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Art. 757 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 757 Codice Civile

Acquisizione sanante: l’Ente Pubblico perde sugli indennizzi
L'Ente Pubblico ha occupato per anni un terreno privato per realizzare alloggi popolari, formalizzando il passaggio di proprietà solo in seguito tramite un provvedimento di acquisizione sanante. I giudici di merito hanno riconosciuto alle proprietarie un cospicuo risarcimento per i danni patiti e per l'occupazione senza titolo. L'Ente Pubblico ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione dei crediti maturati nei singoli anni e contestando la quota di proprietà iniziale delle eredi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Ente Pubblico. I giudici hanno stabilito che l'indennizzo dovuto per l'acquisizione sanante costituisce un credito unico che nasce al momento del provvedimento finale. Inoltre, per l'effetto retroattivo della divisione ereditaria, le eredi sono uniche proprietarie del bene sin dall'inizio. L'Ente Pubblico è stato condannato a rifondere tutte le spese legali.
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Credito ereditario dimezzato? No, la Cassazione lo assegna intero
Un'erede chiede allo Stato un indennizzo per l'eccessiva durata di una causa iniziata dal marito defunto. La Corte d'Appello le riconosce solo metà dell'importo, applicando erroneamente la regola della divisione automatica dei debiti. La Cassazione interviene e chiarisce un principio fondamentale: a differenza dei debiti, il credito ereditario non si divide automaticamente tra i coeredi ma entra per intero nella comunione ereditaria. Di conseguenza, anche un singolo erede può agire per riscuotere l'intera somma. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente e ha riconosciuto all'erede il diritto a ricevere l'intero indennizzo.
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Imposta di registro divisione: la tassa sui conguagli
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recupero fiscale operato dall'Agenzia delle Entrate in merito all'imposta di registro divisione applicata a uno scioglimento di comunione ereditaria. Il caso riguardava l'assegnazione di beni immobili il cui valore superava la quota di diritto di uno dei coeredi, con previsione di un conguaglio in denaro. La Suprema Corte ha ribadito che, ai sensi dell'art. 34 del TUR, quando a un condividente sono assegnati beni per un valore superiore alla sua quota, l'eccedenza è considerata per legge una vendita. Tale meccanismo configura una presunzione assoluta che prescinde dall'effettivo versamento del conguaglio o dalle intenzioni soggettive delle parti, rendendo applicabile l'aliquota proporzionale propria dei trasferimenti immobiliari anziché quella fissa o ridotta degli atti dichiarativi.
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Imposta di registro: tassazione sentenze di divisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una contribuente riguardante l'applicazione dell'**imposta di registro** su una sentenza di divisione ereditaria. La ricorrente contestava l'aliquota proporzionale dell'1%, invocando la misura fissa a causa della pendenza dell'appello e della sospensione dell'esecutività del titolo. La Suprema Corte ha confermato che la divisione senza conguagli ha natura dichiarativa e sconta l'aliquota dell'1%. Inoltre, ha ribadito che l'imposta di registro è un'imposta d'atto: l'obbligo tributario sorge con l'esistenza della sentenza, indipendentemente dal fatto che essa sia definitiva o provvisoriamente sospesa.
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Usucapione: prova con testimoni di altri processi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una proprietaria che contestava l'usucapione di un terreno da parte dei vicini. La Corte ha stabilito che la prova del possesso ad usucapionem può legittimamente basarsi su testimonianze ed elementi raccolti in altri procedimenti, sia civili che penali, a condizione che siano stati ritualmente acquisiti al giudizio. Inoltre, ha chiarito che il possesso utile all'usucapione non si limita alla mera coltivazione, ma deve manifestarsi con atti inequivocabili, come la stipula di contratti di affitto a terzi, che dimostrino la volontà di comportarsi come unici proprietari.
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Credito ereditario e transazione: che succede?
Un co-erede intenta causa contro un comune per un risarcimento danni legato a un sinistro occorso alla defunta madre. L'altro co-erede decide di accordarsi separatamente con l'ente. La Corte di Cassazione, nel respingere il ricorso del primo erede, chiarisce un punto fondamentale: a differenza dei debiti, il credito ereditario non si divide automaticamente ma cade in comunione. Pertanto, ciascun erede può agire per la propria quota o per l'intero, e la transazione di uno non impedisce agli altri di proseguire l'azione legale per la propria parte. La Suprema Corte ha ritenuto che la transazione fosse valida e che ciascun erede fosse libero di scegliere la propria strategia processuale.
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Pagamento al creditore apparente: la decisione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'azienda sanitaria che, dopo il decesso del titolare di una farmacia, ha continuato a versare i corrispettivi sul vecchio conto corrente. L'erede e nuova titolare ha richiesto nuovamente il pagamento. La Corte ha respinto il ricorso dell'azienda sanitaria, stabilendo che il pagamento al creditore apparente non libera il debitore quando quest'ultimo non è in buona fede, avendo ricevuto comunicazioni e potendo verificare la successione tramite il Registro delle Imprese.
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