La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33025/2024, ha stabilito che per configurare l'aggravante dell'ingente quantità stupefacenti in fase di misura cautelare, non è sempre necessaria l'analisi chimica per determinare il principio attivo. Di fronte a un quantitativo macroscopicamente elevato (nel caso specifico, 26 kg di hashish), la sussistenza di gravi indizi può essere ritenuta sufficiente, differenziando lo standard probatorio della fase cautelare da quello del giudizio di merito.
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