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Art. 801 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 801 Codice Civile

Revocazione della donazione per ingratitudine tra madre e figlio
Una madre e il figlio secondogenito citavano in giudizio l'altro figlio per contestare l'asse ereditario paterno e chiedere la revocazione della donazione per ingratitudine di un immobile. La donna accusava il figlio beneficiario di comportamenti ostili, denunce infondate e pignoramenti illegittimi. I giudici di merito respingevano la domanda, ravvisando una situazione di conflitto reciproco priva dei caratteri dell'ingiuria grave. Dopo un primo rigetto in Cassazione dovuto a un equivoco processuale, la Suprema Corte ammetteva la revocazione del proprio provvedimento per svista materiale. Tuttavia, nel riesaminare i motivi, confermava il rigetto definitivo della richiesta: il deterioramento duraturo dei rapporti familiari non equivale all'ingiuria ripugnante richiesta dalla legge per revocare una donazione. La donante perdeva la causa con condanna alle spese legali.
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Revocazione donazione per ingratitudine: Figlio aggredisce la madre, perde la proprietà
Un figlio aveva ricevuto in donazione la nuda proprietà di un immobile dalla madre, che si era riservata l'usufrutto. La madre, poi i suoi eredi, hanno chiesto la revocazione donazione per ingratitudine, motivata da aggressione fisica e impedimento all'uso dell'abitazione. La Corte d'Appello ha accolto la richiesta, revocando la donazione. Il figlio ha proposto ricorso in Cassazione, che ha confermato la revocazione. Successivamente, il figlio ha tentato di revocare l'ordinanza della Cassazione, sostenendo un contrasto con una precedente assoluzione penale per gli stessi fatti. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che tale motivo non è previsto per le sue decisioni e che l'assoluzione penale non esclude la grave ingratitudine civile.
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Figlio Ingrato? La Decadenza Azione di Revocazione Esige Prove
Una madre agisce in giudizio contro il figlio per revocare alcune donazioni, accusandolo di comportamenti offensivi. Il figlio si difende sostenendo che l'azione legale è stata avviata troppo tardi, eccependo la decadenza. I giudici di merito rigettano la sua difesa senza un'indagine approfondita, basandosi solo sulle accuse della madre. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio fondamentale: la valutazione sulla decadenza azione di revocazione non può basarsi su semplici affermazioni, ma richiede un accertamento completo dei fatti tramite prove. La questione deve essere decisa solo dopo aver verificato quando le offese sono diventate intollerabili. Il ricorso del figlio viene quindi accolto.
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