l'imposta sulla pubblicità hanno presupposti diversi: il primo remunera l'ente per l'uso speciale di un bene pubblico, mentre la seconda tassa la diffusione del messaggio pubblicitario in sé. Pertanto, i due oneri sono distinti e cumulabili.
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