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Art. 696 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 696 Codice di Procedura Civile

Risarcimento danni per perizia errata: conta la chance perduta
Un acquirente acquista un immobile all'asta giudiziaria, scoprendo poi gravi difformità strutturali ed edilizie omesse nella relazione del perito nominato dal tribunale. Il fabbricato risulta sovrastimato per 78.000 euro. L'acquirente chiede il risarcimento danni per perizia errata. I giudici di merito riconoscono la responsabilità del professionista ma riducono drasticamente la somma, esigendo la prova che l'acquirente avrebbe ottenuto il bene a un prezzo inferiore. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso: per la perdita di chance non occorre la certezza del risultato, ma la dimostrazione probabilistica di un'occasione favorevole ostacolata dall'errore. La previa visione dell'immobile non esonera il perito da difetti complessi. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Responsabilità del progettista: perizia preventiva e danni
Una Società Committente subisce gravi danni a causa del malfunzionamento degli impianti di riscaldamento e cogenerazione. Gli impianti risultano inutilizzabili per un difetto di coordinamento nella progettazione. La società agisce in giudizio per ottenere il risarcimento. I tecnici coinvolti cercano di declinare la propria responsabilità del progettista, contestando anche l'uso della perizia preventiva a cui uno di loro non aveva partecipato. La Corte di Cassazione rigetta i ricorsi dei professionisti. La Corte stabilisce che la perizia preventiva è utilizzabile in giudizio se riesaminata nel contraddittorio tra le parti. Inoltre, il firmatario dei progetti risponde verso il committente anche per il lavoro dei collaboratori. La rinuncia alla causa contro un condebitore fallito non libera gli altri responsabili, i quali devono risarcire l'intero valore del danno causato.
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Varianti nel contratto di appalto: pagamenti e vizi d’opera
Una committente ha impugnato la decisione che la condannava a pagare lavori extra eseguiti da un'impresa edile. La controversia riguardava le varianti nel contratto di appalto, che l'impresa sosteneva essere state richieste dalla cliente. La Corte d'Appello aveva riconosciuto il credito dell'appaltatore basandosi su un accertamento tecnico preventivo e su prove presuntive. Tuttavia, la Cassazione ha rilevato un vizio fondamentale: i giudici di secondo grado non si sono pronunciati sulla domanda della committente relativa al risarcimento per i vizi delle opere. La Suprema Corte ha quindi stabilito che, nonostante il diritto al compenso per le varianti, il giudice deve sempre rispondere alla richiesta di danni per difetti costruttivi, cassando la sentenza con rinvio per un nuovo esame della domanda risarcitoria.
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Omessa pronuncia: se il giudice non decide sulla domanda
In un caso di forniture energetiche, una società ha denunciato l'omessa pronuncia della Corte d'Appello che, pur rigettando le pretese della controparte, ha tralasciato di ordinare il pagamento del credito dovuto. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la motivazione favorevole non supplisce alla mancanza di un comando nel dispositivo, rendendo necessaria la cassazione con rinvio.
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Presunzione di gratuità: quando il silenzio non basta
Un'impresa edile esegue lavori nel 1998 ma chiede il pagamento solo nel 2008. La Corte d'Appello, a causa del lungo ritardo, presume la gratuità della prestazione. La Corte di Cassazione annulla tale decisione, stabilendo che la presunzione di gratuità non può derivare dal solo silenzio del creditore. L'onere di provare che la prestazione fosse gratuita spetta al committente, non all'impresa. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Garanzia vizi appalto: i termini per agire in giudizio
La Corte di Cassazione interviene sulla garanzia vizi appalto, annullando una sentenza d'appello. La Corte chiarisce che il riconoscimento dei difetti da parte dell'appaltatore fa venir meno solo l'onere di denuncia, ma non interrompe il termine annuale di prescrizione per l'azione legale, che inizia a decorrere da tale riconoscimento. Il caso riguardava gravi difetti apparsi nella pavimentazione esterna di due villette.
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Accertamento tecnico preventivo: prova per tutti?
La Corte di Cassazione chiarisce che la perizia di un accertamento tecnico preventivo (ATP), anche se svolto in assenza di alcune parti, può essere utilizzata come prova nel successivo giudizio contro tutti i soggetti coinvolti, inclusa l'intera catena produttiva. La vicenda riguarda un motociclo difettoso: il venditore, condannato a risarcire il cliente, aveva agito in regresso contro il produttore. La Corte ha stabilito che l'ATP, una volta acquisito agli atti, diventa un elemento di prova liberamente valutabile dal giudice nei confronti di tutti, garantendo il contraddittorio nel corso della causa di merito.
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Compenso CTU: quando l’aumento è legittimo
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per la liquidazione del compenso CTU. Con l'ordinanza n. 689/2026, ha stabilito che la valutazione sulla complessità dell'incarico e sull'aumento dell'onorario rientra nella discrezionalità del giudice di merito, se adeguatamente motivata. Inoltre, la riduzione del compenso per un lieve ritardo nella consegna della perizia non è automatica, ma richiede una valutazione sulla negligenza del consulente. Anche le spese non documentabili, come quelle di cancelleria, possono essere rimborsate se giustificate dalle attività svolte.
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