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Art. 81 Costituzione — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 81 Costituzione

Retribuzione società partecipate: No al blocco stipendi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26341/2025, ha stabilito che ai dipendenti delle società a partecipazione pubblica non si applica il blocco stipendiale previsto per il pubblico impiego. Un lavoratore aveva richiesto le differenze retributive maturate a seguito del rinnovo del CCNL del settore terziario. La società, interamente partecipata da un ente pubblico, si era opposta invocando le norme sul contenimento della spesa pubblica. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della società, affermando che la disciplina sulla retribuzione società partecipate segue le regole del diritto privato. Qualsiasi intervento di contenimento dei costi del personale deve passare attraverso la contrattazione di secondo livello e non può essere imposto unilateralmente, disapplicando gli aumenti previsti dal contratto collettivo nazionale.
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Retribuzione Società Partecipate: No a tagli unilaterali
Una ex dipendente di una società a partecipazione pubblica ha richiesto gli adeguamenti salariali previsti dal rinnovo del CCNL. La società si è opposta, invocando obblighi di contenimento dei costi. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla lavoratrice, stabilendo che la retribuzione in società partecipate, pur soggetta a principi di sana gestione, può essere modificata solo tramite contrattazione collettiva di secondo livello e non con decisioni unilaterali.
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Società partecipate: no al blocco stipendi unilaterale
Una lavoratrice di una società partecipata ha rivendicato il diritto agli aumenti salariali previsti dal rinnovo del CCNL. L'azienda si opponeva, richiamando le norme sul contenimento dei costi del settore pubblico. La Corte di Cassazione ha stabilito che le società partecipate sono soggette al diritto privato e non possono disapplicare unilateralmente il CCNL. Qualsiasi deroga ai trattamenti economici deve passare obbligatoriamente attraverso una contrattazione di secondo livello, respingendo l'idea che il blocco stipendi del pubblico impiego si estenda a queste realtà.
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Società Partecipate: No al blocco stipendi unilaterale
La Corte di Cassazione, con la sentenza 25707/2025, ha stabilito un principio fondamentale per i dipendenti delle società partecipate. Un'azienda a controllo pubblico non può rifiutarsi unilateralmente di applicare gli aumenti retributivi previsti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), anche se deve rispettare vincoli di spesa. La Corte ha chiarito che il rapporto di lavoro in queste società è di natura privatistica e qualsiasi modifica ai diritti economici dei lavoratori deve passare obbligatoriamente attraverso una contrattazione di secondo livello con i sindacati, non potendo essere imposta da un atto unilaterale dell'azienda o dell'ente pubblico controllante.
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Blocco retributivo società partecipate: no all’estensione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il blocco retributivo previsto per i dipendenti pubblici non si applica automaticamente ai lavoratori delle società partecipate, anche se a totale controllo pubblico. Tali società, soggette al diritto privato, possono contenere i costi del personale solo attraverso la contrattazione collettiva di secondo livello e non con un'imposizione unilaterale. Pertanto, i dipendenti hanno diritto agli aumenti previsti dal loro Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) privatistico, fin dalla loro maturazione.
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Compenso sanità penitenziaria: decide la contrattazione
Un'infermiera, il cui rapporto di lavoro è stato trasferito dalla sanità penitenziaria al Servizio Sanitario Nazionale, ha richiesto l'adeguamento del compenso. La Corte di Cassazione ha stabilito che, a seguito del trasferimento, la disciplina del rapporto, inclusa la determinazione del compenso sanità penitenziaria, non è più regolata dalla vecchia legge speciale (L. 740/1970) ma rientra nella contrattazione collettiva della medicina generale. Pertanto, la ASL non aveva il potere né il dovere di adeguare unilateralmente il compenso, rigettando la richiesta della lavoratrice.
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Contributo previdenziale società: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una controversia tra un ente previdenziale e una società sanitaria riguardo il calcolo del contributo previdenziale società. L'ordinanza stabilisce che la base imponibile per il contributo del 2% è il fatturato annuo della società per prestazioni specialistiche, e non i singoli compensi erogati ai professionisti. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso della società su una questione di prescrizione, ritenendola una valutazione di fatto insindacabile in sede di legittimità.
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Duplice ratio decidendi: l’inammissibilità del ricorso
Una specialista del settore sanitario si è vista negare l'assegnazione di ore di lavoro aggiuntive. La sua richiesta, respinta in primo e secondo grado, è stata infine dichiarata inammissibile dalla Corte di Cassazione. La decisione si fonda sul principio della duplice ratio decidendi: la ricorrente non ha impugnato una delle due autonome motivazioni su cui si basava la sentenza d'appello, rendendo così il suo ricorso proceduralmente inaccettabile.
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Responsabilità solidale appalti: le società in house
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23450/2025, ha stabilito che una società in house, interamente partecipata da enti pubblici, è soggetta alla responsabilità solidale appalti per i crediti dei lavoratori dell'appaltatore. La Corte ha chiarito che tali società, pur essendo soggette al Codice degli appalti, mantengono la loro natura di soggetto di diritto privato e non possono beneficiare dell'esclusione prevista per le Pubbliche Amministrazioni.
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Contributo di solidarietà: calcolo sulla pensione intera
Un gruppo di pensionati di un fondo speciale ha contestato l'applicazione del contributo di solidarietà sull'intero importo della loro pensione, sostenendo che dovesse applicarsi solo alla parte eccedente rispetto al regime generale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando un orientamento consolidato: il contributo si calcola sull'intera pensione maturata nel fondo speciale, in linea con la finalità della norma di riequilibrare le gestioni previdenziali speciali.
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Retribuzione ferie: l’indennità di turno va inclusa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'amministrazione comunale, confermando il diritto di alcuni agenti di polizia locale a percepire l'indennità di turno anche durante le ferie. La decisione si fonda sul principio del diritto dell'Unione Europea secondo cui la retribuzione ferie deve essere complessiva e non inferiore a quella ordinaria, per evitare di dissuadere i lavoratori dal fruire del loro diritto al riposo. Qualsiasi elemento retributivo intrinsecamente legato alle mansioni svolte deve quindi essere incluso nel calcolo.
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Blocco stipendi PA: no a risarcimenti per il 2010-2015
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni dipendenti pubblici che chiedevano un risarcimento per il blocco degli stipendi imposto tra il 2010 e il 2015. La Corte ha stabilito che la sentenza della Corte Costituzionale (n. 178/2015), pur dichiarando illegittimo il protrarsi del blocco, ha avuto l'effetto di ripristinare la procedura di contrattazione collettiva, ma non ha creato un diritto automatico a recuperare le mancate progressioni economiche o a ottenere specifici aumenti. Il blocco stipendi PA è stato considerato una misura temporanea e proporzionata, giustificata dalla grave crisi finanziaria e dalla necessità di contenere la spesa pubblica, senza violare il principio di una retribuzione equa e sufficiente.
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Esenzione ticket per disoccupati: sì anche a chi cerca
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esenzione dal pagamento del ticket sanitario per disoccupazione spetta a chiunque sia privo di impiego e dichiari la propria disponibilità a lavorare. La sentenza chiarisce che la nozione di "disoccupato" include anche chi non ha mai avuto un precedente rapporto di lavoro (inoccupato). Questo principio si applica anche ai cittadini stranieri regolarmente soggiornanti, come i richiedenti asilo, in virtù del principio di parità di trattamento nell'accesso alle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale. La Corte ha respinto il ricorso di un'azienda sanitaria che sosteneva una visione più restrittiva, confermando che l'esenzione ticket per disoccupati è una prestazione di carattere sociale.
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