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Art. 718 Codice Penale — Sezione Terza Penale

Altri anni per Art. 718 Codice Penale

Sequestro preventivo: da club di poker a bisca clandestina
I Gestori di un locale adibito a club di poker ricorrono contro il provvedimento che ha confermato il sequestro preventivo di oltre 125.000 euro e dell'intero immobile. La difesa sostiene la liceità del poker sportivo e l'uso parziale dell'edificio per attività lecite, oltre alla proprietà di un terzo in buona fede. La Corte di Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici confermano che il locale funzionava di fatto come una bisca clandestina per giochi d'azzardo vietati (come blackjack e punto e banco), come provato da video, fiches e ingenti somme in contanti incompatibili con gli incassi del bar. Inoltre, i ricorrenti non possono far valere i diritti del proprietario terzo. Di conseguenza, il sequestro preventivo viene interamente confermato e i ricorrenti vengono condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Gioco d’azzardo: sequestro valido se si è organizzatori attivi
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di oltre 200.000 euro in contanti, trovati durante un'irruzione in una bisca clandestina. Gli indagati, accusati di essere gli organizzatori, avevano impugnato il provvedimento, sostenendo che il denaro non fosse collegato all'attività illecita. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave: il ruolo attivo degli organizzatori, sorpresi a 'presidiare' il tavolo con il denaro e i quaderni delle scommesse, è sufficiente a creare un legame diretto tra i soldi e il reato. Il sequestro preventivo per gioco d'azzardo è quindi legittimo perché il denaro è considerato lo strumento e il profitto del reato stesso. Gli organizzatori hanno perso e sono stati condannati a pagare le spese.
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Motivazione Apparente: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per esercizio di giochi d'azzardo a causa della motivazione apparente fornita dalla Corte d'Appello. Quest'ultima si era limitata a un generico rinvio alla sentenza di primo grado, senza analizzare le specifiche critiche sollevate dalla difesa. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice d'appello ha l'obbligo di esaminare nel merito le doglianze dell'imputato, altrimenti la motivazione risulta nulla e la sentenza va annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Ricorso cassazione sequestro preventivo: i limiti
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione sequestro preventivo contro il sequestro di un locale per gioco d'azzardo. Il motivo? L'appello si basava su una presunta illogicità della motivazione, un vizio non consentito in questa sede, dove è ammessa solo la violazione di legge.
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Scommesse non autorizzate: quando è reato
La Cassazione conferma la condanna per scommesse non autorizzate a carico della titolare di un centro affiliato a un bookmaker estero. L'uso di un conto gioco personale per le giocate dei clienti configura un'intermediazione illecita, non un servizio transfrontaliero. Il reato è permanente e la prescrizione decorre dalla fine della condotta.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile se i beni tornano
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro un sequestro per sopravvenuta carenza di interesse, poiché i beni erano stati restituiti prima della decisione. Di conseguenza, non è dovuta alcuna condanna alle spese processuali.
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Gioco d’azzardo: il gioco delle tre campanelle è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di gioco d'azzardo a carico di un uomo che gestiva un banchetto per il gioco delle "tre campanelle". La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene l'operatore sia abile, per il partecipante la vincita è basata puramente sulla fortuna (aleatorietà), configurando così la contravvenzione prevista dall'art. 718 del codice penale e non il reato di truffa.
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Gioco d’azzardo: quando il Mahjong è reato?
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per esercizio di gioco d'azzardo legata al gioco del Mahjong. Secondo la Corte, per configurare il reato non è sufficiente una generica descrizione del gioco, ma è necessaria una prova rigorosa che dimostri, nel caso concreto, la predominanza dell'aleatorietà sulla abilità e l'effettiva finalità di lucro. La sentenza è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su prove concrete e non sulla 'scienza privata' del giudice.
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Raccolta scommesse illegale: onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un operatore condannato per raccolta scommesse illegale per conto di una società estera. La Corte ha stabilito che spetta all'imputato l'onere di provare la presunta natura discriminatoria della normativa nazionale rispetto al diritto UE, che avrebbe impedito alla società estera di ottenere la concessione. In assenza di tale prova, la condanna è legittima.
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