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Art. 737 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 737 Codice Civile

Donazione con dispensa da collazione: tutela contro il rilascio
Un erede agisce contro la cognata per ottenere il rilascio di immobili che ritiene occupati illegittimamente. Quei beni appartenevano originariamente al padre defunto, il quale li aveva trasferiti al figlio mediante donazione con dispensa da collazione. Alla scomparsa del figlio, la moglie ne era divenuta erede universale, continuando a viverci come casa familiare. L'attore sosteneva che gli immobili facessero parte dell'asse ereditario indiviso, complice una pregressa cessione operata dalla curatela fallimentare del defunto marito. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno respinto le domande del parente. La Corte di Cassazione conferma tali decisioni: i beni donati non confluiscono automaticamente nella comunione ereditaria, ma restano di proprietà del donatario e dei suoi aventi causa fino all'eventuale accoglimento di un'azione di riduzione. La cognata vince la causa e il ricorso dell'erede viene definitivamente respinto.
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Divisione ereditaria: la lite si chiude con accordo
Una delle tre sorelle ha promosso una causa per la divisione ereditaria del patrimonio materno, chiedendo la collazione delle donazioni e il rendiconto sui conti bancari cointestati con la madre defunta. Dopo il primo grado e la sentenza di appello che ha accolto parzialmente le domande delle parti, la sorella soccombente ha presentato ricorso in Cassazione. Nelle more del processo di legittimità, le sorelle hanno siglato una transazione per chiudere pacificamente ogni contesa familiare. La ricorrente ha quindi formalizzato la rinuncia al ricorso e le altre sorelle hanno notificato la rituale accettazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, escludendo il pagamento delle spese di lite tra le parti e certificando l'assenza dell'obbligo di raddoppio del contributo unificato.
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Dispensa dalla collazione tra donazione valida ed eredità divisa
Gli eredi di un genitore defunto hanno promosso una causa di divisione ereditaria, chiedendo di inserire nell'asse ereditario alcuni immobili donati in vita a uno dei figli. Il defunto aveva previsto la dispensa dalla collazione a favore del donatario. In seguito alla morte di quest'ultimo e alla chiusura del suo pregresso fallimento, la moglie ha ereditato i beni. Un coerede sosteneva che i beni donati dovessero rientrare nella divisione e che un precedente accordo fallimentare ne avesse ceduto la proprietà. La Corte di Cassazione ha chiarito che la dispensa dalla collazione esonera dal restituire il bene alla massa, pur imponendo il calcolo per verificare la quota di riserva. Poiché la quota legittima è stata garantita, il ricorso del coerede è stato respinto.
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Scioglimento della comunione ereditaria: stime e conguagli
Alcuni fratelli coeredi hanno avviato una complessa controversia familiare per ottenere lo scioglimento della comunione ereditaria sui patrimoni dei genitori defunti. La controversia riguardava la stima dei beni, l'inclusione di un terreno espropriato, la rinuncia a una dispensa da collazione e il calcolo dei conguagli in denaro. I giudici di merito avevano stabilito quote e conguagli basandosi su calcoli viziati e stime non aggiornate, respingendo l'appello con motivazioni contraddittorie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso principale degli eredi lesi, sancendo che la valutazione dei beni da dividere deve avvenire ai valori di mercato attuali e che l'eccedenza delle donazioni impone precisi obblighi di rimborso monetario. La Suprema Corte ha così annullato la decisione impugnata, rinviando il giudizio per un corretto ricalcolo.
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Donazione indiretta: l’appartamento del padre divide i figli
La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi relativi a una disputa ereditaria tra fratelli riguardante l'acquisto di quattro appartamenti. Il padre aveva stipulato una permuta di un terreno riservandosi di nominare la figlia come acquirente degli immobili realizzati dal costruttore. La Corte d'Appello ha qualificato l'operazione come donazione indiretta, ordinando agli eredi della figlia di conferire i beni all'eredità. La Cassazione ha confermato che la donazione indiretta non richiede la forma solenne dell'atto pubblico con testimoni. Inoltre, ha chiarito che l'obbligo di conferimento consente agli eredi di scegliere tra la restituzione fisica dei beni o l'imputazione del loro valore economico, rigettando ogni richiesta di nullità.
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Donazione indiretta: la testimonianza dei parenti è valida
Una complessa lite familiare tra quattro fratelli riguarda la divisione dell'eredità paterna e l'obbligo di rimettere nella massa comune alcuni immobili acquistati in vita. La Corte d'Appello aveva escluso che l'acquisto di due appartamenti da parte di uno dei fratelli costituisse una donazione indiretta del padre, ritenendo che il denaro provenisse da un prestito della madre e dichiarando inattendibili i testimoni solo perché parenti. La Cassazione ha accolto il ricorso principale, stabilendo che il legame di parentela non rende automaticamente inattendibile un testimone. Inoltre, ha sanzionato il giudice d'appello per aver introdotto d'ufficio la tesi del prestito materno, mai allegata dal diretto interessato. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Divisione ereditaria: quote salve senza collazione immediata
Alcuni coeredi hanno avviato una causa per la divisione ereditaria di diversi terreni. Durante il giudizio è emerso che alcuni di essi avevano venduto le proprie quote a un terzo e che un terreno era stato precedentemente donato. I ricorrenti hanno contestato la mancata partecipazione al processo dei venditori originari e l'assenza di una preventiva collazione dei beni donati. La Corte d'Appello ha rigettato le contestazioni ritenendole tardive o infondate. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che le questioni sulla partecipazione al processo vanno sollevate tempestivamente in appello e che le operazioni di collazione avvengono nella seconda fase del giudizio divisorio, senza inficiare la determinazione iniziale delle quote di comproprietà.
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Collazione ereditaria: escluse le migliorie sulla casa donata
Una madre e un figlio hanno citato in giudizio la figlia e sorella per presunte lesioni della quota legittima sulla successione del padre. Gli attori contestavano l'esclusione dall'asse ereditario di somme depositate su conti correnti e il valore di una casa donata alla sorella. I giudici di merito hanno accertato che i conti correnti erano riferibili a trust del Liechtenstein di cui il defunto era solo procuratore, escludendoli dall'eredità. Inoltre, hanno riconosciuto alla sorella il diritto di dedurre dal valore della donazione le migliorie apportate a proprie spese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei familiari, confermando che la collazione ereditaria esclude il valore delle migliorie non finanziate dal defunto e che i beni dei trust esteri non rientrano nella successione.
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Revoca del testamento: l’uguaglianza batte la penale
La Corte di Cassazione ha affrontato una complessa disputa ereditaria tra i discendenti di una donna facoltosa. Nel primo testamento, la madre aveva inserito una clausola sanzionatoria contro la figlia, riducendo la sua quota in caso di liti giudiziarie con il fratello. Successivamente, la madre ha redatto un nuovo testamento disponendo la divisione paritaria dei beni e dichiarando di voler annullare ogni atto precedente. I giudici hanno stabilito che questa formula costituisce una espressa revoca del testamento precedente e della relativa penale. Tuttavia, la Cassazione ha accolto il ricorso degli eredi della figlia per gravi errori di calcolo commessi dai giudici di appello nella valutazione delle quote societarie donate e nella ripartizione dei gioielli di famiglia senza conguaglio. La causa torna in Corte d'Appello per il ricalcolo delle quote.
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Eredità: accusa le sorelle, ma la collazione per donazione fallisce
In una causa di divisione ereditaria, un fratello accusa le sorelle di aver ricevuto beni dal padre tramite donazioni non dichiarate, tra cui un'azienda agricola e immobili. Chiede quindi la loro inclusione nell'asse ereditario tramite la collazione per donazione indiretta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del fratello, stabilendo che egli non ha fornito prove sufficienti e adeguate a dimostrare le presunte donazioni. La sentenza sottolinea che per provare una donazione indiretta non bastano semplici sospetti o indizi generici, ma servono elementi gravi, precisi e concordanti, che nel caso specifico mancavano. Di conseguenza, il fratello perde la causa e i beni restano esclusi dalla divisione.
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Simulazione della compravendita: azienda salva per l’acquirente
Un erede contesta il trasferimento di una redditizia farmacia dal padre a un fratello, sostenendo la simulazione della compravendita per mascherare una donazione lesiva della sua quota ereditaria. Mentre l'attore rivendica l'assenza di un reale pagamento, il convenuto dimostra di aver versato un corrispettivo, accollato debiti e garantito una rendita vitalizia al genitore. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando che la vendita a un prezzo inferiore al valore di mercato non configura automaticamente una donazione indiretta. Per provare la simulazione della compravendita è necessaria una sproporzione significativa tra le prestazioni e la chiara volontà di arricchire l'acquirente. I giudici confermano la validità dell'atto oneroso, tutelando l'accordo originario contro le pretese successorie.
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Rinuncia al ricorso tributario: il Fisco cede sulla collazione
L'Agenzia delle Entrate aveva impugnato una decisione della Corte di Giustizia Tributaria riguardante la tassazione di un atto di collazione, divisione parziale e prestazione in luogo di adempimento. La controversia verteva sulla corretta determinazione della massa dei beni conferiti. Tuttavia, durante la pendenza del giudizio di legittimità, l'amministrazione finanziaria ha presentato una formale **Rinuncia al ricorso tributario**, riconoscendo che l'orientamento della Cassazione si era ormai consolidato in senso favorevole al contribuente. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del processo senza procedere alla condanna alle spese, poiché il cittadino intimato non aveva svolto attività difensiva in questa fase. La decisione sottolinea l'importanza dell'adeguamento dell'amministrazione ai precedenti giurisprudenziali per evitare inutili prosecuzioni del contenzioso.
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Azione di riduzione: i diritti del legittimario
La Corte di Cassazione chiarisce che il legittimario totalmente escluso dalla successione non deve indicare l'esatto valore dell'asse ereditario se la lesione è manifesta. L'azione di riduzione è il presupposto necessario per acquisire la qualità di erede e procedere alla successiva divisione dei beni.
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