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Art. 7 Codice della Crisi d'Impresa — Anno 2026

Altri anni per Art. 7 Codice della Crisi d'Impresa

Concordato in continuità indiretta: stop alle locazioni
Una società operante nel commercio di autoricambi ha cessato la propria attività principale e ha presentato una domanda di concordato in continuità indiretta. Il piano prevedeva la prosecuzione della sola locazione di alcuni immobili a terzi per pagare i creditori con percentuali irrisorie. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta, qualificandola come liquidatoria e priva dei requisiti di legge, aprendo la liquidazione giudiziale. La Corte d'Appello ha confermato la decisione, rilevando che le locazioni rappresentavano una mera attività accessoria e non tutelavano l'azienda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società debitrice, confermando che la continuità aziendale non può reggersi su rapporti estranei all'attività caratteristica cessata, condannando l'impresa alle spese processuali.
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Liquidazione giudiziale per debiti fiscali: bilanci non depositati
Un ente locale ha richiesto l'apertura della procedura concorsuale contro una società debitrice per tributi scaduti superiori a trecentomila euro. L'azienda ha contestato la liquidazione giudiziale dichiarandosi piccolo imprenditore esente e affermando di voler accedere al concordato minore, allegando bilanci non approvati e rateizzazioni non dimostrate. I giudici di merito hanno dichiarato l'insolvenza rilevando l'inattendibilità dei documenti contabili. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dichiarando il ricorso inammissibile: i bilanci non depositati non provano lo stato di impresa sotto soglia e le censure difettano di specificità.
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Revoca liquidazione giudiziale: accordo tardivo non salva l’azienda
Una società viene dichiarata in stato di liquidazione giudiziale su richiesta di un creditore. Durante l'appello contro questa decisione, la società e il creditore raggiungono un accordo e quest'ultimo rinuncia alla sua richiesta. La Corte di Cassazione stabilisce però che l'accordo è tardivo. La revoca della liquidazione giudiziale non è possibile se la rinuncia del creditore avviene dopo che lo stato di insolvenza è già stato dichiarato dal tribunale. La dichiarazione di insolvenza, una volta emessa, non può essere annullata da un patto successivo tra le singole parti. Di conseguenza, la liquidazione giudiziale della società è stata confermata.
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Crisi d’impresa: il termine perentorio blocca il salvataggio
La Corte di Cassazione ha confermato la liquidazione giudiziale di un'azienda, respingendo il suo tentativo di accedere a una procedura di salvataggio. La richiesta dell'azienda era stata presentata oltre la prima udienza del procedimento avviato dagli ex dipendenti. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: il termine perentorio nella crisi d'impresa, fissato alla prima udienza per presentare domande alternative alla liquidazione, è assoluto e invalicabile. Questa rigidità serve a evitare abusi e ritardi procedurali, garantendo una rapida definizione della sorte dell'impresa insolvente. L'azienda ha perso la sua occasione per negoziare.
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Abuso del processo: limiti al concordato.
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una seconda domanda di concordato preventivo con riserva, qualificandola come abuso del processo. Il debitore aveva rinunciato a una precedente proposta per presentarne una nuova quasi identica, al solo scopo di differire l'apertura della liquidazione giudiziale. La Corte ha chiarito che lo stato di insolvenza sussiste anche in presenza di un vasto patrimonio immobiliare se questo non è prontamente liquidabile per onorare i debiti scaduti.
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Tardività ricorso cassazione: le conseguenze
Una società radiofonica ha impugnato una sentenza che confermava la sua liquidazione controllata. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello inammissibile a causa della tardività del ricorso per cassazione, presentato sei mesi dopo la notifica invece che entro il termine perentorio di trenta giorni. La Corte ha inoltre condannato la società e il suo legale rappresentante in solido per lite temeraria, ravvisando la mala fede nella proposizione di un ricorso tardivo e palesemente infondato.
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