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Art. 757 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 757 Codice Civile

Donazione di quota indivisa: quando è valida e quando è nulla
Il caso nasce dall'impugnazione di tre atti di liberalità con cui alcuni comproprietari avevano regalato le proprie quote di immobili senza il consenso di tutti i contitolari. La ricorrente chiedeva la nullità di tali atti, sostenendo che la donazione di quota indivisa fosse sempre vietata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di specificità. I giudici hanno chiarito che, mentre la donazione di quote di una massa ereditaria indivisa è nulla, nella comunione ordinaria è invece possibile donare la propria singola quota (la cosiddetta "quotina") se questa deriva da un titolo autonomo. Poiché la ricorrente non ha descritto chiaramente la provenienza dei beni e la natura della comunione, la Corte non ha potuto accogliere la domanda, confermando la condanna alle spese.
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Crediti ereditari: il singolo erede può pretendere l’intero
Un cittadino, agendo come erede della moglie defunta, chiede l'indennizzo per l'irragionevole durata di una causa tramite la Legge Pinto. La Corte d'Appello liquida solo una quota del risarcimento, sostenendo che la presenza di altri coeredi impedisse la richiesta dell'intera somma a titolo personale. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. I giudici chiariscono che i crediti ereditari, a differenza dei debiti, non si dividono automaticamente tra i coeredi ma entrano nella comunione ereditaria. Di conseguenza, ciascun coerede è legittimato ad agire singolarmente per chiedere l'adempimento dell'intero credito comune, senza dover obbligatoriamente coinvolgere gli altri eredi nel processo. Il ricorso viene accolto con rinvio.
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Azione di rivendicazione: perché l’atto di divisione non basta
Una cittadina ha avviato un'azione di rivendicazione contro i propri vicini, accusandoli di aver occupato e recintato abusivamente una porzione di terreno. La donna sosteneva di essere la legittima proprietaria in forza di un atto di divisione ereditaria risalente al 1970. I giudici di merito hanno però respinto la domanda, rilevando che l'atto di divisione non costituisce una prova sufficiente della proprietà nei confronti di terzi estranei alla spartizione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che chi agisce per recuperare un bene deve fornire una prova rigorosa che risalga fino a un acquisto a titolo originario. Il semplice documento di spartizione tra eredi non dimostra che il defunto fosse il vero proprietario del bene prima della divisione.
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Credito ereditario: diritti dei coeredi e danni
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei familiari delle vittime di un eccidio bellico contro uno Stato estero. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento poiché gli eredi non avevano specificato le singole quote e non convivevano con le vittime. La Suprema Corte ha chiarito che il credito ereditario non si divide automaticamente tra i coeredi ma cade in comunione, permettendo a ciascun erede di agire per l'intero. Inoltre, ha stabilito che la convivenza non è un requisito indispensabile per il risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale, essendo sufficiente il legame affettivo presunto tra stretti congiunti.
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Divisione ereditaria: valore beni alla data di divisione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31125/2023, ha stabilito un principio cruciale in materia di successioni. Quando un erede legittimo, inizialmente escluso dal testamento, ottiene la sua quota attraverso un'azione di riduzione, si crea una comunione ereditaria con gli altri eredi. In questo scenario, la successiva divisione ereditaria dei beni deve basarsi sul loro valore al momento della divisione stessa, e non sul valore che avevano all'apertura della successione. Questa decisione garantisce che l'erede reintegrato partecipi equamente all'eventuale aumento di valore dei beni ereditari nel tempo.
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Rimborso fiscale sisma: onere prova della residenza
Una contribuente richiede un rimborso fiscale del 90% dell'IRPEF per gli anni 1990-1992, sostenendo di risiedere in un'area colpita dal sisma. L'Agenzia delle Entrate nega il rimborso. I giudici di merito danno ragione alla contribuente, ma la Corte di Cassazione cassa la sentenza. Il motivo è che la Corte d'Appello ha omesso di verificare un punto cruciale sollevato dall'Agenzia: la prova che la residenza della contribuente fosse effettivamente in uno dei comuni inclusi nell'elenco ufficiale che dava diritto al beneficio. La causa viene rinviata per un nuovo esame su questo specifico presupposto.
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Domanda nuova nel giudizio di rinvio: il limite
In una complessa vicenda ereditaria, un erede aveva inizialmente chiesto l'esecuzione specifica di un contratto preliminare. Dopo una prima sentenza della Cassazione, nel successivo giudizio di rinvio, ha modificato la sua richiesta in una domanda di accertamento di un trasferimento di proprietà già avvenuto, producendo un nuovo documento. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile tale modifica, qualificandola come una 'domanda nuova nel giudizio di rinvio', poiché questa fase processuale ha un carattere 'chiuso' e non consente di introdurre nuove questioni o richieste che alterino il tema del contendere già definito.
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