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Art. 732 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

Altri anni per Art. 732 Codice Civile

Retratto Successorio: La Cassazione chiarisce i limiti sulla nuda proprietà
Un'erede ha tentato di esercitare il diritto di retratto successorio su un immobile venduto da un'altra coerede a un terzo. L'immobile era parte dell'eredità, ma la vendita riguardava la nuda proprietà dell'intero appartamento, non una quota ideale dell'eredità. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che il retratto successorio si applica solo quando l'alienazione riguarda una quota ereditaria intesa come porzione ideale del patrimonio del defunto, e non un bene specifico considerato nella sua interezza.
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Retratto successorio: tra legato e comunione vince l’acquirente
Un testatore lascia un immobile indiviso ai due figli con l'obbligo di preferirsi in caso di vendita. Uno dei fratelli vende la sua quota a un terzo acquirente. L'altro fratello agisce in giudizio chiedendo il retratto successorio. Il Tribunale rigetta la domanda, ma la Corte d'Appello la accoglie, ritenendo nullo l'accordo verbale. L'acquirente ricorre in Cassazione, sostenendo che l'immobile fosse stato attribuito come legato e non in comunione ereditaria, escludendo così il retratto successorio. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'acquirente: la Corte d'Appello avrebbe dovuto esaminare d'ufficio la natura dell'attribuzione (legato o eredità), poiché l'acquirente, vittorioso in primo grado, non aveva l'onere di proporre appello incidentale su una difesa non rigettata. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Divisione ereditaria: la nuora esclusa vince a metà
Una donna propone opposizione di terzo contro la sentenza di divisione ereditaria dei beni del suocero defunto. La donna sostiene di aver acquistato dalla suocera, prima della causa, una quota dei terreni oggetto di divisione, e di essere stata esclusa dal processo. La Corte di Cassazione chiarisce che la vendita di una quota di singoli beni ereditari ha solo effetti obbligatori e non reali fino alla divisione, escludendo che l'acquirente sia un litisconsorte necessario. Tuttavia, accoglie parzialmente il ricorso: una parte dei terreni apparteneva alla suocera non per eredità, ma per comunione legale. Questa quota del 50%, venduta alla nuora con effetto immediato, non poteva essere inclusa nella divisione ereditaria. La sentenza viene cassata con rinvio per verificare la proprietà di tale quota.
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Donazione di cosa altrui: nullo l’atto che esclude il coerede
Un coerede impugna la donazione effettuata dal fratello a favore di un terzo, sostenendo che l'atto nasconda una vendita finalizzata a eludere il suo diritto di prelazione. In subordine, ne chiede la nullità. La Corte d'Appello rigetta la domanda senza pronunciarsi sulla nullità. La Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che la donazione di cosa altrui, come un singolo bene ereditario non ancora diviso, è nulla, a meno che il donante non dichiari espressamente di essere consapevole dell'altruità del bene. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Retratto Successorio: Eredi vincono contro l’azienda acquirente
Una società acquista da un'erede la sua quota di eredità, composta da tutti i beni a lei spettanti. Gli altri coeredi esercitano il retratto successorio per riscattare la quota. La società si oppone, sostenendo di aver comprato beni specifici e non una quota. La Cassazione dà ragione ai coeredi, stabilendo un principio chiave: la vendita da parte di un coerede di tutti i beni ereditari a lui spettanti si presume come una vendita di quota, non di singoli beni. Questo fa scattare il diritto di prelazione e di retratto successorio degli altri coeredi, che vincono la causa.
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Interversione del possesso: guida all’usucapione
La Corte di Cassazione ha confermato che l'interversione del possesso non si verifica se il soggetto continua a comportarsi come mandatario. Nel caso analizzato, la richiesta di usucapione è stata respinta poiché l'amministratore dei beni rendeva periodicamente il conto ai proprietari, riconoscendo così la loro titolarità.
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Divisione ereditaria: vendita di beni e usucapione
In un complesso caso di divisione ereditaria, la Cassazione affronta due temi cruciali: l'ammissibilità dell'appello e la qualificazione della vendita di beni da parte di un coerede. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile il gravame per difetto di specificità. Ha invece confermato che la vendita di beni che esauriscono la quota di un coerede va qualificata come cessione di quota ereditaria con effetti reali, e non come vendita di singoli beni con efficacia solo obbligatoria.
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Prelazione testamentaria: il valore del ‘desiderio’
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della prelazione testamentaria. Il caso riguarda una clausola in un testamento che esprimeva il 'desiderio' del defunto che gli eredi si preferissero a vicenda in caso di vendita dei beni ereditati. I giudici di merito avevano interpretato tale espressione come un mero auspicio morale. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che, se il testamento prevede una sanzione specifica (in questo caso, la riduzione alla sola quota di legittima) per chi non rispetta tale 'desiderio', questo si trasforma in un obbligo giuridico vincolante, configurando una vera e propria prelazione testamentaria.
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Prelazione ereditaria: la Cassazione chiarisce
Il diritto di un coerede alla prelazione ereditaria è stato al centro di una recente decisione della Corte di Cassazione. La Corte ha stabilito che una bozza di contratto preliminare, con oggetto e prezzo diversi dalla vendita finale, non costituisce una valida 'denuntiatio'. Di conseguenza, la controproposta del coerede non può essere interpretata come una rinuncia al suo diritto di riscattare la quota ereditaria venduta a un terzo, portando all'annullamento della sentenza d'appello.
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Prelazione convenzionale: il ricorso deve essere specifico
Una società agricola ha agito in giudizio per far valere un diritto di prelazione convenzionale su un terreno, derivante da un precedente contratto. I coeredi venditori hanno opposto la prevalenza della prelazione ereditaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di specificità, poiché la società non ha adeguatamente contestato l'interpretazione contrattuale della corte d'appello, la quale aveva limitato la prelazione convenzionale alla sola vendita dell'intero bene e non della singola quota.
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Prelazione ereditaria: quando non si applica più?
In una controversia tra coeredi per la vendita di una quota immobiliare a un terzo, la Cassazione chiarisce i limiti della prelazione ereditaria. Il ricorso di una coerede, che lamentava la violazione del suo diritto di prelazione, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha confermato che, a seguito di una divisione parziale del patrimonio ereditario, l'immobile residuo ricade in un regime di comunione ordinaria, escludendo l'applicazione della prelazione ereditaria. Inoltre, l'acquisizione della quota contesa per usucapione, sancita da un'altra sentenza passata in giudicato, ha determinato il difetto di interesse a proseguire il ricorso.
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Retratto successorio: a chi si paga il prezzo?
Un coerede esercita il retratto successorio su una quota ereditaria venduta a terzi. A seguito di un complesso iter giudiziario, la Cassazione stabilisce che il retraente non deve pagare il prezzo ai coeredi venditori, a causa di un precedente giudicato che aveva negato la loro legittimazione passiva e respinto la richiesta di pagamento degli acquirenti originari.
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Vendita di eredità: la quota incerta non nega i diritti
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione che garantiva a un coerede l'accesso a un immobile comune, nonostante la sua quota fosse incerta a causa di una complessa vendita di eredità e di un testamento contestato. Secondo la Corte, la qualità di co-proprietario è sufficiente per esercitare il diritto di accesso, anche se la determinazione esatta della quota è pendente in altre sedi giudiziarie. L'appello degli altri eredi è stato respinto con condanna per lite temeraria.
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