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Art. 81 Codice di Procedura Civile

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Legittimazione passiva: Regione esclusa dal debito TPL
Una società di trasporto pubblico ha citato in giudizio una Regione per ottenere il pagamento di contributi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che, a seguito di una legge regionale del 2011, la competenza e la titolarità passiva del debito sono state trasferite ai Comuni capoluogo. Pertanto, la Regione non ha più legittimazione passiva in queste cause, anche se continua a calcolare i fabbisogni e a trasferire i fondi.
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TFR e fallimento: chi chiede i soldi non versati?
Un lavoratore si è visto negare il diritto di chiedere il TFR non versato al fondo pensione dopo il fallimento della sua azienda. Il tribunale riteneva che solo il fondo potesse agire. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: in caso di fallimento, il diritto di richiedere le quote di TFR maturate e non versate spetta, di regola, al lavoratore. Spetta al curatore fallimentare dimostrare un'eventuale cessione del credito al fondo pensione.
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Danno riflesso del socio: la Cassazione fa chiarezza
Due soci agiscono per il risarcimento dei danni derivanti dalla svendita di una partecipazione societaria. La Cassazione chiarisce che il pregiudizio al valore della quota è un danno riflesso del socio, risarcibile solo dalla società. L'appello generico viene dichiarato inammissibile.
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Incarico professionale società: chi paga i costi?
La Corte di Cassazione ha stabilito che i soci fondatori che conferiscono un incarico professionale per la costituzione di una società sono personalmente responsabili del pagamento dei compensi, anche se l'incarico è finalizzato alla creazione dell'ente. La Corte ha chiarito che tale rapporto non rientra nella tutela del consumatore e che la previsione statutaria di accollo delle spese da parte della società non libera automaticamente i committenti originari.
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Responsabilità professionale architetto: la sentenza
Una società committente ha citato in giudizio un architetto per un errore di progettazione relativo alla costruzione di una scala esterna, edificata in violazione delle distanze legali. La Corte di Appello, riformando la sentenza di primo grado che aveva dichiarato il diritto prescritto, ha affermato la responsabilità professionale architetto. Il termine di prescrizione, ha chiarito la Corte, decorre non dall'esecuzione del progetto, ma dal momento in cui il danno diviene oggettivamente percepibile, ovvero dalla sentenza definitiva che ha accertato l'illegittimità dell'opera. L'architetto è stato quindi condannato al risarcimento dei danni, comprensivi dei costi di demolizione e delle spese legali del precedente giudizio.
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Prova cessione credito: come dimostrarla in giudizio
Una società di recupero crediti, agendo come mandataria di un'altra società, ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un debitore. Il debitore si è opposto, eccependo, tra le altre cose, il difetto di legittimazione attiva del creditore per mancata prova della catena di cessioni. Il Tribunale di primo grado ha accolto l'opposizione per prescrizione del credito. La Corte d'Appello, esaminando l'appello incidentale del debitore, ha riformato la sentenza. Ha stabilito che la prova della cessione del credito non era stata fornita. La sola pubblicazione dell'avviso di cessione in blocco in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a dimostrare la titolarità del singolo credito, in assenza della produzione dei relativi contratti di cessione. Di conseguenza, ha accolto l'appello incidentale, revocato il decreto ingiuntivo e dichiarato che nulla era dovuto.
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Intervento inammissibile: condanna per abuso processo
Il Tribunale di Milano dichiara inammissibile l'intervento di un terzo, ex esecutore testamentario, in una causa di divisione ereditaria già risolta con un accordo tra gli eredi. L'interveniente, che aveva anche proposto una querela di falso contro il testamento, viene condannato per abuso del processo ai sensi dell'art. 96 c.p.c. a causa della sua mancanza di legittimazione processuale e della mala fede dimostrata. La sentenza sottolinea che gli strumenti processuali non possono essere utilizzati per finalità pretestuose, pena severe sanzioni economiche.
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